Mondanità ma con giudizio. Una ricetta per i nuovi rifugisti

Guardare al futuro tenendo presente il concetto di sobrietà. Lo ha ribadito il presidente generale del Cai intervenendo all’incontro “Rifugi alpini tra tradizione e innovazione” tenutosi l’11 maggio 2017 in Valsassina. Lo ha ribadito anche il presidente della Commissione centrale rifugi affermando che “le nostre strutture alpine per innovare possono puntare sull’enogastronomia locale e sull’organizzazione di laboratori rivolti ai più giovani”, ma subito precisando che “ben vengano anche gli eventi, nei quali però deve essere attentamente dosato l’elemento mondanità, a favore di quello culturale ed educativo”. Di che mondanità si parla? Di quella dei tamarri che salgono a fare baldoria? E fino a che punto si deve spingere la nuova progettualità di cui tanto parla il Cai Milano, proprietario di diverse strutture in Lombardia? E’ stato autorevolmente assicurato che “l’obiettivo non è di creare hotel a quattro stelle in alta quota, ma di valorizzare il ruolo dei rifugi come presidio del territorio e come promotori della cultura di montagna”. Ciò che conta, si sa, è investire nel miglioramento delle strutture e dei servizi, è rendere i rifugi confortevoli per le sempre più numerose famiglie con bambini che varcano le soglie.

La premiazione in Valsassina dei tre rifugi del Cai Milano V Alpini, Brioschi e Elisabetta che nel 2016 hanno vinto il concorso “Il rifugio del cuore” indetto da Meridiani Montagne e patrocinato dal CAI. Nella foto sopra il titolo il megaschermo per intrattenere gli ospiti al rifugio V Alpini in Val Zebrù.

Così parlò e parla il Cai. Ma in valle, ai piedi delle Grigne, continua a serpeggiare un certo malcontento. Poche ore prima del convegno organizzato dalla Sezione di Milano il notiziario informatico “Valsassina News” non solo diffondeva nei social l’idea che tra i rifugisti c’è “amarezza e rabbia” per il nuovo assetto che si profila nelle Grigne, ma riportava una severa messa a fuoco del presidente di Confcommercio Lecco Antonio Peccati rivolta più che altro al Cai. “Quello che si è messo in moto (partendo dal caso specifico delle Grigne e dei suoi rifugi)”, spiega il dirigente di Confcommercio, “disegna traiettorie e modus operandi futuri che inevitabilmente ci interrogano sul nostro mondo lavorativo, su come scegliamo di viverlo e su quella che noi crediamo essere l’idea di rifugio, il suo significato profondo, che sembra ora non coincidere più con la visione che ne ha il Club Alpino Italiano. È un’occasione per noi di riflettere sul futuro della nostra figura, del suo senso, del senso che davvero si vuole dare alle parole ‘innovazione’, ‘sviluppo’, ‘imprenditorialità’ in ambito montano”.

Che cosa possa essere questa nuova imprenditorialità lo si può leggere nelle pagine del Corriere della Sera che martedì 18 aprile si compiaceva di raccontare com’è bello in montagna ballare sull’ultima neve e sciare in bikini. Faceva riferimento al successone di Snowland a Livigno e preannunciava dal 2 a 4 giugno in Valsassina il festival Nameless, uno dei più quotati per quanto riguarda la dance e l’elettronica. Subito il pensiero a questo punto corre alla cupola geodetica sistemata nell’estate 2016 sulla vetta del Grignone in corrispondenza con il rifugio Brioschi per ospitare fino a notte fonda concerti che possano attirare lassù il popolo del ballo e dello sballo. O al magaschermo del rifugio V Alpini in val Zebrù collocato all’esterno per offrire film adrenalinici agli ospiti non paghi di essere saliti per sfuggire al trambusto del traffico metropolitano.

Innovazione ad alta quota: la cupola geodetica al Brioschi per ospitare danze e concerti.

E’ indubbio che i rifugi debbano “rendere” (nessuno lo ha mai negato) e si deve rigettare ogni forma di assistenzialismo. Ma ancora una volta, come è stato spiegato a suo tempo in mountcity.it, occorre ribadire che va respinta qualunque volontà di dimenticare che il bene-rifugio è prima di tutto un bene morale. Contrastare chi considera le nostre montagne soltanto come un banale e pittoresco fondale, di fronte al quale è lecito compiere qualsiasi abuso, dovrebbe essere un principio basilare del Club Alpino Italiano. Perché allora preoccuparsi? E invece è meglio stare in guardia di questi tempi, se è vero che un imprenditore svedese ha scelto il monte Everest come scenario per il suo party “più alto della terra”, a 5380 metri di quota, “per far vivere la montagna in maniera diversa”. Ecco, è proprio questo termine, “diversa”, che ci rende inquieti. (Ser)

2 thoughts on “Mondanità ma con giudizio. Una ricetta per i nuovi rifugisti

  • 15/05/2017 at 12:18
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    trovo una certa nota di iprocrisia in queste parole,
    gli eventi che citate a cui ho partecipato da spettatore mi sono sembrati solo volti a diffondere cultura anche in alta quota, cosa che trovo molto interessante, sempre nel rispetto del luogo sacro quel’è il rifugio di montagna,
    le parole ballo e sballo sono decisamente incoerenti e non rispecchiano la realtà (magari avvicinabili a qui pochi festival che avvengono in valle)
    Aver ascoltato musica in quota sotto la cupola in circa 20 persone con le cuffie per non disturbare la fauna montana la trovo un’idea molto molto lontana dallo sballo…. la cultura va bene in ogni luogo, anche nei rifugi…
    pieno supporto a tutti quei rifugi che decidono di proporre attività nuove e interessanti sempre nel rispetto dell’etica del rifugio di montagna

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  • 15/05/2017 at 11:25
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    http://www.mountcity.it/index.php/2016/06/21/sul-ciglio-dellorizzonte-musica-immagini-e-poesia-al-brioschi/

    non c’è stato ne ballo ne sballo…peccato che mountcity aveva riportato l’articolo (link qui sopra)…che un quartetto d’archi, l’arpa, un silent concert con pianista professionista, Simone Pedeferri che fa un live painting, tutto GRATIS a 2410m sia “uno sballo” su quello erano tutti d’accordo…tutto terstimoniato dalle miriadi di foto e persone che hanno assistito GRATIS agli eventi…ma chi è l’autore Serafin?

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