Montagna presa in giro. Mazzotti docet

Giuseppe Mazzotti detto Bepi (1907-1981)

Tappa trentina per la XXXV edizione del Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti”, che presenta alle 17.30 di mercoledì 3 maggio 2017 a Trento nella sede del Sosat (Sezione operaia della Società alpinisti tridentini) la nuova veste de “La montagna presa in giro”, il libro scritto nel 1931 dal poliedrico intellettuale trevigiano Giuseppe Mazzotti e divenuto presto una sorta di galateo dell’ambiente alpino. All’appuntamento si annuncia la presenza dello scrittore e scultore Mauro Corona, del presidente della rassegna cinematografica Roberto De Martin e di Anna Mazzotti, figlia di Giuseppe. Con questa ristampa il Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti”, concorso “per libri di montagna, alpinismo, esplorazione – viaggi, ecologia e paesaggio, artigianato di tradizione e Finestra sulle Venezie sulla civiltà veneta” dedicato alla figura e all’opera di Giuseppe Mazzotti, eclettico intellettuale trevigiano (scrittore, alpinista, gastronomo, salvatore delle ville venete, per lunghi anni consigliere del Touring Club Italiano), celebra la XXXV edizione 2017. La riedizione, a cura di Montura Editing, sponsor del Premio, contiene la prefazione di Corona.

Qui e sopra il titolo due illustrazioni del libro di Giuseppe Mazzotti “La montagna presa in giro” (1931) ripubblicato in nuova veste.

Giuseppe Mazzotti, personalità tra le più significative della cultura contemporanea veneta e di montagna in particolare, scrisse “La montagna presa in giro” nel 1931 a ventiquattro anni e il libro divenne immediatamente una sorta di galateo dell’ambiente alpino ottenendo nel giro di soli quattordici anni quattro edizioni.  Nella prima parte, denominata “Il galateo dell’amante della montagna” e subito sposata da tutti gli appassionati, l’autore denuncia profeticamente la mercificazione dei luoghi alpini, la nascita dei mostri turistici, lo smembramento della natura per l’accoglienza delle orde vacanziere. La seconda parte, dedicata all’alpinismo acrobatico, fu meno apprezzata perché criticava apertamente le nuove tecniche di arrampicata artificiale.  Si tratta di un libro simpatico, che si legge piacevolmente, nonostante la profondità del contenuto, accompagnato dalle immagini di Sante Cancian, caricature degne dei migliori autori contemporanei.
“E devo dire”, scrive Mauro Corona nella prefazione, “che, dopo tanti anni, questo libretto diventa più attuale di allora, quando nacque. Mai, infatti, la montagna è stata presa in giro come ai giorni nostri. Ed è una presa in giro molto più cinica e sprezzante che non quella dei tempi remoti descritta da Mazzotti. Oggi la montagna è rovinata, inquinata, sbudellata, sfruttata, spremuta come un limone. E la presa in giro vergognosa e vile sta nel fatto piuttosto subdolo, che la politica strombazza avere in cura la montagna. Balle! Beati i tempi del grande Mazzotti, dove la presa in giro si limitava ai ridicoli, a volte patetici, paradossali comportamenti dei bipedi sui monti”.

Perché leggere, ancora oggi, il libro di Giuseppe Mazzotti? Corona non ha dubbi: “Leggere il libro di Bepi Mazzotti onde evitare quelle situazioni che lui prende in giro. Al puro scopo di non diventare ridicoli. Perché, in queste pagine, non è la montagna ad essere presa in giro bensì coloro che la frequentano”.

Villeggianti in gita

Il villeggiante stagna nel fondo delle valli come l’acqua di una palude. La più breve salita gli fa venire il cardiopalma.

Si lagna che il bosco — Eden d’ogni delizia e meta d’ogni escursione — non è mai abbastanza vicino.

In certi paesi, per arrivare al bosco, bisogna attraversare il torrente; in altri la strada.

Ce ne sono perfino di quelli, impossibili, dove per trovare il bosco bisogna rassegnarsi a discendere le scale.

Della montagna ha un concetto limitato in alto dalle cime che vede dalla finestra,

e in basso dalla strada principale del paese. Il resto non lo riguarda: tutti sanno benissimo

che lui è venuto in montagna per riposare! Nessuna cosa potrà smuoverlo dalla sedia a sdraio: nemmeno

la considerazione che qualche sgambata di dieci o quindici ore gli

farebbe buttar via un poco dell’adipe che lo gonfia.

Bisogna dire però che una volta al mese (una maggiore frequenza preoccuperebbe

come una irregolarità di ordine fisiologico) i villeggianti più giovani e vispi della colonia hanno l’audacia

d’arrivare a un rifugio.

Giungono in comitive schiamazzanti, esilarati dalla leggerezza dell’aria e dalla fatica.

Subito si affannano a scriver cartoline e timbrar molte carte

(se non i vestiti o la faccia) col timbro del rifugio.

(da “La montagna presa in giro” di Giuseppe Mazzotti)

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