Il Brenta vetta per vetta

Tutte le vette delle Dolomiti di Brenta sono illustrate nella nuova guida “Vie normali delle Dolomiti del Brenta” di Alberto Bernardi, Roberto Ciri, Milo Muffato (IdeaMontagna, 512 pagine, 32 euro) con relazioni dettagliate, foto, tracciati, cartine, schizzi delle vie di arrampicata, notizie storiche e culturali. Delle 170 cime illustrate, diverse sono poco conosciute e ancor meno frequentate. A queste si accompagnano altre 55 cime secondarie e minori portando a 225 il numero complessivo di vette di cui si forniscono informazioni, suddivise in schede con descrizione dettagliata dei percorsi di avvicinamento e salita per la via normale ed eventuali varianti, tempi, difficoltà, dislivelli, foto a colori con tracciato della via, schizzi di salita per le cime più alpinistiche, foto di dettaglio, cenni storici e informazioni naturalistiche. Di quest’operazione senza precedenti la regia è affidata a Roberto Ciri, scrittore e curatore del sito “Vie normali”, tra i più visitati dagli appassionati di scalate. Mountcity.it lo ha intervistato.

“Tanta varietà e complessità”, spiega Roberto Ciri, “più che problemi può creare l’imbarazzo della scelta delle cime da salire in base alle proprie capacità!”. Nella foto sopra il titolo l’autore di ritorno dalla Cima d’Ambiez (ph. R. Ciri/Vienormali)

L’intervista

Per incominciare, caro Roberto, a chi è destinata questa guida?

“A ogni appassionato di montagna che voglia scoprire le splendide vette delle Dolomiti di Brenta salendole per le vie normali, ovvero le vie di salita più facili. Invero le cime del Brenta si difendono bene dall’accesso degli escursionisti e, tranne alcuni casi di vie di salita davvero facili da fare con le mani in tasca, molte delle vie normali del Brenta richiedono esperienza e capacità di arrampicata, per lo più su difficoltà intorno al I e II grado. Ma ce ne sono diverse con passaggi di III o IV, in primis la via normale al Campanile Basso che raggiunge il IV+/V-“. Con quali criteri sono state scelte queste vie normali? “Semplice: non si tratta di una selezione delle cime più belle o interessanti, ma praticamente di tutte le cime! Le Dolomiti di Brenta sono costituite da quattro catene montuose (Meridionale, Centrale, Settentrionale e Orientale) che comprendono 14 gruppi montuosi e per ogni gruppo abbiamo salito (in 4 anni) tutte le cime principali e secondarie per un totale di 170 vette. Abbiamo tralasciato solo alcune cime con vie normali più difficoltose o friabili o raramente frequentate, come il Campanile Steck, la Punta dell’Ideale, la Cima Baratieri, la Cima Nardis e poche altre su cui però abbiamo intenzione di salire per una eventuale riedizione della guida…Intanto pensiamo a questa appena uscita!”.

In che cosa si distingue una cima escursionistica dalle altre?

“Be’, a mio avviso, una cima si può considerare escursionistica se si può arrivare in vetta tramite un sentiero facile e che non richieda mai di dover appoggiare una mano su una roccia per tenersi in equilibrio. Poi ci sono cime escursionistiche con qualche banale difficoltà di I grado e cime che anche se non oppongono difficoltà su roccia possono considerarsi alpinistiche in quanto con salite che si svolgono su ghiacciaio, anche se solo camminando. Esempi di cime escursionistiche in Brenta sono dati dalla Cima Dagnola, dalla Cima dei Lasteri, dal Monte Brugnol, dal Monte Peller e cime limitrofe, mentre tutte le cime rocciose si possono considerare di tipo alpinistico, anche se parliamo comunque di alpinismo facile (tranne alcune vie!)”.

La chiesetta del Brentei e il Canalone Neri (Ph. G. Carenzi)

Una curiosità: c’è chi le chiama vie comuni. Qual’è la differenza?

“Direi nessuna, storicamente forse era più in voga il termine ‘via comune’, ma sono ormai anni che si è diffuso anche il termine ‘via normale’”.

La complessità del Gruppo del Brenta può creare problemi?

“Si tratta di un gruppo davvero vasto e complesso che si estende con orientamento nord est-sud ovest per oltre 40 chilometri, e da est a ovest per circa 12 chilometri. I vari gruppi e sottogruppi montuosi che lo compongono sono molto differenti fra di loro: dai prati che si estendono nella porzione più estrema della Catena Meridionale e di quella Settentrionale con cime per lo più erbose, sebbene in vari casi alquanto impervie, si passa alle cime rocciose e ai campanili della Catena Centrale, con un discreto numero di vette che superano i 3000 m di quota, fra cui la Torre di Brenta (3014 m), la Cima Mandròn (3040 m), la Cima d’Ambiéz (3102 m), il Crozzòn di Brenta (3135 m), la Cima Brenta (3150 m) e la Cima Tosa (3173 m), massima elevazione del gruppo. Delle oltre 170 vette presenti nel gruppo la più famosa e celebrata è sicuramente il Campanile Basso, una slanciata e ardita guglia che tocca i 2883 metri di quota nel cuore della Catena degli Sfùlmini, uno dei settori più belli del Brenta. Tanta varietà e complessità più che problemi può creare l’imbarazzo della scelta delle cime da salire in base alle proprie capacità! Il vero problema per le cime con vie normali su roccia è che spesso presentano passaggi con detriti e rocce sporche di ghiaie e la conformazione stessa delle cime, con possenti stratificazioni che creano continui gradoni e cenge che spezzano la continuità della salita. Poi le vie di arrampicata lungo le pareti sono un altro discorso! In ogni caso una delle caratteristiche essenziali del Brenta sono proprio le cenge, a volte larghe e ghiaiose, a volte strette e rocciose, e prima o poi ci si ha a che fare…”.

