I paladini dell’enduro

Motore monocilidrico a quattro tempi, alimentazione a iniezione, prezzo di listino 9.620 euro. Niente di meglio di questa moto da enduro “per correre e divertirsi”, come informa la pubblicità in Google. Dove? Per boschi e per prati, in barba a leggi e regolamenti. Ha fatto il botto la lettera del sindaco di Bergamo apparsa il 24 maggio 2017 nelle pagine locali del Corriere della Sera. Riassumendo, il sindaco giudica un’”opportunità” la presenza degli enduro nella bergamasca grazie a una pista “da ampliare in collaborazione con il Cai”. Non lo avesse mai fatto. La lettera sembra scavare voragini di malumore tra gli iscritti, non tutti appassionati di enduro. Al Palamonti, sede della Sezione di Bergamo che sostiene il progetto del circuito auspicato dal primo cittadino, arrivano numerose chiamate secondo il Corriere. Che registra anche l’opinione della Sede centrale. Questo assecondare obtorto collo i motociclisti offrendo collaborazione per farli stare tutti a trastullarsi in un circuito anziché scorrazzare quaellà nei boschi verrebbe in pratica considerato dagli alti papaveri “un male minore”.

Basta in ogni modo consultare Facebook per rendersi conto di che aria tira. Scontati i “vergogna” e le tirate d’orecchie al Cai perché decida che cosa fare da grande. Quello che risulta indigesto è un certo clima di ricatto che emerge dall’iniziativa della pista da enduro curata, si può supporre, con la partecipazione dei volontari del Club alpino. A malincuore Andrea Carminati, presidente della Sottosezione di Piazza Brembana dove si trova  il circuito, interviene in Facebook con una frase rivelatrice: “Se pensate che con i divieti gli appassionati di enduro mettano la moto al chiodo siete degli illusi o non conoscete la realtà delle valli e la gente che ci vive”. Ma dove siamo, nel Far West? Evidentemente l’avere speso quasi diecimila euro per il loro gioiello autorizza i centauri ad andare dovunque gli salti in mente. Ragioni per protestare? Ce ne sarebbero parecchie, ma il Cai preferisce andare incontro alle esigenze dei centauri che di sicuro la tessera del club di Quintino Sella l’hanno in tasca con tutti i bollini in regola. Ma sono certi che questa sia la migliore strategia? “In alcune regioni dell’arco alpino la quiete è un valore intrinseco della montagna e dei suoi appassionati”, interviene sul Corriere del 25 maggio lo scrittore Davide Sapienza. “In Lombardia invece, circa centomila escursionisti abituali si ritrovano moto enduro e trail sui sentieri vietati, senza targa, senza rispetto per le leggi vigenti”. Nella sua pagina Facebook Emilio Previtali, un rispettato opinion leader dell’alpinismo bergamasco, rileva infine che il vero problema della Bergamasca sono i milioni di metri cubi di seconde case costruite in Val Seriana con corredo di ecomostri. Bontà sua, invita perciò chi se la prende tanto con gli enduro a occuparsi di argomenti più seri. Cioè a farsi gli affari suoi. Un vero Far West. (Ser)

 

 

Qui accanto la rubrica di Davide Sapienza

sul Corriere della Sera dedicata al circuito enduro

da realizzare “in collaborazione con il Cai”,

come auspicato dal sindaco di Bergamo.

Nella foto sopra il titolo il particolare di una pubblicità.

4 thoughts on “I paladini dell’enduro

  • 26/05/2017 at 15:11
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    Alle ore 13 del 26 maggio 2017 Emilio Previtali ha indirizzato dal suo sito FB questo messaggio all’autore dell’articolo sui “paladini dell’enduro”. Lo pubblichiamo con piacere, anche per essere sicuri che il suo pensiero giunga ai nostri 25 lettori.

