La Guerra Bianca di un indimenticabile “dutur”

Noto ai tempi della Guerra Bianca come “ol dutur del Rifugio Garibaldi”, il capitano Giuseppe Carcano organizzò i servizi sanitari militari, occupandosi anche della prevenzione e dell’alimentazione delle truppe alpine, curandone anche gli aspetti igienici. Fu in grado di essere vicino ai soldati anche dal punto di vista psicologico. Organizzò i soccorsi sui campi di battaglia, migliorando il sistema di “triage” e i trasporti sui ghiacciai dei soldati feriti su barelle-slitta, dotate di sci. Lunedì 7 agosto 2017 il capitano è stato commemorato presso la chiesetta dei caduti dell’Adamello. Walter Belotti, presidente del Museo della Guerra Bianca di Temù, ha preso per primo la parola, commemorando i cento anni della costruzione della chiesetta ai caduti dell’Adamello. Unico manufatto ancora integro del villaggio della conca Venerocolo ai tempi della Guerra Bianca, il tempietto fu inaugurato nel mese di dicembre del 1917 alla presenza del colonnello Ronchi, di alcuni rappresentanti del Touring Club Italiano e di altre autorità. La messa venne celebrata dal cappellano militare don Federico Chiappini di Losine. Progettista dell’edificio fu il capitano del Genio Ciro Rossi, allora comandante della stazione della teleferica al Garibaldi. La costruzione venne realizzata dagli alpini, dai territoriali, dagli artiglieri, dai fanti e dai soldati appartenenti alla Sanità. Il pittore Giorgio Oprandi di Lovere, allora militare in Adamello, dipinse il quadro posto sopra l’altare, ora custodito presso il Sacrario dei caduti di Lovere. L’artista decorò anche le pareti della chiesetta con quattro affreschi, oggi non più visibili in quanto a suo tempo rimossi a causa dei danni provocati dalle intemperie e dagli uomini. Copie dei bozzetti sono custodite presso il Museo della Guerra Bianca di Temù. Oprandi è stato un pittore bergamasco di guerra che merita un doveroso riconoscimento per le sue pregevoli opere, alcune delle quali dedicate appunto alla Guerra Bianca.

E’ toccato a Marco Zanobio di Milano commemorare la figura del capitano medico Giuseppe Carcano. Medico definito generoso e valoroso, fu una figura di riferimento per la Sanità Militare in Adamello. Fu l’ideatore e il direttore dell’Infermeria Davide Carcano che sorgeva nel villaggio militare del rifugio Garibaldi, nella conca del Venerocolo. L’infermeria venne intitolata al padre di Carcano, garibaldino che combatté a Bezzecca. Giuseppe nacque a Milano il 20 luglio del 1877, studiò medicina presso la Regia Università di Pavia nel 1904. Volontario nella guerra di Libia del 1911, entrò in guerra il 24 giugno del 1915 facendo parte della Quinta Sezione Sanità. L’Infermeria Carcano rappresentò un importante avamposto rispetto al complesso sistema di primi punti di soccorso, in stretto collegamento con i punti di primo intervento, le infermerie e gli ospedali della Val Camonica. Vicino all’infermeria era situata la stazione della teleferica che trasportava i soldati feriti fino a malga Caldea in Val d’Avio.

La commemorazione del valoroso medico Giuseppe Carcano presso la chiesetta dei caduti dell’Adamello dove una messa è stata celebrata da don Martino Sandrini di Ponte di Legno. Ph. Gian Celso Agazzi.

Giuseppe Carcano, che partecipò anche alla Seconda Guerra Mondiale con il grado di tenente colonnello medico, morì a Milano l’8 febbraio 1962. Ebbe una figlia, Giuditta, pure medico, tuttora vivente a Milano. Infine, Giancelso Agazzi a nome della Commissione Medica del CAI e della Società Italiana di Medicina di Montagna, ha voluto ricordare l’importanza che la Guerra Bianca ha avuto per la medicina di montagna. La Grande Guerra è stato un evento tragico, ma la medicina ha avuto l’opportunità di inventare nuove tecniche, di sperimentare nuove terapie. La chirurgia, la traumatologia, la farmacologia, la radiologia e l’anestesia in particolare hanno avuto modo di migliorare. Anche il soccorso in montagna si è evoluto, a seguito delle esperienze che i medici militari fecero sui campi di battaglia. Per quanto riguarda la medicina di montagna, va sottolineato che nella Guerra Bianca vennero curati l’ipotermia, i congelamenti ed altre malattie dovute al lungo soggiorno dei soldati in alta quota.

Gian Celso Agazzi

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