La telemedicina sale in quota

Un’occasione per meglio conoscere gli aspetti legati alla salute, sicurezza ed accoglienza nelle terre alte è utilmente stato il 9 e 10 giugno 2017 a Cogne il convegno “La médecine de montagne”. L’evento è stato organizzato dall’Assessorato Sanità, Salute e Politiche Sociali della Regione Autonoma della Valle d’Aosta, con il contributo della Presidenza del Consiglio Regionale, dell’Assessorato al Turismo, Sport, Commercio e Trasporti, dell’Assessorato Istruzione e Cultura e con la collaborazione di altri enti pubblici, privati ed associazioni locali, compresi il comune di Cogne, l’Azienda ASL della Valle di Aosta, la Fondation Grand Paradis, la Fondazione Montagna Sicura, il Consorzio Interuniversitario Nazionale per la Fisica delle Atmosfere (CINAFAI), l’Associazione Valdostana degli Albergatori (Adava) e Snowcare. Il convegno ha voluto riaffermare la garanzia della salute e della sicurezza nei luoghi alpini per tutti coloro che vivono, abitano e frequentano la montagna, superando così la visione della sanità di montagna intesa come fonte di maggior spesa per considerarla, invece, un investimento in termini di salute, benessere, e miglioramento della qualità della vita, oltre che occasione di sviluppo economico e sociale. Dopo il saluto del sindaco di Cogne e delle autorità, il convegno ha voluto lanciare un forte messaggio in grado di unire tradizione ed innovamento, come affermato dall’assessore alla Sanità Bertschy.

Joseph César Perrin, Andrea Damarco e Alexis Bétemps hanno ricordato la figura di César Emmanuel Grappein (1772-1855), medico condotto di Cogne. Un’attenta lettura magistrale ha, infatti, ricordato la vita e l’operato di questa figura mitica della vallta, forse il più celebre cognein di tutti i tempi. Intraprese gli studi di teologia presso il Seminario di Aosta, che, poi, abbandonò. Iniziò la carriera militare, ma pure interruppe gli studi. Fu pregno delle idee legate alla Rivoluzione Francese Dotato di un notevole entusiasmo, e di una certa autorità. Grappein, che fece i suoi studi medici presso la facoltà di medicina dell’università di Torino, al contrario dei suoi colleghi preferì rimanere in un piccolo villaggio della Valle d’Aosta. Esercitando la sua professione non amava farsi pagare. Fu un vero medico di montagna, molto pratico e dotato di grande esperienza, maturata in tanti anni di lavoro. Oltre a fare il medico, diresse le miniere di Cogne, cercando di favorire gli abitanti del luogo, dando loro lavoro e promuovendo la piccola economia locale e cercando di favorire i più poveri, nell’ interesse del bene collettivo. Cercò in ogni modo di dare un volto nuovo a Cogne. Fu un attento amministratore.

Fu così che Grappein si occupò dello sfruttamento comunitario dei giacimenti presenti sul territorio di Cogne, utilizzando la manodopera locale e ripartendo gli utili in modo egalitario a tutta la popolazione, attirandosi le ire della allora classe borghese e industriale, dalle quali seppe difendersi con scritti polemici. Promosse l’istruzione di massa per combattere miseria e illegalità. L’istruzione veniva da Grappein concepita come pubblica e libera, esercitata in classi poco numerose per meglio istruire i fanciulli ed aiutare anche i maestri nel loro delicato lavoro. Fu per anni sindaco di Cogne, favorendo cariche pubbliche di corta durata. Si batté contro la piaga dilagante dell’alcoolismo. Realizzò anche cinque canali irrigui per sostenere l’agricoltura.

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Guido Giardini presidente della Società Italiana di Medicina di Montagna, ha parlato nel corso della sua relazione dal titolo “Medicina di montagna oggi: tra ricerca e sanità pubblica” dell’ambulatorio da lui diretto presso l’Ospedale Regionale di Aosta. La medicina di montagna nasce per fare ricerca, prevenzione, soccorso, ha affermato Giardini. E’ necessario fare rete con altre regioni e con altri centri nel mondo. Le montagne sono luoghi impervi, ma anche luoghi divini, di benessere. Il 98.9% del territorio della Valle d’Aosta è montuoso. L’8.3% è situato in alta montagna, mentre il 50.7% è in media montagna. Gli abitanti della regione sono 127.025. L’idea di costituire un centro di medicina di montagna era nato da un’ idea illuminata di Carlo Vettorato, per costituire un centro di riabilitazione, prevenzione, ricerca clinica e per fare formazione. Ora il centro è in grado di fornire molti servizi ai frequentatori e ai professionisti della montagna, nonché per il lavoro alle alte quote. Con cinque punti distribuiti sul territorio regionale della Valle d’Aosta per questa estate, si vuole, nell’ambito del “progetto Resamont”, che coinvolge anche Svizzera e Francia, collegare la periferia della Valle d’Aosta all’ospedale regionale. Si dovrebbero creare ambulatori virtuali, permettendo consulti a distanza con medici ad Aosta, esperti in medicina di montagna. Punti di telemedicina sono previsti pure nei rifugi Mantova, Torino, e Arbolle e nella casermetta del Col de la Seigne in Val Veny. Occorre che vengano messe a punto delle leggi idonee in grado di tutelare e favorire la pratica della telemedicina in Italia. Al momento mancano i decreti in grado di attivarla. Serve attuare una politica di coesione tra le varie aree montane in Europa.

