Il miracolo di don Dresco, prete scalpellino

Primo maggio in pellegrinaggio sulle orme di don Lorenzo tra i boschi della Valle Antigorio (VCO).

L’Oratorio dell’Immacolata a Crego, oltre a trovarsi in uno dei punti più suggestivi della valle Antigorio (Alpi Lepontine), con vista sull’austero Cervandone che svetta al Devero e sulle propaggini della Formazza, ha una particolarità che lo rende unico nel suo genere. A costruirlo con le sue forti mani fu nell’Ottocento un sacerdote, tale don Lorenzo Dresco. Fece tutto quasi sempre da solo don Lorenzo, anche l’esile colonnato sbozzato nel marmo a colpi di scalpello. Lo fece sia perché il lavoro del magutt lo appassionava, sia perché era a corto di quattrini come tanti suoi colleghi in quell’Ossola non ancora colonizzata dai milanesi con le loro centrali elettriche. Anche per questo motivo il suo nome oggi non figura accanto a quelli di certi preti di montagna suoi contemporanei ben più benestanti e  fortunati, i Gorret, i Maquignaz, i Carrel passati alla storia per essere stati tra i primi nell’Ottocento nell’esplorazione delle vette. Grazie a don Lorenzo fu quasi un miracolo la nascita del suggestivo oratorio di Crego come raccontò all’inizio dello scorso secolo il cavalier Giovanni Leoni di Domodossola in quelle “Rime ossolane” in cui si firmò con il nomignolo di Torototela. Squattrinato com’era, don Dresco “par abelì la gesa u sfadigava lu personalment”: questo racconta Torototela nel suo dialetto molto simile al lombardo. Talvolta, oltre a faticare personalmente, il prete scalpellino andava a battere cassa, sia pure con scarsi risultati, presso le superiori autorità. E così fu fino alla sua morte, in odore di santità, in una bicocca ammuffita di Mozzio. Di quali altri miracoli potrebbe essere capace oggi questo bislacco sacerdote? Qualche malcelata speranziella ce l’hanno gli antigoriani che organizzano il 1° maggio 2017 un pellegrinaggio “sulle orme di don Dresco”. Lo fanno per onorare questo loro valoroso compaesano che già in passato ha avuto ufficiali tributi, ma anche per guardare con più fiducia all’avvenire su cui si addensa qualche ombra da quando l’energia erogata dalle centrali elettriche non garantisce più benessere e occupazione come una volta. E’ un’idea, quella della processione, maturata nella fertile mente del cavalier Graziano Biancossi, mecenate discreto di tante attività dedicate ai giovani e alla chiesa, attivissimo nella riscoperta e valorizzazione delle antiche tradizioni e delle attrattive naturali di questa ridente vallata.

Una locandina dedicata in passato alle onoranze riservate dagli ossolani a don Lorenzo Dresco. Nella foto sopra il titolo l’oratorio di Crego tirato su dal prete muratore morto alla fine dell’Ottocento in odore di santità (ph. Serafin/MountCity).

Per i pellegrini la partenza da Crego è fissata alle 6 del mattino, l’arrivo verso mezzogiorno a Smeglio, incantevole frazioncina di Viceno, il cui santuario è stato dedicato a don Dresco. Al quale il minimo che si possa chiedere di questi tempi è di mettere fine alla siccità che incombe anche su queste valli per quanto ricche di acque, mentre in giro per le montagne fa sempre più caldo, anche d’inverno, e nevica sempre meno e i prati di conseguenza si inaridiscono.

Il porticato con le colonne scolpite da don Dresco (ph. Serafin/MountCity)

Lungo il percorso del pellegrinaggio sono diverse le testimonianze della fede religiosa che nella valle Antigorio vanta solide radici. Chiese riccamente decorate, campanili che svettano, cappelle, croci e una suggestiva via crucis che da Cravegna s’inerpica tra i boschi. Superba su un promontorio roccioso che domina Baceno, aspetta i pellegrini la parrocchiale di San Gaudenzio oggi considerata la più bella chiesa delle Alpi soprattutto per merito dei suoi affreschi. Si tratta sicuramente di un gioiello incomparabile in questa Ossola che sempre più aspira legittimamente a un turismo di qualità e a cui don Dresco ha contribuito con lungimiranza a colpi di scalpello regalando ai posteri il suo rustico capolavoro di Crego. (Ser)

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