Filosofia spicciola e un pizzico di veleno. Il cocktail vincente di Mauro Corona

Particolare della locandina di “Tempo di libri”. Sopra il titolo un recente primo piano di Mauro Corona (ph. Serafin/MountCity)

Mauro Corona non è solo la macchietta del montanaro di scarpa grossa e cervello fino dell’imitazione che ne fa Crozza in Tv. Chi si scompiscia dal ridere davanti al teleschermo e crede di saperne abbastanza di lui dovrebbe avere letto almeno uno dei suoi libri. Una buona occasione per conoscerlo da vicino è racchiusa nelle pagine di “Quasi niente” (Chiarelettere, 14 euro), il libro scritto a quattro mani con l’amico Luigi Maieron. E’ un concentrato di Corona con quel “togliere, togliere” che è diventato il tormentone di Crozza: fino ad arrivare al “quasi niente” del titolo che nasce in realtà da una battuta di Mario Rigoni Stern secondo il quale nella vita “se tuto gnent” (di fronte alla morte, c’è da supporre). Per incontrare Corona in carne, ossa e bandana ci si può invece recare alla rassegna “Tempo di libri” a Milano Rho dove sabato 22 aprile 2017 alle 16.30 (Sala Verdana, padiglione 2) il suo libro viene presentato con Fabio Genovesi, Luigi Maieron e Cinzia Poli. E non basta. Il 1° maggio il libro di Corona e Maieron è di scena al TrentoFilmfestival, nella Sala della Filarmonica, e a introdurre i due autori è il presidente della rassegna Roberto De Martin. La filosofia spicciola di Corona emerge qui in ogni pagina. L’inevitabile tiro al bersaglio riguarda i miti del successo, della vittoria a ogni costo e dell’arricchimento. Corona e Maieron divagano infatti su sconfitta, fragilità, desiderio, pace interiore, lealtà, radici, silenzio, senso del limite, amore. Ma a proposito di miti del successo, c’è anche un briciolo di perfidia quando con noncuranza Corona butta là che forse Reinhold Messner non è stato il primo uomo a scalare i quattordici ottomila della terra. “Si dice”, scrive, “che un giapponese lo abbia fatto molto prima di lui senza rivelare niente a nessuno e si racconta che abbia bruciato i diari delle scalate…”. Ed ecco la lezioncina. Corona spiega che per anni lui ha scalato con l’ambizione di primeggiare. “Sbandieravo le vittorie, mandavo ogni volta le relazioni al Cai, a giornali, riviste. Ora ho smesso, magari ne faccio anche di più difficili ma le tengo per me”. Verissimo. Corona dispone di altri due nobili strumenti, la scultura e la scrittura praticate con grandissimo talento, per mettersi in vetrina. Ma va detto che Messner a sua volta non affida la sua fama soltanto ai trionfi alpinistici: oggi appartiene di diritto al mondo della cultura grazie agli affascinanti musei di sua invenzione. Chi dei due ha fatto di più per promuovere l’immagine della montagna?

Il trio Pakai, amatissimo complesso musicale del Friuli, viene rievocato nel libro di Corona e Maieron.

Nelle pagine di “Quasi niente”, Corona indugia ancora una volta sulla sua infelice infanzia, su quel padre che lo riempiva di botte. Una circostanza che sembra avere forgiato il suo carattere aiutandolo, per reazione, a vedere “le cose belle che sono sempre in ombra”. E lui le cose belle ha imparato presto a vederle, a raccontarle e a scolpirle in meravigliose composizioni lignee. Attraverso la testimonianza di Maieron che fa da contrappunto al racconto di Corona emergono invece nel libro personaggi leggendari come il trio Pakai, noto e amatissimo complesso musicale del Friuli. E anche senza addentrarsi nelle numerose svolte del racconto si capisce subito che questo duetto funziona alla perfezione e che il libro va considerato imperdibile. Una segnalazione infine. Sempre a Trento, con Roberto De Martin, Corona presenta il 3 maggio, alle 17.30, alla sede della Sosat, un classico della letteratura di montagna, “La montagna presa in giro” di Bepi Mazzotti. Un libro oggi evidentemente più attuale che mai. (Ser)

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