E’ seguito il dibattito “Opinioni a confronto” con Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana ed Enrico Martinet, giornalista. Tema del dibattito l’investire in salute e in sicurezza in montagna. Mercalli ha sottolineato gli importanti cambiamenti climatici degli ultimi anni. Occorre usare la rete. Il legame con il territorio ci insegna ad osservare i cambiamenti in atto. Martinet ha affermato che la scienza viene attualmente considerata qualcosa di superfluo. Trump rifiuta l’idea che una corretta politica energetica possa risolvere una questione ambientale. Così siamo ritornati indietro di vent’anni. La politica ha cancellato l’ambiente e la rivolta verde è scomparsa dalla scena. La ricerca di energie alternative è ricchezza. La medicina di montagna si rivela una risorsa importante.

Si sta, tra l’altro, assistendo a un allontanamento della gente dalla natura. Non ne esiste più la percezione. Si parla solo di tecnologia e di telefonini. Quindi ci troviamo in una pericolosa fase di anti-cultura. E’ stata dimenticata la conoscenza del territorio. Occorre ricercare un nuovo approccio alla sostenibilità ambientale. La cultura germanica ha costruito molto in Europa per la casa sostenibile. Martinet ha fatto presente che l’agricoltura di montagna si trova in grande difficoltà. La cultura degli alpeggi dell’800 è scomparsa. Stiamo assistendo a una terribile predazione della montagna, usata per il puro divertimento da parte di chi viene dalle grandi città. Un modello che è stato esportato anche in Himalaya, purtroppo, avvelenando i campi base degli ottomila, a causa della scarsa educazione ambientale e della smodata ambizione dell’uomo. Occorre ridare fiducia alla politica ha detto Martinet.

Mercalli ha parlato dei rischi legati agli attuali cambiamenti climatici. L’antropizzazione e l’azione dell’uomo in montagna hanno creato seri problemi. Si ipotizza che tra il 2030 ed il 2050 vi saranno circa 250.000 morti all’anno a causa dei cambiamenti climatici. Tra i soggetti più colpiti i poveri, gli anziani, i bambini e le donne. Il caldo notturno causa disturbi del sonno. Occorre una collaborazione tra medici e climatologi per affrontare i problemi del cambiamento climatico. Già nel lontano 1896 si incominciava a parlare di riscaldamento globale del pianeta. Con il cambiamento climatico molti insetti vettori alloctoni si stanno diffondendo ovunque, causando molte malattie infettive.

Alessandro Meluzzi, psichiatra, psicoterapeuta e saggista, è, poi, intervenuto con la relazione “Montagna e salute”, una piacevole conversazione sui benefici della montagna. Luigi Festi, presidente della Commissione Medica del CAI e direttore del Master di Medicina di Montagna dell’Università dell’Insubria, è a sua volta intervenuto per parlare di “Banda larga e nuove tecnologie a supporto dei servizi sanitari”. La sanità ha una struttura capillare con strutture centrali e strutture periferiche. La logistica della sanità è cambiata nel corso degli ultimi anni con una nuova strategia. Il medico in periferia deve essere in grado di fare una diagnosi, organizzare il trasporto di un ammalato ed impostare un primo trattamento, un primo approccio ed una prima valutazione del paziente. Servono un supporto di tipo politico ed uno di tipo ambientale, favorendo la trasmissione dei dati provenienti dalla periferia. Ecco l’importanza di una comunicazione efficace, affidabile, veloce. Ecco l’importanza della “banda larga” (“broad band”), un importante fattore di crescita economica, con un incremento del Pil dell’1,38%. Si parla di tele-lavoro, di tele-conferenza e di tele-medicina. Ecco l’utilizzo di mezzi come lo smart-phone ecografo, della trasmissione dei tracciati Ecg da strumento remoto, degli interventi chirurgici a distanza con uso di robot, dei geolocalizzatori, della cartografia 3D, e dell’utilizzo dei droni. Il medico deve essere in grado di sfruttare nuove tecnologie e deve esservi integrato.

Il filosofo Francesco Tomatis, parlando di benessere della montagna, ha concluso i lavori della prima giornata. Il convegno è continuato presso la Sala Consigliare del Comune di Cogne per illustrare i dati emersi nel corso dei “Focus Groups Montagna e Salute” coordinati dallo psichiatra ed esperto di Montagnaterapia Paolo Di Benedetto (“Montagna e Salute”), da Sara Ratto del Centro Funzionale Regionale Protezione Civile Valle d’Aosta (“Sicurezza in Montagna”), da Simone Di Giorgi, Coordinatore Tavolo Sicurezza Montagna, Federsanità ANCI e da Annibale Salsa, antropologo (“Montagna accogliente”). E’ seguita una tavola rotonda coordinata da Luca Ubaldeschi, vicedirettore del quotidiano La Stampa, con la partecipazione di Luciano Violante, di assessori regionali alla Sanità ed amministratori locali. Il professor Gianfranco Parati, presidente della Società Italiana Ipertensione, ha relazionato dell’ambito di “Spazio Aperto”. I lavori si sono conclusi con l’approvazione della “Carta di Cogne”.

Gian Celso Agazzi

Punti di telemedicina sono previsti nei rifugi Mantova,

Torino, e Arbolle

e nella casermetta del Col de la Seigne

in Val Veny che vediamo nella foto sopra il titolo.

 

One thought on “La telemedicina sale in quota

  • 23/06/2017 at 09:51
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    “Trump rifiuta l’idea che una corretta politica energetica possa risolvere una questione ambientale. Così siamo ritornati indietro di vent’anni. La politica ha cancellato l’ambiente e la rivolta verde è scomparsa dalla scena.”
    E’ il progresso…….

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