Cultural bivuac? Purchè sia casmofitico

L’annuncio del bivacco “casmofitico” in punta al Grignone, definito anche “cultural bivuac”, suscita qualche perplessità. Basta scorrere Facebook. I creativi del marketing sono scesi in campo venerdì 26 maggio 2017 precisando i particolari del progetto denominato “a2410” in una conferenza stampa a Milano ospitata in un emporio di articoli sportivi. A quanto si è appreso, il progetto è destinato a svilupparsi grazie a “uno spazio mobile e temporaneo pensato per esistere nelle condizioni ambientali più estreme. Uno spazio di cultura ‘casmofitico’, concepito per produrre un’esperienza immersa e compatibile con l’ecologia montana”.

Una locandina del progetto “a2410”. Sopra una suggestiva presentazione (Milkit Film).

Casmofitica o no (chi ancora non conosce il significato di tale diffusissimo termine?), questa struttura si somma alle altre poste, con il beneplacito del Cai, sul ristretto cocuzzolo del Grignone: un rifugio con 42 posti letto (il Brioschi), una croce di ferro, un tempietto voluto dalle autorità ecclesiastiche, una piazzuola per l’atterraggio degli elicotteri. Troppa grazia per una cima grande poco più o poco meno di un campo di calcio? Nel 2015 questo storico rifugio del Cai esposto alle tempeste e assetato di acqua (sempre più restia a cadere da cielo) festeggiò i 120 anni, presenti gli alti papaveri del Club alpino. E’ in questa circostanza che a a qualcuno è venuta l’idea di piazzargli accanto per l’occasione una tensostruttura definita “stardom” dove ascoltare musica nottetempo. Il programma? Alle 17 aperitivo, poi cena e infine, dalle 21 dj set “electro elettroswing techno/minimal dnb” come precisava la locandina in cui campeggiava in maiuscolo la parola “tripudio” seguita da un punto esclamativo. Il progetto ha subito un’evoluzione sotto la probabile spinta del Cai che, in un recente convegno in Valsassina su “Rifugi alpini fra tradizione e innovazione”, ha raccomandato ai fautori della nuova imprenditoria d’alta quota di “guardare al futuro tenendo presente il concetto di sobrietà”. Lo “stardom” con il suo eccitante elettroswing era in linea con questo concetto? O non era il caso di ripensarlo?

In che modo sul popolare Grignone si intenda ora promuovere la cultura è possibile desumerlo da un spot che circola in Youtube. Le didascalie in inglese, lingua prediletta come si sa di Quintino Sella, precisano che questo “cultural camp” risulta “resistant to the most extreme condition” e si presta perciò alla “contemporary art” con “video installation” e “live painting”. L’aspetto più originale della struttura risiederebbe però nelle “musical performances” con “dj set” e “live shows” in cui viene garantito “minimal impact” grazie a una particolare “sustainability” & suite – specificity”. Traduzione. Musica sì, ma da ascoltare tutti insieme in cuffia. E ciò grazie a un accordo tra il rifugio e una ditta produttrice di zainetti da scuola. Un sistema architettato, insomma, per attrarre i teenager che di norma preferiscono rimanere sul divano sdraiati a chattare e ad ascoltare le loro playlist. Guerra dunque agli “sdraiati”, termine usato da Michele Serra in un suo best seller sull’età evolutiva, e chissà che gli strateghi del Grignone questa volta non ci azzecchino.

Il rifugio Brioschi con la nuova struttura per le attività culturali.

Il Cai è al corrente di queste strategie hi tech? Qualcuno ha qualcosa da obiettare? “Ho fatto del silenzio e del distacco un mio obiettivo”, ha commentato a caldo il valtellinese Giuseppe Popi Miotti, scrittore e alpinista che con i rifugi ha una particolare dimestichezza, “ma a volte mi risulta impossibile mantenere i propositi di fronte a certe cose. Non commento se non per ricordare Fantozzi quando espresse una sincera critica al film La corazzata Potemkin”. Pazzesca c…a parte, il cultural bivuac viene in questo giorni centrato sul web anche dagli strali di un ironico blogger, Nando Zanchetta. E se l’iniziativa fosse davvero destinata, come Zanchetta finge di subodorare, a tutti coloro che, non avendo l’impianto stereo a casa, avendo la radio rotta sia a casa che in macchina, non possedendo un televisore, non disponendo di un computer per accedere a youtube, avendo finito i GB di traffico incluso nell’abbonamento mensile del telefonino, avendo finito la batteria del player mp3 con le cuffiette, non frequentando H&M o Zara nei centri commerciali, non prendendo ascensori d’albergo e non potendosi permettere un biglietto per un concerto, possono finalmente andare sulla cima della Grigna per avere il privilegio di ascoltare un po’di musica?

