Due cuori e una parete

Lo chiamavano “Swiss machine” ma a lui non piaceva perché si diceva “un romantico”. Di tutto si è raccontato nei social a proposito del povero Ueli Steck (un po’ meno sui giornali generalisti), l’alpinista svizzero morto precipitando in Himalaya. Filippo Facci, un giornalista che crede di saperne di alpinismo per aver partecipato a quella boiata che fu il reality “Monte Bianco”, spiega che “Ueli era un ex carpentiere e essenzialmente non gliene fregava niente che non fosse la montagna. Niente di scrivere libri, di esplorare i perché interiori dell’alpinismo, diceva solo che era drogato di montagna e che non sarebbe riuscito a spiegare un’ascesa neppure a sua moglie o a un altro alpinista”. Ma andando a rileggere il libro di Steck, uscito nel 2011 nella collana Campo/quattro di Priuli&Verlucca diretta da Alessandro Gogna e Alessandra Raggio (“Speed, 7 ore che hanno cambiato la mia vita”, 271 pagine, 18 euro) sembra che le cose non stessero come sostiene Facci. Ueli si dimostra tenero e romantico raccontando di aver voluto offrire un bel regalo alla moglie Nicole per il suo compleanno. Per farla contenta la condusse infatti con successo sulla nord dell’Eiger a lui tanto familiare. Evidentemente non aveva bisogno di spiegare niente a Nicole che di alpinismo ne sapeva quanto lui dal momento che affrontava con tanta facilità il temibile “orco” accettando di correre pericoli mortali.

Nella foto sopra il titolo Ueli Steck in azione in un’immagine tratta dal libro pubblicato nel 2011 nella collana “Campo Quattro” di Priuli&Verlucca (ph. Robert Bosch)

“In poco meno di un’ora Nicole e io”, racconta dunque Ueli nel suo libro, “traversammo fino all’attacco della via di Heckmair. Io per primo, affondando nella neve, nello zaino il fornelletto e il cibo per un bivacco e in aggiunta anche una piccola razione di riserva per un’eventuale seconda notte sulla cima. Inoltre, per Nicole avevo con me anche un sacco piuma caldo e un sottile materassino per dormire. Nicole portava il mio sacco piuma più leggero affinché il suo zaino non fosse troppo pesante e lei potesse ugualmente passare una notte rilassante in un caldo sacco piuma”. Si noti con quale tono affettuoso e rassicurante Ueli racconta questa parentesi di vita coniugale che, come tutti i coniugi sanno, impone scalate anche più impegnative della nord dell’Eiger. “Metro dopo metro”, racconta più avanti, “salimmo per i tratti di parete nella parte bassa su uno strato di neve sensazionale. Firn fino alle caviglie, compatto e portante, la roccia invece sgombra di neve con appigli e appoggi liberi, temperatura gradevole a meno due gradi: non poteva essere meglio. Vedevo la nord dell’Eiger in una luce diversa. Salimmo con continuità, tiro dopo tiro e verso sera raggiungemmo il nostro traguardo: il Bivacco della Morte”. Occorre aggiungere che laggiù nel fondovalle splendevano davanti agli occhi di Ueli e Nicole le luci di Grindelwald. Ma Ueli non invidiava la gente che se ne stava comodamente nei suoi caldi salotti, era felice di essere lassù al Bivacco della Morte con la donna della sua purtroppo breve vita. (Ser)

• In ricordo di Ueli. I famigliari di Ueli Steck invitano chiunque desideri fare un gesto in ricordo del congiunto, a provvedere con una donazione a suo nome in favore del Soccorso Alpino Svizzero. Qui sotto le coordinate per il bonifico.

UBS AG
Clearing 230
IBAN CH10 0023 0230 4656 8501 F
BIC UBSWCHZH80A
Alpine Rettung Schweiz, Rega-Center, 8058 Zürich-Flughafen
Causale: Ueli Steck

Commenta la notizia.