La più famosa e celebrata delle cime è sicuramente il Campanile Basso che tocca i 2883 metri di quota nel cuore della Catena degli Sfùlmini…

Nella collana vengono illustrate anche le vie ferrate e attrezzate del Brenta?

“Le vie ferrate del Brenta non vengono descritte in questa guida, se non quelle che servono come accessi e avvicinamenti alle cime. Invero quando sono state costruite le vie ferrate in Brenta da parte della SAT è stata fatta la scelta di non raggiungere alcuna cima con itinerari attrezzati per lasciarle libere da cavi metallici. Questo gruppo montuoso offre una bella varietà di sentieri attrezzati, in tutto 25, fra cui la famosissima e splendida ‘Via delle Bocchette Centrali’. Percorsi che ho descritto in una guida pubblicata lo scorso anno sempre con l’editore Idea Montagna, dal titolo ‘La Via delle Bocchette e le ferrate del Brenta’”.

Le vie illustrate si prestano anche a essere percorse in discesa?

“Per le cime escursionistiche o con difficoltà fino al II grado le vie di discesa si percorrono camminando o arrampicando come in salita, mentre per quelle più alpinistiche è necessario effettuare delle calate a corda doppia”.

Salire la cima di una montagna quali sensazioni offre rispetto al “normale” escursionismo?

“Dipende dalle motivazioni che spingono le singole persone a salire le cime delle montagne o a effettuare escursioni per sentieri che non raggiungono le vette. Penso che anche solo percorrere un sentiero possa dare delle splendide sensazioni fatte di libertà, sensazione di benessere data dal movimento e dalla natura, panorami, ambienti particolari che si attraversano. A volte ho provato sensazioni più intense e gioiose nel percorrere una traccia che taglia un prato di un alpeggio incantato o un ghiaione sotto le pareti rocciose che nel raggiungere una vetta. Se poi penso alla mia motivazione a salire vette, per lo più lungo le vie normali che mi appassionano per motivi storici e di logica della salita, vale la risposta che ho dato a mio figlio di 8 anni l’anno scorso, standocene seduti da soli su una cimetta, quando mi ha chiesto ‘perché ti piace salire le montagne?’. Gli ho risposto ‘Guardati intorno, cosa c’è quassù?’ e lui ha detto ‘Niente! e io ‘Appunto!’…”.

Per meglio gustare le meraviglie del Brenta da che cima incominciare?

“Se si vuole prenderla mooolto comoda basta salire sul Doss del Sabiòn (anche in seggiovia…) e godersi il panorama sulle vette della Cima Tosa, Crozzòn di Brenta, Cima d’Agola e le varie cime dei gruppi dei Fracingli o del Vallòn. Se invece si affronta un po’ di dislivello e di fatica si può salire in cima al Croz dell’Altissimo o alla Cima dei Lasteri e restare a bocca aperta di fronte all’incredibile successione di vette e guglie del versante orientale della Catena degli Sfùlmini, del Massiccio di Cima Brenta, del Grosté e della Gaiarda: dalla Cima Brenta Alta alla Torre di Brenta, alla Cima Brenta, alla Cima Sella, alla Cima della Gaiarda lo sguardo spazia senza mai stancarsi. Se invece si sale qualche vetta più impegnativa si possono godere splendide viste da cime come la Cima d’Ambiéz, la Cima Brenta Alta, il Monte Dàino, la Cima Falkner, la Cima Vagliana o il Sasso Alto, ma sono vette riservate a escursionisti ben esperti o addirittura alpinisti”.

Una vita dedicata a scalare e raccontare vie normali. Come si spiega questa scelta?

“Trovo che le ‘vie normali’ siano diventate per me delle ‘normali vie’ di vita: vedo una montagna, anche in una foto, e comincio a pensare da dove si possa passare nel modo più facile e logico. L’idea è un po’ quelle del grande Bruno Detassis, il Re del Brenta, che disse: ‘L’alpinismo è salire per la via più facile alla vetta, tutto il resto è acrobazia’. Poi per me c’è un discorso di passione per la storia dell’alpinismo: pensare che nel salire una cima per una via normale stai passando esattamente dove è passato il primo salitore ancora nell’800, magari Grohmann, Ball, Coolidge, Whymper, Carrel, Nicolussi o Dibona, o che di lì sono passati anche grandi alpinisti come Castiglioni, Comici, Bonatti, Detassis, Maestri, Aste e innumerevoli altri che hanno appoggiato le mani sulle stesse rocce su cui le stai appoggiando tu… be’ questo ha per me un valore senza eguali. E poi nel salire una cima ti porti dietro anni di sentieri. E nello zaino sulle spalle non c’è solo il materiale, ma ci sono tutte le centinaia di escursioni e vette salite in precedenza, con tutto il bagaglio di esperienza che hai accumulato e che ti serve ogni volta che devi trovare la via di salita, che ti permette di non sbagliare o di riconoscere che stai sbagliando, di salire o scendere a vista dove forse nessuno è ancora mai passato. Così zaino, scarponi, sentieri, bivacchi, rocce, neve, vette diventano normali ingredienti della tua vita di cui non puoi e non vuoi più fare a meno”. (Ser)

www.ideamontagna.it

www.vienormali.it

Commenta la notizia.