Un impossibile dialogo tra sordi

Che lungo i sentieri delle Alpi e degli Appennini gli escursionisti incontrino con frequenza moto da cross, fuoristrada e quad è cosa nota e motivo risaputo di annosi dibattiti e conflitti. E’ normale che se ne discuta sui social anche sotto l’impulso di qualche blogger allergico ai tubi di scappamento usati a sproposito, che non teme di esporsi a ogni genere di invettive ed è fiero di perdere certi lettori che considera zavorra. Gli interessi in campo sono ingenti, la materia è incandescente, le intimidazioni sono di prammatica non solo sul web ma anche e specialmente sui sentieri quando un cittadino fa il suo dovere bloccando i fuorilegge degli enduro e dei quad, li fotografa e li denuncia com’è giusto ai carabinieri. Del resto, chi sorveglia i sentieri? Nulla si dice nell’attuale riforma delle legge sui Parchi all’esame della Camera circa il necessario potenziamento della sorveglianza, totalmente insufficiente all’interno delle aree protette.

L’avviso parla chiaro, ma quanti lo rispettano? E quanti lo fanno rispettare? Nella foto sopra il titolo motocross sul sentiero dedicato a Matilde di Canossa nell’Appennino Reggiano, realizzato nel 1998 dalla Provincia di Reggio Emilia per valorizzare il territorio matildico “attraverso l’escursionismo a piedi, a cavallo e in bicicletta”.

Purtroppo le istituzioni non fanno niente per porre rimedio. A nulla è servito nel 2013 che in Lombardia diecimila firmatari abbiano presentato ala Regione una petizione perché si bloccasse il provvedimento che permette ai sindaci di organizzare manifestazioni motociclistiche sui prati in deroga ai divieti di circolazione fuori strada: una deroga viceversa considerata in Regione da voci autorevoli “un’opportunità per recuperare sentieri abbandonati e favorire il turismo”. Ma questo è quanto ha deciso la Commissione agricoltura della Regione Lombardia, sia pure accogliendo alcune varianti al testo originale, dando via libera al PdL 124 “Modifiche ed integrazioni alla l. r. 5 del dicembre 2008, Testo unico delle leggi regionali in materia di agricoltura, foreste, pesca e sviluppo rurale”. A nulla è servita più di recente la pacifica protesta di Mountain Wilderness e di altre associazioni ambientaliste per impedire lo svolgimento del raduno dei quad nelle Dolomiti: i comuni interessati (ad eccezione, lodevole, di Soraga) hanno concesso ai piloti le autorizzazioni a transitare, impuniti, in zone di particolare pregio e valenza ambientale e paesaggistica. Un ambito delle Dolomiti ancora selvaggio e alquanto integro è stato in tal modo offerto come palcoscenico ai motori ed è stato violato da una manifestazione particolarmente aggressiva. Si sono scatenati, questi mezzi rumorosi, su piste forestali e mulattiere sterrate con il solo scopo di offrire a persone, prive di rispetto ed etica, uno sfogo.

Chi predica evangelicamente la convivenza con questo genere di frequentatori dei sentieri sa benissimo che l’unica condizione è che la legge sia rispettata, che gli unici veicoli a motore ammessi su sentieri e mulattiere siano quelli di servizio o di soccorso previsti dalla disciplina stabilita regione per regione. In caso contrario, il dialogo può benissimo continuare. Ma tra sordi. E nessuno può impedire che la rabbia possa montare e si generino conflitti simili a quelli dei cortei antimovida a Napoli, con i residenti inferociti contro il rumoroso popolo della notte che frequenta i baretti fino all’alba.

Attenzione. Migliaia di persone stanche, con i nervi a pezzi e super civilizzate cominciano a credere che andare sulle montagne è andare a casa; che lo stato selvaggio è una necessità; che i parchi e le aree protette di montagna sono utili, non solo perché sorgenti di boschi e di fiumi ricchi di acqua ma perché sorgenti di vita. Questo non lo dice oggi un cittadino stressato e stufo di camminare nei boschi inseguito dal rumore assordante dei quad e degli enduro. Lo diceva alla fine dell’Ottocento un certo John Muir. Ma forse è troppo pretendere che i rombanti frequentatori dei sentieri inguainati nelle loro tute sgargianti abbiano dimestichezza con il naturalista americano padre dello storico Sierra Club. (Ser)

3 thoughts on “Un impossibile dialogo tra sordi

  • 28/07/2017 at 17:50
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    CHI SORVEGLIA I SENTIERI ? I CARTELLI DI… VIETATO… ECC!

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  • 28/07/2017 at 09:41
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    Mi è venuta una idea estrema.
    I camminatori potrebbero essere convertiti al girovagare con mezzi meccanizzati.
    E si potrebbero stanziare finanziamenti per gli acquisti di moto e quad.
    E volete mettere le strutture delle scuole e degli esperti per la sicurezza e il potenziamento del soccorso.
    Magari i politici ci hanno già pensato, ci farebbero una bella “pappata”.
    La campagna potrebbe avere come slogan simile: dal telefonino alla motocicletta, per sentirsi uniti velocemente.

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    • 29/07/2017 at 18:41
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      … Non hanno nessuno per controllare i sentieri, però hanno la forestale per fare le multe a chi mette una tenda vicino a un rifugio… Complimenti

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