Gervasutti, ritratto di un “fortissimo”

Monumento di se stesso o uomo sensibile e vulnerabile a dispetto delle apparenze? Sulla figura di Giusto Gervasutti (1909-1946), detto “il fortissimo” ai tempi del fascismo, torna Enrico Camanni con un libro fresco di stampa (“Il desiderio di infinito”, Laterza, 270 pagine, 19 euro), affascinato dall’idea di misurarsi con un mito dell’alpinismo per rintracciarne gli aspetti umani. Può sorprendere che Camanni, grande firma della letteratura alpinistica, prenda le distanze da Gian Piero Motti la cui storia alpinistica è stata da lui stesso rivisitata e aggiornata nel fondamentale doppio volume dei Licheni. Checché ne dica Motti definendolo il “Michelangelo dell’alpinismo”, Gervasutti risulta infatti secondo Camanni “insolitamente incline all’ironia, al ragionamento, alla moderazione e all’amicizia”, anche se sulla sua vita privata continuano a permanere grosse lacune. O, perlomeno, questo è il ritratto che si ricava dal nuovo e come sempre appassionante libro di Camanni.

Lo stereotipo eroico, in sintonia con il clima dell’epoca fascista, emerge in effetti dalle ultime righe del libro di memorie alpinistiche di Gervasutti “Scalate nelle Alpi” (ripubblicato nella collana dei Licheni): là dove “al giovane compagno che inizia i primi duri cimenti”, Giusto ricorda il motto dell’amico caduto su una grande montagna, quel famoso “Osa, osa sempre e sarai come un dio” che talvolta suscita sorrisini di sufficienza. Queste poche righe sono di per se un sunto della filosofia niciana e superomistica che ispirava ai tempi del regime fascista la retorica della lotta con l’alpe e il culto militaresco della montagna. Si tratta di una filosofia da cui la figura di Gervasutti è permeata. Va comunque ricordato che in “Scalate nelle Alpi” anche il curatore Pietro Crivellaro cercò al pari di Camanni di cercare uno spiraglio nello stereotipo notando “riflessioni che danno al personaggio una profondità maggiore, anima malinconica in perenne ricerca di una rivalsa, di un’occasione di riscossa”. Che cosa aggiunge ora Camanni a questa figura malinconica? Oltre a indagare sulla famiglia Gervasutti originaria del Friuli, l’autore eccelle nei riferimenti a tutto il movimento alpinistico dell’epoca, dai pionieri inglesi ai sestogradisti tedeschi a quelli italiani, fra i quali l’inossidabile Riccardo Cassin, che nel ’36 soffiò al Fortissimo lo Sperone Walker alle Grandes Jorasses. Ma forse alcune delle pagine più allettanti riguardano il rapporto di Gervasutti con un altro fortissimo dell’epoca, quel Gabriele Boccalatte alla cui corda si legò alternandosi al comando. Entrambi furono vittime della loro passione e, nel caso del “fortissimo”, di un banale errore compiuto durante una scalata. Emerge infine, pregio non ultimo del libro, quello che Camanni chiama l’apostolato alpinistico di Torino di cui lui stesso fa parte come istruttore della Gervasutti, la famosa Gerva, considerata tra le maggiori fucine di alpinisti. E anche questo aspetto, a nostro modesto avviso, fa del “Desiderio di infinito” una lettura pressoché obbligatoria per ogni appassionato di montagna che si rispetti. (Ser)

2 thoughts on “Gervasutti, ritratto di un “fortissimo”

  • 25/05/2017 at 17:30
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    Comici, Cassin e Gervasutti……..poi tanti altri innovatori grandissimi nell’arrampicata e nell’alpinismo sono nati sempre all’EST dell’Italia, si dovrebbe tenere ben in mente e meditarci!

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  • 25/05/2017 at 13:06
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    Ho letto con piacere tutti i libri di Camanni, scrittore che apprezzo senza riserve, ed ora dopo questa recensione vado subito a comperare il volume su Gervasutti che mi farà compagnia durante l’week-end. Grazie a (Ser) di Mountcity e grazie a Camanni che centra sempre il bersaglio.

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