Duri e puri. Pelmo d’oro ai De Donà

Il cadorino Ferruccio Svaluto Moreolo per l’alpinismo in attività, i fratelli agordini Bruno e Giorgio De Donà per la carriera alpinistica, la feltrina Daniela Perco per la cultura alpina, Franco Perlotto di Recoaro Terme per la solidarietà, una menzione speciale alla memoria al padovano Lorenzo Massarotto. E la novità di quest’anno: il premio speciale Dolomiti Unesco, voluto dalla Fondazione, assegnato a Sergio Reolon, di recente scomparso. Questi i nomi di coloro che sabato 28 luglio a Mel (BL) ricevono il “Pelmo d’Oro”, premio annuale itinerante, istituito dalla Provincia di Belluno nel 1998. Quella di quest’anno, per il premio, è un’edizione speciale, visto che si tratta della ventesima. Il comune ospitante è Mel, bandiera arancione del Touring Club Italiano. La cerimonia di premiazione è in programma sabato 29 luglio, alle 10.30, in piazza Papa Luciani, nel giardino Palazzo Guarnieri. E’presumibile che tutti gli occhi siano puntati sui fratelli Bruno e Giorgio De Donà “perfetta simbiosi d’amore e di purezza ideale per la montagna”, come recita la motivazione, che hanno scritto pagine memorabili nella storia dell’alpinismo italiano ed extraeuropeo in una straordinaria stagione di eccezionali imprese sulle pareti delle Dolomiti Bellunesi e del mondo.

Bruno comincia ad arrampicare e a praticare con continuità l’alpinismo nel 1974 ripetendo alcune vie classiche soprattutto in Civetta, Focobón, Agnèr, Marmolada assieme a vari compagni di cordata, per intraprendere poi la via delle spedizioni extraeuropee, mettendo all’attivo un’impressionante serie di ascensioni di prim’ordine. Si distingue subito per le innate doti di scalatore purosangue e in soli tre anni, dal 1975 al 1978, apre una ventina di nuovi itinerari, effettua alcune scalate invernali, diverse solitarie e una decina di prime ripetizioni in Dolomiti. Nel 1976 diventa aspirante Guida alpina e volontario del CNSAS.

Giorgio De Donà e, sopra il titolo, suo fratello Bruno. Entrambi hanno scritto pagine memorabili nella storia dell’alpinismo italiano ed extraeuropeo sulle pareti delle Dolomiti Bellunesi e del mondo.

Nel novembre 1977 partecipa alla spedizione al Cerro Fitz-Roy nelle Ande Patagoniche (componenti: Giuliano Giongo, Guido Pagani, Piero Perrod, Benvenuto Laritti, Tony Rainis, Cesarino Fava, Gianluigi Quarti) e, dopo la vetta del Fitz, conquista con Guido Pagani una cima vergine adiacente battezzata “Guglia Val Bióis”. Ritorna in Patagonia nel 1979 (con Cesare De Nardin e Giuliano Giongo) e poi nel 1980 per salire la parete Est della Torre Egger, riuscendovi con Giongo nel marzo 1980. Sale quindi, con il fratello Giorgio, il Chimborazo in Ecuador, dove entrambi si trovavano per lavoro. Dal 1980 diventa artigiano (lavori di bonifica e consolidamento di pareti rocciose). Dal 1981 al 1984 realizza altre nuove vie, un paio di solitarie e di salite invernali in Dolomiti. Nel 1981 porta a termine la salita della sud dell’Alpamayo con Claudio Nardi, e nel 1983 tenta la scalata invernale al Cerro Torre, con Giongo e il fratello Giorgio. Una serie di vie nuove anche nel 1985 in Dolomiti, mentre in Nepal scala il Cholatze con Dario Beretta. Nel decennio successivo, dal 1986 al 1995, apre una ventina di nuovi itinerari, alcuni in solitaria in Dolomiti, poi ancora in Patagonia nel 1989 (Cerro Fortaleza, Via “Dino Buzzatti” con Marco Zago (poi caduto con l’elicottero Falco), Fabio Rufus Bristot, Mirella Scola, Mauro Piccolin, Roberto Canzan, Sandro Dal Mas); in Yosemite e in Alaska (Mount Dikey, con Giuseppe Bagattoli, Paolo Borgonovo, Fabrizio De Francesco, Fabio Leoni, Mario Manica, Denny Zampiccoli; quindi Mount Thorn con Mario Manica) e il Mount Mc Kinley in solitaria nel 1991. Nel 1992 è sulle Torri del Paine (via “delle Mamme” alla Torre Centrale e realizzando poi lo straordinario concatenamento in solitaria delle tre torri in 44 ore: Cerro Painetto Via “dell’ Agordino”; Cerro Almirante Nieto Via “San Tomaso”) e prima di rientrare sale l’Aconcagua con la moglie Mirella Scola, Sandro Tomè e Zilio Leri.