Una domanda infine s’impone. E’ solo frutto di sterile malignità sorridere dello stardom, scusate, del cultural bivuac e dell’annessa cultura casmofitica? E trattasi di cultura o di culturame, come si espresse spregiativamente Mario Scelba a un convegno della vecchia DC? In realtà cotanto sfoggio di erudizione per adescare nuovi frequentatori delle altezze fa venire in mente una famosa frase di Totò, omettendo la pernacchia: “Ma mi faccia il piacere, mi faccia!”. Non è che si stia un tantino esagerando?  (Ser)

12 thoughts on “Cultural bivuac? Purchè sia casmofitico

  • 20/06/2017 at 07:43
    Permalink

    Nuovamente con grande dispiacere tocca leggere un ennesimo articolo totalmente vuoto di sostanza, fatto di affermazioni sterili, insulti gratuiti, senza un minimo di obiettività rispetto a quanto sostiene. Frutto, tutto ciò, di una evidente sobillazione che nasconde questioni e obiettivi personali da perseguire e colpire – magari anche giustamente, ma sarebbe un po’ come spianare le vette dei monti per evitare che ci si piazzino sopra croci o altre amenità simili. Peccato, perché un blog così bello come questo dovrebbe quanto meno restare obiettivo, appunto, di fronte a tali iniziative che certamente potrebbero pure essere opinabili, ci mancherebbe, tuttavia con cognizione di causa e motivazioni plausibili, non certo perché non si capisca cosa voglia dire il vocabolo “casmofitico”. Ma, appunto, come dice qualcuno, l’importante è che se ne parli, e alla fine articoli del genere, piuttosto di mettere in cattiva luce il loro bersaglio, ne acuiscono la buona considerazione e la notorietà.
    E tutto per una tenda che starà lassù una sola settimana senza nemmeno intaccare la superficie naturale del Grignone, manco fosse un grattacielo di 50 piani costruito in vetta al Bernina…
    In ogni caso, viva la libertà d’opinione e viva MountCity!

    Reply
  • 18/06/2017 at 11:37
    Permalink

    “il termine CASMOFITA individua una determinata tipologia di vegetazione che vive nelle fenditure delle rocce o nelle fessure dei muri “.
    Qualcuno mi spieghi ma la tenda è una sorta di serra per la coltura di questa tipologia di vegetazione?

    Reply
  • 17/06/2017 at 11:13
    Permalink

    L’idea del “bivacco culturale” non è male. In sostanza è un segmento distaccato del Rifugio “presidio culturale”.
    Inoltre quale mezzo “mobile” offre l’opportunità di essere itinerante.
    A prescindere dalle definizioni, dalle terminologie usate e dai contenuti che si vogliono veicolare in questo specifico evento sulla Grigna; il mezzo ovvero la struttura, potrebbe rivelarsi uno strumento “molto efficace” per la divulgazione della “cultura” della montagna ospitando convegni di esperti riguardo le problematiche ambientali, climatiche, mediche, ecc. e trasmetterli con le nuove tecnologie che potranno raggiungere e sensibilizzare un vasto pubblico.
    Un mezzo utile a seguire le varie manifestazioni in difesa dell’integrità e della salvaguardia dell’ambiente e rivelarsi un punto di riferimento, d’incontro e di aggregazione per farsi ascoltare e veicolare la voce sul web.
    Il mezzo e la sua definizione è indubbiamente innovativo. Il fine da perseguire – per renderlo unico e virtuoso nel suo genere- è un’autentica Kultur.

    Reply
  • 16/06/2017 at 17:40
    Permalink

    Chiedo anche a te, caro Serafin, di aiutare la LINGUA ITALIANA. puoi SOSTITUIRE thoughts, con COMMENTI? Anch’ io spero che questo articolo sia UNA BOLLA DI SAPONE, che sparisce nel cosmo! Ma se la notizia è vera? I ragazzi che gestiscono il rifugio Brioschi, hanno conoscenza della montagna e dell’ambiente? il termine CASMOFITA individua una determinata tipologia di vegetazione che vive nelle fenditure delle rocce o nelle fessure dei muri. Non ne ero a conoscenza… Mi incuriosisce capire quante persone hanno compreso tutte le frasi ESTEROFILE. Esempio… stardom = DIVISMO. Anche questa poca educazione denota il DECADIMENTO DELLA CULTURA DEL NOSTRO PAESE. Meno male che, come commenta MARCO PIRO… Questo progetto si esaurirà in pochi giorni e la famosa cupola che verrà montata il 17 luglio SARA’ smontata il 23 luglio , MA NON SI PRENDE RESPONSABILITA’…(così dice il programma).

