Aree remote più vicine grazie alle tech

Le tech avvicinano le aree remote. Se ne è occupato con un ampio servizio domenica 16 aprile 2017 Il Sole 24 Ore. Partendo proprio dal condominio forestale. In questo caso la riserva bosco viene gestita in Carnia in maniera aggregata. La leva del progetto è la tecnologia laser Lidar che non solo rileva le coordinate raccolte nei boschi, ma grazie a un algoritmo trasforma i punti georeferenziati sulla mappa in piante, dando informazioni per gestire il bosco.

Cambiando scenario, molto utile si sta rivelando il car poooling. In molte aree montane il forte limite è la lontananza fisica con i centri maggiori. Nelle Valli Grana e Maira i cui centri distano fino a 40 chilometri da Cuneo, i Comuni danno una sorta di indennità reperibilità a persone che si rendono disponibili ad accompagnare concittadini con la propria auto o o con auto del Comune. I passeggeri che utilizzano questa specie di car pooling aziendale pagano un rimborso spese per il viaggio, esattamente come fanno i passeggeri che utilizzano il sito BlaBlaCar.

Grandi aspettative riguardano ovviamente l’utilizzo di droni per il soccorso e per altri servizi alla comunità. Ma le aree remote sono anche il terreno dove si sperimentano nuovi modelli pedagogici. Nell’intento di vincere l’isolamento, notevole è l’esperienza delle scuole di Sassello sostenuta dalla Regione Liguria. Nel paese ligure alcuni studenti di istituti tecnici si collegano dalla classe remota attrezzata con web cam installata su Lim e sistema di video conferenza con la classe reale di Savona che dista una trentina di chilometri. I ragazzi, aiutati da un tutor, sono sostenuti insieme con gli insegnanti dal Centro di ricerca per l’Educazione ai Media, all’Informazione e alla Tecnologia dell’Università Cattolica di Milano.

Nella foto sopra il titolo il DJI Phantom 3, un drone testato dalla NASA.

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