Quad, il colpevole silenzio delle istituzioni

Mountain Wilderness ha inoltrato un nuovo esposto-denuncia alle Procure della Repubblica di Trento e Belluno che riguarda il raduno dei quad del 10 e 11 giugno nella valle del Biois. L’esposto, firmato dal presidente Franco Tessadri, è parte integrante e conseguenza del primo, datato 12 maggio. Con quel documento l’associazione sperava di portare i sindaci e i Servizi della Regione Veneto e della Provincia Autonoma di Trento a un ravvedimento, a sospendere l’iniziativa o perlomeno ad avviare un confronto teso a discutere della qualità del turismo e delle prospettive di sviluppo sostenibile della montagna. Grazie al silenzio delle istituzioni la manifestazione dei fuoristrada si è tenuta.

A questo punto il pacchetto delle incongruenze, del mancato rispetto di normative europee, nazionali e regionali è divenuto un dato di fatto. Nel nuovo esposto si evidenziano nel dettaglio i possibili reati che ricadono su chi ha autorizzato il raduno e ha permesso, tramite incredibili e illegittime deroghe, il mancato rispetto delle leggi. I reati ipotizzati sono il danneggiamento ambientale, omissione d’atti d’ufficio, mancato controllo, abuso di potere. In alcune di queste responsabilità ovviamente ricadono anche gli organizzatori dell’evento, anche per il solo e non trascurabile fatto di aver modificato il percorso e le tempistiche degli attraversamenti delle aree più delicate (Rete Natura 200 e ZPS, l’area SIC e ZPS IT3230043, il vincolo idrogeologico) senza rispettare alcune prescrizioni.

Danneggiamento ambientale, omissione d’atti d’ufficio, mancato controllo, abuso di potere. In alcune di queste possibili responsabilità potrebbero ricadere i sindaci e gli organizzatori del raduno dei Quad nelle Dolomiti. Un nuovo esposto-denuncia è stato presentato da Mountain Wilderness.

Nell’esposto vengono  ripresi i dettati specifici della Convenzione delle Alpi, in particolare del Protocollo Turismo, art. 15, laddove sta scritto che “le Parti contraenti si impegnano a definire una politica di controllo delle attività sportive all’aperto, particolarmente nelle aree protette, in modo da evitare effetti negativi per l’ambiente. Questo controllo può condurre, ove necessario, a vietarne la pratica. Le Parti contraenti si impegnano a limitare al massimo e, ove necessario, a vietare leattività sportive che comportano l’uso di motori […]”; si fa diretto riferimento alla strategia complessiva di gestione del turismo adottata e deliberata dalla Fondazione Dolomiti UNESCO, modello B3, Mobilità sostenibile, laddove viene dichiarato che si debba procedere alla “armonizzazione delle norme sull’uso dei mezzi motorizzati (elicotteri – motoslitte – quad) per attività di pubblico servizio” e all’obiettivo B4 che afferma si debbano “Elaborare dei codici comportamentali per la pratica delle attività sportive all’aperto”; e ancora si fa riferimento al principio di precauzione sostenuto ormai in ogni campo dall’Unione Europea. In materia ambientale mira ad un elevato livello di tutela perché “è fondata sui principi della precauzione e della tutela preventiva, sul principio della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all’ambiente e sul principio di chi inquina paga”. “Al di là di questi aspetti quadro fondamentali”, è spiegato in un comunicato di MW del 26 giugno 2017, “rimane il fatto che fin dal suo primo documento del 20 febbraio 2017, l’associazione ha svolto un’azione preventiva, nonviolenta e trasparente nel tentativo di sollecitare le pubbliche amministrazioni al ritiro motivato delle autorizzazioni o quantomeno ad avviare un dialogo con tutte le associazioni ambientaliste e alpiniste contrarie alla manifestazione dei quad. L’azione odierna rivolta alla magistratura è quindi la conseguenza diretta dell’inerzia riscontrata, anche perché vi è l’aggravante che le violazioni delle leggi hanno avuto luogo nonostante questa nostra azione di informazione diffusa e dopo precise prese di posizione contrarie al raduno espresse dal CAI nazionale tramite il suo presidente avv. Tronti, dal CAI del Veneto, dall’Alpenverein Südtirol, dalla SAT, dalla LIPU, dal WWF, da Legambiente, dalla LAC e altre associazioni che operano nel campo della difesa della natura e della dignità culturale della montagna”.

In conclusione in Mountain Wilderness rimane forte l’amarezza per quanto è avvenuto, per il silenzio da parte dei sindaci e dei Servizi della Regione Veneto e della Provincia Autonoma di Trento, per l’ostilità e la durezza dei commenti che è stata rilevata nei siti mediatici da parte di tanti partecipanti e sostenitori della attività motoristica diffusa su pascoli e alte quote delle montagne e delle Dolomiti, per l’assenza di sensibilità riscontrata negli amministratori della cosa pubblica. Rimane forte anche la delusione di Mountain Wilderness nei confronti della Fondazione Dolomiti UNESCO, spettatrice silenziosa di quanto avvenuto. “Non meraviglia questo: i membri del Consiglio di Amministrazione della Fondazione rappresentanti la Regione Veneto, la provincia di Belluno e la provincia di Trento”, è spiegato ancora nel comunicato di MW, “da una parte approvano documenti di alto valore progettuale e poi sono gli stessi soggetti che, nell’agire quotidiano, smentiscono con i fatti quanto hanno scritto. È evidente come ormai siano sempre più diffusi i dubbi sulla reale efficacia della Fondazione nel promuovere e sostenere un futuro di qualità delle Dolomiti e la difesa dello stesso patrimonio naturale e paesaggistico”.

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