Nel 1990 Bruno diventa Guida alpina. Nel 1995, per 20 anni fino al 2015, è gestore con la moglie Mirella del Rifugio Mulaz nelle Pale di S. Martino. Ma dal 1995 fino ai nostri giorni, continua a rimanere in Comune di Mel attività come Guida alpina, realizzando un’altra ventina di nuove vie in Dolomiti, nonostante un grave incidente alpinistico subito nel 2007. Sia lui che il fratello Giorgio godono da sempre dell’amicizia, ricambiata, di un grande dell’alpinismo come Armando Aste, con loro sempre prodigo di consigli dettati dalla sua esperienza e saggezza. Entrambi i fratelli concepiscono la pratica dell’alpinismo secondo gli ideali della miglior tradizione, schivi d’ogni esibizionismo, che li ha comunque portati a compiere un numero ormai non più quantificabile di imprese di assoluto valore – segno distintivo della loro discrezione (a Bruno nel 1992 è stato fra l’altro conferito il premio “l’Agordino d’oro- I discreti”) e mancanza di “protagonismo”, sempre con limitato uso di mezzi artificiali: ne fanno soprattutto fede la risoluzione degli ultimi problemi delle Pale di S. Martino negli anni ’90 e le innumerevoli conquiste sulle Ande. La sua altrettanto intensa attività si compie in gran parte assieme al fratello e lo porta a realizzare una sessantina di nuove vie, quasi tutte con Bruno (tra le quali la N del Campanile Alto di Lastéi sul Focobón; lo spigolo SO della Terranova, la S della Torre dei Monachesi, la SE della Cima Su Alto, ecc. in Civetta; una decina di salite invernali (diedro O del Campanil Alto di Lastéi, la NO del Pan di Zucchero, la cresta S della Civetta, lo spigolo NO della Cima De Gaspari, la NO dell’ Agner ecc..) e altrettante prime ripetizioni in Dolomiti. Partecipa al tentativo invernale al Cerro Torre nel 1983, ed effettua alcune salite extra-europee sulle Ande (1980 Ecuador, 2001 Nepal, 2006 Perù, 2016 Bolivia).

Il cadorino Ferruccio Svaluto Moreolo viene premiato per l’alpinismo in attività.

Volontario del CNSAS dal 1980, Bruno coltiva da sempre grande interesse per la cultura e le tradizioni locali, curando nel 2009 la pubblicazione “Toponimi della Val di Garés” e nel 2010 “I nomi locali del Comune di San Tomaso Agordino”, avendo in programma altre analoghe iniziative relative alla Valle del Bióis. Giorgio a sua volta è artigiano dal 1980 (lavori di bonifica e consolidamento di pareti rocciose). Seguendo e condividendo l’istinto e la passione del fratello, nel 1971 – poco più che tredicenne – aveva già salito le ferrate del Civetta e ripetuto nel 1976 l’impegnativa via Philipp-Flamm, sempre in Civetta. La sua altrettanto intensa attività si compie in gran parte assieme al fratello e lo porta a realizzare una sessantina di nuove vie, quasi tutte con Bruno (tra le quali la N del Campanile Alto di Lastéi sul Focobón; lo spigolo SO della Terranova, la S della Torre dei Monachesi, la SE della Cima Su Alto, ecc. in Civetta; una decina di salite invernali (diedro O del Campanil Alto di Lastéi, la NO del Pan di Zucchero, la cresta S della Civetta, lo spigolo NO della Cima De Gaspari, la NO dell’ Agner ecc..) e altrettante prime ripetizioni in Dolomiti. Partecipa al tentativo invernale al Cerro Torre nel 1983, ed effettua alcune salite extra-europee sulle Ande (1980 Ecuador, 2001 Nepal, 2006 Perù, 2016 Bolivia). Volontario del CNSAS dal 1980. Coltiva da sempre grande interesse per la cultura e le tradizioni locali, curando nel 2009 la pubblicazione “Toponimi della Val di Garés” e nel 2010 “I nomi locali del Comune di San Tomaso Agordino”, avendo in programma altre analoghe iniziative relative alla Valle del Bióis.

 

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