Donne e montagna, il cocktail non ne guadagna

Uno spot di Chamonix Mont Blanc circola in questi giorni sugli schermi della grande distribuzione. I ghiacciai sono immacolati sotto un sole sfolgorante, le strade innevate lisce come biliardi, il lindo trenino di Montenvers tutto lustro e pieno di bella gente. In giro non si vede nemmeno uno sciatore, dovunque è pace e silenzio. Volpi, orsi, e una simpatica aquila ammaestrata di nome George si prestano alla messinscena allestita da quella vecchia volpe di Claude Lelouch, classe 1937, il regista francese del mai dimenticato “Un homme, une femme” con Anouk Aimée e Jean Luis Trintignant.

Johnny Hallyday e Sandrine Bonnaire in “Parliamo delle mie donne” di Claude Lelouch.

In questo contesto fumettistico le attrattive di una montagna da cartolina si accompagnano nel film “Parliamo delle mie donne” ai sospiri del protagonista Johnny Hallyday in cerca di pace, compresa quella eterna. Il ruolo di questo attempato “salaud” (mascalzone, come risulta dal più pertinente titolo originale), vitale negli amori e problematico negli affetti paterni, è affidato all’attempata rockstar che visse momenti di gloria ai tempi degli ye ye accanto all’immancabile Sylvie Vartan. Nel film è un famoso fotografo di guerra ritiratosi sulle montagne con la nuova compagna (Sandrine Bonnaire). E’ qui, al cospetto di sua maestà il monte Bianco, che Halliday cerca di recuperare il rapporto con le quattro figlie. Ed è nella cornice di una baita immersa in una magnifica natura alpina, che Lelouch rimescola chiacchiere, rimpianti, musica, tavolate di amici. Peccato che la grande bellezza della montagna, così come purtroppo è avvenuto in un recente film di Sorrentino, non si lasci piegare alle esigenze del fumetto e rimanga posticcia sullo sfondo in attesa di un redivivo Luis Trenker che sappia farla palpitare nella magia del bianco e nero. (Ser)

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