    Reply
  • 16/06/2017 at 14:15
    Permalink

    Inizio a pensare che avesse ragione quel fenomeno di Facci a dire che il Grignone gli sta sulle palle…

    Reply
  • 16/06/2017 at 14:11
    Permalink

    Da Lecchese mi dico raggiante d questi milanesi che vengono a civilizzarci, con queste “sobrie” iniziative, con la lingua inglese che fa molto “fashion”, era da anni che aspettavo di ascoltare musica sotto un tendone in vetta, ma come mai noi non ci abbiamo mai pensato prima, siamo proprio arretrati noi! Mi mancava proprio! E meno male che questa sobrietà tra non molto arriverà anche al Rosalba, al bando le zuppette e i brasati del buon Cariboni, evviva la nouvelle cousine anche nei rifugi! Ma va a da via i ciap va….

    Reply
  • 16/06/2017 at 12:22
    Permalink

    Bellissime queste iniziative.Di certo chi ha scritto l’articolo probabilmente è un nostalgico e si é nutrito di “culturame” per una vita – tradotto, ignoranza allo stato brado! – che ora sfoggia grazie alle potenzialità del web. Come disse qualcuno, basta che se parli!

    Reply
  • 15/06/2017 at 20:08
    Permalink

    L’argomento è indubbiamente appassionante. L’autore dell’articolo spera con tutto il cuore di avere preso un granchio.

    Reply
  • 15/06/2017 at 16:02
    Permalink

    E’ già il terzo, se non sbaglio, artiucolo che Lei, caro Direttore, dedica a questo progetto culturale. Sinceramente non si capisce molto bene con chi se la stia prendendo: se con i ragazzi che gestiscono il rifugio Brioschi, oppure con il CAI centrale o con qualcuno della sezione di Milano del CAI. Non si capisce nemmeno quale sia l’oggetto della critica che sta facendo al progetto. Insomma caro Serafin, sarà per l’età, oppure per le sue beghe personali, ma mi piaceva di più quando la sua penna si dimostrava decisamente più lucida ed obiettiva.
    Detto questo, ripeto, non si capisce nulla di quanto scrive. Le critiche si sa, se sono costruttive servono a qualcosa, ma in questo caso, mi permetta di dirle, non servono a un tubo di niente. Innanzitutto non è dimostrato che queste iniziative siano anti-bidecalogo o anti etica del CAI. Credo che gli organizzatori abbiano dimostrato di aver compreso il bidecalogo e l’etica CAI, proponendo eventi rispettosi del rifugio e della montagna. E questo lo sa benissimo anche lei e lo hanno potuto vedere tutti con gli eventi dell’anno scorso (io stesso ho partecipato ad un bellisimo concerto con un quartetto d’arhi).
    Quindi non c’è ragione alcuna di fare tutti questi giri di parole con tutti questi articoli che Lei si impegna a scrivere per condannare e criticare qualcosa che, mi dispicae dirlo, Lei non ha compreso. L’unica ragione di questo accanimento è, a parer mio, un SUO SQUALLIDO CAPRICCIO!
    Questo progetto si esaurirà in pochi giorni e la famosa cupola che Lei tanto teme verrà montata il 17 luglio e smontata il 23 luglio (così dice il programma).
    Dovrebbe spiegare ai suoi lettori perchè non cita “i suoni delle dolomiti” piuttosto che i concerti itineranti nei rifugi delle orobie – tanto per fare degli esempi.
    Le consiglio, da amico, di criticare gli eventi dopo che siano accaduti e non prima, e scoprirà, carissimo Serafin, di aver preso un granchio per non dire di peggio, cioè che sta facendo una gran figuraccia di fronte ai suoi lettori più attenti.

    Saluti
    Marco Piro

    Reply
  • 14/06/2017 at 17:09
    Permalink

    Mah!
    Pace e bene ai puristi della montagna e della lingua italiana ed inglese, i quali ultimi non accettano “i più estremi” i “most extreme” ed il “bivuac”. Puristi per i quali nutro simpatia. Però se i fruitori della tenda – cupola salissero con le loro gambe al Grignone, chissà mai che non gli nasca un po’ di passione per la montagna? Se poi si smonta tutto e si lascia solo quello che c’è già, si potrebbe anche provare a vedere l’effetto che fa.

    Reply
  • 14/06/2017 at 10:27
    Permalink

    Caro Direttore
    non mi preoccuperei più di tanto, tra qualche annetto vedremo gli stardom all’interno di giganteschi skidom, in serate interamente virtuali in cui verranno realizzate simulazioni realistiche per quote, pressioni parziali d’ ossigeno a scelta, mal di montagna e acido lattico progressivi dal Grignone all’Everest, a tariffe eque, ed emozioni garantite, con cuffiette incluse. Così la montagna fisica potrà finalmente essere lasciata in pace a qualche sparuto nostalgico e rifugi-museo per storici e ricercatori…
    Vincenzo Acri

    Reply

Commenta la notizia.