    Caro Roberto Serafin , Emilio Previtali in questi due giorni ha speso un sacco di tempo a dialogare, ad ascoltare, a spiegare e a rispondere alle domande che gli sono state poste, non scrive quotidianamente sui giornali ma lo ha fatto attraverso i propri canali e fin che ha tempo da perdere continuerà a farlo. Lo stesso ha fatto Andrea Carminati del CAI Alta Val Brembana dalla propria di pagina FB, con la medesima pazienza e cura e quello che è venuto fuori, a varie voci, è stato un dibattito aperto, interessante e costruttivo che ha coinvolto anche motociclisti e organizzatori di eventi motociclistici. Nessuno è venuto a dire o ha tentato di sostenere che circolare in moto sui sentieri o sui pascoli, come si vuole e quando si vuole, è un diritto, chi lo ha detto? I sentieri senza moto piacciono anche a noi, il Previtali va a correre, mica in moto. I tratti di mulattiera e di sentiero devastati sono sotto gli occhi di tutti oltre che sotto quelli di Davide S. Sapienza, che il Previtali apprezza e saluta. Il punto non è stabilire una ragione o un torto ma piuttosto definire un punto di partenza per una trattativa, una strategia più efficace rispetto a quella perseguita finora. Instaurare un dialogo costruttivo e identificare degli spazi per portare a casa dei risultati concreti, perché questo c’è scritto nello statuto del CAI: tutela dell’ambiente montano. I risultati, fino ad ora, non sono stati soddisfacenti. La sensazione del suddetto Previtali è che dire sempre e soltanto no, pretendere di risolvere il problema con i divieti e non dialogare serva più ad alimentare il proprio prestigio nella ristretta cerchia degli ecologisti da salotto che fornire un buon servizio all’ambiente montano e a chi lo abita, e a quanto pare la sua idea è anche quella di tanti altri, comprese alcune sottosezioni che le Valli bergamasche le abitano e le vivono. Quanto alla questione dei metri cubi e dell’eco-mostro pro arrampicata sportiva di Onore o la palestra che crolla a pezzi e mai utilizzata dal 1991 ad oggi, il Previtali non ha detto che quella delle moto è una questione irrilevante o secondaria. Ha detto che intanto che si conduceva (senza risultati concreti) la battaglia per levare le moto dai sentieri della Val Borlezza il CAI forse si è dimenticato del resto. Dell’eco-mostro di Onore, delle seconde case e del muro di arrampicata che è lì che crolla a pezzi e che nessuno è mai riuscito a utilizzare. La prima volta che andate a farvi una passeggiata in val seriana, potete andarli a vedere. Quanto al dibattito, lo trovate nei post sulla sua pagina. Quella di quel pirla del Previtali. Baci e abbracci.
    Emilio Previtali

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  • 26/05/2017 at 10:32
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    Giusta osservazione. Povero PAPA FRANCESCO che si sta battendo per sensibilizzare tutti i responsabili del Pianeta per non farlo morire. Ha regalato al presidente degli Stati Uniti D’America la sua enciclica sull’ambiente LAUDATO SI, scelta opportuna verso una persona che non vuole rispettarlo. Il DIO DENARO è vincente, detta le leggi, ma che LE OTTANTA ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE riconosciute dallo Stato Italiano, tranne un paio, tacciono, questo è grave. IL TAM (TUTELA AMBIENTE MONTANO) del CAI, non si pronuncia… questo è grave! l’ASSESSORE ALL’AMBIENTE DELLA REGIONE LOMBARDIA è assente… questo è grave! IL MINISTRO DELL’AMBIENTE non si scandalizza… questo è grave. IL CAI CENTRALE … (omissis…) QUESTO È GRAVE. Che su questo argomento devono interessarsi, (e meno male che lo fanno e li dobbiamo ringraziare), alcune persone con i loro giornali, riviste, blog… sul WEB, QUESTO È GRAVE. Mi viene in mente DON CHISCIOTTE, che desiderava risanare la giustizia nel mondo ma, era sempre perdente.

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  • 26/05/2017 at 09:57
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    Io sono dell’idea, forse ingenua e romantica, che quando decidiamo di diventare soci di un’associazione, qualunque essa sia, ne sposiamo i fini e gli ideali!! Non so quanti Soci del CAI si divertano a scorrazzare con le moto per i sentieri che altri Soci, magari della stessa Sezione, curano con impegno, amore e dedizione..posso solo sperare che siano uno sparuto manipolo che in ogni caso, per come la vedo io, andrebbero espulsi dal Club

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  • 26/05/2017 at 09:34
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    Concordo completamente, ma anche i ciclisti fanno quello che vogliono sulle strade, solo ogni tanto muoiono. Per non parlare dei tifosi del calcio che diventano padroni delle città per alcune ore.
    Direi: è politicamente conveniente e quindi bisogna cavalcare questa onda.
    Peccato.

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