Non solo croci. Pietà per quelle vette!

Prendendo spunto dalla nuova e contestata croce religiosa sul Castel Regina, la vetta di 1424 metri tra San Pellegrino e la Val Brembilla nella Bergamasca dichiarata area archeologica, divampa sui blog il dibattito sulle tante opere imposte alle vette, opere sovradimensionate e ingiustificabili che incidono in modo negativo sulla percezione del paesaggio montano nazionale. Come impedirne di nuove e, possibilmente, rimuovere alcune di quelle esistenti? Lo aveva chiesto nel 2013 con il documento che qui pubblichiamo Mountain Wilderness Italia auspicando che le varie associazioni alle quali fanno riferimento i frequentatori delle nostre montagne, Cai compreso, elaborino quanto prima, “di comune accordo e senza ambiguità”, un vincolante codice di comportamento per quel che riguarda il problema che ha spinto a elaborare il documento. Mountcity ripropone a distanza di quattro anni il documento di MW rimasto purtroppo e fin troppo prevedibilmente lettera morta benché vi avessero aderito WWF Italia, Pro Natura, Amici della Terra, Comitato per la Bellezza, Italia Nostra, Altura, Comitato Nazionale per il Paesaggio.

Una struttura del Messner Museo sul Monte Rite. Nella foto sopra il titolo, la scultura lignea di un dinosauro sulla cima del Pelmo, nelle Dolomiti.

La montagna come palcoscenico

Da alcuni decenni, ed in questi ultimi anni con sempre maggiore frequenza, il tradizionale uso di segnalare con una modesta croce il culmine delle montagne ha assunto un carattere sempre più vistoso e autoreferenziale, allontanandosi dal significato originario al punto da destare ragionevoli perplessità. Su creste, pendici e vette sorgono ovunque ingombranti strutture di diverso tipo, da quelle tecnologiche a quelle più dichiaratamente simboliche, portatrici di messaggi storici, religiosi, artistici o fantastici. La montagna viene usata come palcoscenico di ambizioni personali o di gruppo, per imporre aggressivamente convinzioni religiose, marcare il territorio con un proprio segno inconfondibile, o per costruire business. Qui non stiamo parlando di strutture tecnologiche, siano queste rivolte all’ospitalità e al turismo, o alla produzione di energia, o alle trasmissioni via etere, per le quali sarebbe necessario un discorso diverso e più complesso. Ci limitiamo a chiedere l’attenzione delle amministrazioni e degli enti pubblici, così come delle associazioni alpinistiche, escursionistiche, ambientaliste sull’opportunità di giungere a regolare, nel rispetto dei luoghi e delle diverse sensibilità dei loro frequentatori, la installazione di croci gigantesche (anche illuminate di notte), di crocifissi, di statue di madonne e di santi, di altarini in ricordo di defunti, ovvero di opere artistiche di carattere profano.

Ormai non si occupano solo le vette più significative. Questa discutibile abitudine sta tracimando su ogni cima, purché visibile dal fondovalle, e sta insidiando l’integrità naturale di crinali magari poco battuti ma reputati favorevoli alla promozione turistica del luogo. E’ sufficiente che singole associazioni o perfino singoli personaggi chiedano l’autorizzazione e ogni cosa viene concessa, spesso a prescindere dai valori qualitativi dell’opera, dall’impatto paesaggistico e ambientale, dai negativi risvolti psicologici, etici e culturali che il progetto porterà come conseguenza, una volta realizzato. Ciò purtroppo avviene anche all’interno di aree particolarmente delicate e tutelate da disposizioni nazionali e internazionali, come parchi naturali e riserve, siti SIC e ZPS. Basti pensare al dinosauro – di tre metri per sei – spuntato sulla cresta del Pelmo, montagna dolomitica inserita nei Monumenti del Mondo dell’UNESCO. Ai frequentatori viene di fatto negata la possibilità di attribuire liberamente alle loro esperienze in natura i valori interiori che sentono più affini, sopraffatti come sono dalla aggressività monocorde di tali installazioni, le quali, a nostro avviso, privatizzano e ipotecano indebitamente il “senso” di un bene comune. Siamo convinti che le montagne non abbiano bisogno di crocifissi e madonne per invitarci a pregare. Si può trovare la propria silenziosa preghiera anche appoggiandosi a un sasso, o indugiando a ammirare la torsione di un larice, o i riflessi del tramonto sui rami di un pino mugo, o riflettendo sulle sofferenze della prima guerra mondiale, o ricordando il sorriso di amici scomparsi con cui un tempo si erano frequentati quegli stessi luoghi, o semplicemente concentrandosi sul ritmo del proprio respiro.

Fede religiosa tra i pascoli del Tirolo.

Il rapporto spirituale degli esseri umani con gli spazi incontaminati della montagna non viene mai arricchito da strutture artificiali che tendono ad orientarne in una direzione o in un’altra il significato. Per queste ragioni Mountain Wilderness Italia ha proposto al Club Alpino Italiano e alle altre associazioni che per diversi motivi sono interessate all’integrità delle montagne, di discutere e sottoscrivere un documento nel quale si chiede alle amministrazioni pubbliche, a partire dal profilo governativo nazionale per raggiungere le Regioni ed i Comuni, alle singole associazioni, di riportare sulle montagne la sobrietà di un tempo, evitando che questi ultimi regni della libertà continuino ad essere colonizzati e manipolati da chi pretende, attraverso tali mezzi invadenti, di imporre a tutti le proprie opinioni, anche estetiche. Mountain Wilderness Italia ritiene che sia necessario tutelare in modo deciso, attraverso uno specifico e preciso vincolo, tutte le aree protette, nazionali e regionali, le aree SIC e ZPS, i biotopi, le zone monumentali che sono state teatro di guerra, le infrastrutturazioni storiche quali mulattiere per transumanze e trincee. Ritiene che sia necessario, anche in aree non tutelate, suggerire ed eventualmente imporre alle associazioni e alle organizzazioni di promozione turistica la massima sobrietà nella apposizione di simboli religiosi e artistici in montagna e sulle aree pascolive e che tali strutture vengano sottoposte a una precisa regolamentazione e normativa urbanistica. Ritiene infine inderogabile chiedere la rimozione di tante opere imposte alle vette, opere sovradimensionate e ingiustificabili che incidono in modo negativo sulla percezione del paesaggio montano nazionale. E’ di grande rilievo segnalare che la stessa posizione è stata assunta pubblicamente dalla Commissione Pastorale del Vescovado di Trento.

Carlo Alberto Pinelli

Luigi Casanova

One thought on “Non solo croci. Pietà per quelle vette!

  • 19/04/2017 at 09:50
    Permalink

    DA http://www.messner-mountain-museum.it/it/ … I sei musei del circuito Messner Mountain Museum sono luoghi in cui incontrare la montagna, la gente di montagna e anche noi stessi. Però non si preoccupa come questi musei hanno “aggredito” l’ambiente. Forse perché a lui tutto è tollerato?

    Reply

Commenta la notizia.