Ottant’anni in stile alpino. Auguroni Graziano!

La grinta del Grazian…

“Stile alpino”, la bella rivista dei Ragni della Grignetta diretta da Federico Magni, ha dedicato in aprile un ampio servizio a Graziano Bianchi in occasione di un importante traguardo che sta per raggiungere questo protagonista di un alpinismo ancora da considerare eroico: l’ottantesimo compleanno che Graziano festeggerà il 27 luglio. Otto sono le pagine riccamente illustrate che mettono a fuoco l’alpinismo di questo illustre veterano, guida alpina dal 1967, al quale è stata recentemente conferita a Erba la benemerenza civica. Bianchi, nato nella cittadina lombarda, si è appassionato dell’alpinismo da autodidatta sin da ragazzo, amore che ha trovato una grande spinta durante la ferma militare negli alpini. Cesare Maestri impegnato con Claudio Baldessari in una “prima” sulla Roda di Vael nelle Dolomiti lo scelse a quei tempi per fargli da recuperante. Il ragno delle Dolomiti e Baldessari scalavano e chiodavano a più non posso e Graziano li assisteva dal basso. Poi Graziano volle ripetere l’impresa, come si legge in “Stile alpino”.

L’apertura del servizio nella rivista “Stile alpino” dedicato a Graziano Bianchi che nella foto sopra il titolo posa in vetta a Punta Cian, in Valle d’Aosta (ph. Serafin/MountCity)

Bianchi ha cominciato ad arrampicare sulle falesie della Valle Bova, sopra Erba, aprendo vie impegnative come quelle sulla volta del Buco del Piombo con tre percorsi nuovi e altri sette sulla bastionata, lasciandoli tutte chiodate. Ha aperto vie sulle Alpi, sulle Ande, in Himalaya, in Africa e Groenlandia. Ha organizzato e partecipato a decine di spedizioni alpinistiche extraeuropee, portando il nome di Erba in giro per il mondo. Ha accompagnato e fatto spedizioni con alpinisti famosi come Jack Canali, Carlo Nembrini, Renato Casarotto, Battistino Bonali, Giuliano De Marchi, Massimo Colombo, Ambrogio Fogar, Agostino Da Polenza, Gnaro Mondinelli, Franco Perlotto, Fausto De Stefani e Sergio Martini. All’attività alpinistica, ha associato, alla dipendenze di alcune aziende, il lavoro di disgaggista, spesso in luoghi “impossibili” in cui i mezzi meccanici non possono arrivare. Famosa è l’”impresa” sulle pareti del grattacielo “Torre Velasca” a Milano, la cui perfomance e le cui immagini sono finite su molti giornali e settimanali e alle quali l’editore Mursia ha recentemente dedicato il libro dal titolo “Nonno ragno” (vedere mountcity.it http://www.mountcity.it/index.php/2015/11/26/lombardi-da-guinness-in-un-libro-la-storia-di-graziano-il-nonno-ragno-della-torre-velasca/).

Con Ambrogio Fogar assistito dalla sorella Pupa dopo il gravissimo incidente (ph. Serafin/MountCity).

Legarsi alla corda di questo indomabile ottantenne quando era nel pieno delle forze è stata per molti, e nella fattispecie per chi qui scrive queste poche note, una circostanza fonte di piaceri impagabili tra i calcari delle Grigne, tra i ghiacci delle Retiche o sui sentieri dell’Himalaya, arrancando oltre i cinquemila metri del Torong Pass. Dolce e paziente, la battuta sempre pronta, Graziano sapeva anche mostrarsi inflessibile negandosi quando qualcuno gli chiedeva di accompagnarlo in scalate superiori alle proprie possibilità. Indimenticabili, vero Graziano?, i richiami alla prudenza, i consigli, e quel suo svelare piccoli trucchi per sentirsi più a posto mentre si scalava. E ancora risuona nelle orecchie quella sua voce risoluta che spioveva dall’alto lui in sosta, noi affannati più sotto, quella voce con cui spronava nei momenti in cui si sarebbe preferito starsene a prendere il sole su una bella spiaggia. Ambrogio Fogar è stato tra i suoi compagni di cordata più amati e non certo perché era a quell’epoca una celebrità. Pazzerellone com’era, Ambrogio sfidava Graziano anche in “impossibili” maratone ciclistiche concluse attorno a un tavolo riccamente imbandito. Con Graziano scalò nel 1980 in Nepal l’Hiunchiuli, una rispettabile vetta di 6441 metri. Quando Ambrogio rimase paralizzato per un incidente durante un rally e, nonostante tutto, sembrò che non volesse darsi per vinto, Graziano continuò fino all’ultimo a restargli accanto incoraggiandolo e discutendo alternativamente di alpinismo, di calcio e di belle donne, argomento che di sicuro li appassionava. E ogni tanto, quando il tono della conversazione si faceva più acceso, a Graziano scappava una parolina sdrammatizzante in dialetto brianzolo. Auguroni e continua a farci sognare, caro Graziano! (Ser)

Commenta la notizia.