Bernardo il santo delle Alpi mille anni dopo

La locandina del convegno che apre giovedì 7 settembre 2017 in Val Formazza le celebrazioni per il millennio della nascita. Nella foto in alto sopra il titolo, una recente esposizione sotto le navate della Cattedrale di Novara del busto reliquario di San Bernardo d’Aosta finemente cesellato nell’involucro di lamine dorate (ph. Serafin/MountCity).

È il santo delle Alpi, patrono anche degli alpinisti e dei viaggiatori. San Bernardo, discendente da una nobile famiglia valdostana, nacque probabilmente tra il 1016 e il 1020 e in seguito divenne arcidiacono di Aosta. Morì a Novara nel 1081 (secondo altri nel 1086) e lì fu sepolto il 15 giugno, proclamato giorno della sua festa. Le spoglie del santo, da cui presero nome l’Ospizio dei monaci e i famosi cani da valanga, da un millennio sono conservate sotto l’altare maggiore del Duomo di Novara. Di questo patrono che fu canonizzato nel 1123 prendono il via le celebrazioni del millenario della nascita. Per cominciare, il Comitato per il Millennium di San Bernardo delle Alpi organizza il 7 e 8 settembre 2017 in Val Formazza un incontro di studiosi con il patrocinio e il contributo della Fondazione Comunitaria Verbano-Cusio-Ossola, dell’Associazione “La storia nel futuro”, del Comune di Formazza, della Parrocchia di Formazza Walserverein Pomatt e della Sezione di Formazza del Club Alpino Italiano (info@studiopaolozanzi.it – canza@enricorizzi.it – nagarla@libero.it). Il programma in Val Formazza prevede nella mattinata del 7 settembre l’apertura del convegno, presso la Chiesa parrocchiale di San Bernardo, con Bruna Papa, Sindaco di Formazza, Maurizio De Paoli della Fondazione Comunitaria V.C.O., Fondazione Maria Giussani Bernasconi, Jean-Michel Girard, Preposito Generale dei Canonici del Gran San Bernardo
e Franco Giulio Brambilla, Vescovo di Novara. Seguono le relazioni con Annibale Salsa, antropologo culturale, Università di Genova
 (La montagna fra sacralità e santità
nei territori delle Alpi centro-occidentali), Enrico Rizzi, storico delle Alpi (San Bernardo sulle montagne), Mario Perotti, decano del Capitolo 
del Duomo, storico della Diocesi,
 e Paolo Milani, Archivio Storico Diocesano di Novara (San Bernardo a Novara e il Codice capitolare con la Vita Bernardi), Ester Bucchi De Giuli, archivista-paleografa (San Bernardo e la valle Formazza). Seguono nel pomeriggio del 7 settembre le relazioni di Dorino Tuniz, storico (Culto di San Bernardo nella provincia di Novara e in Valsesia), Fiorella Mattioli Carcano, storica dell’arte e del cristianesimo 
(San Bernardo: culto e declinazioni iconografiche nel Cusio, Verbano, Ossola e Biellese), Sara Minelli, storica dell’arte, Fondazione Museo del Tesoro del Duomo e Archivio Capitolare di Vercelli
 (Il culto di San Bernardo nell’Arcidiocesi di Vercelli), Bruno Farinelli, storico del cristianesimo (Dalle Alpi a Eporedia. Il culto 
di San Bernardo tra terre canavesane e Alpi Graie), Roberta Bordon, Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Aosta 
(Iconografia di San Bernardo in Val d’Aosta), Lino Cerutti, storico (Per un censimento dell’iconografia di San Bernardo, proiezione).

Il millennium coprirà un arco di tre anni.

La seconda giornata, venerdì 8 settembre, presso l’Albergo della Cascata, prevede interventi di Fabiola Rouvinez, storico dell’arte (Il busto-reliquario dell’Ospizio e la storia delle reliquie di San Bernardo), Gerardo Melloni, filologo (Commento alle traduzioni del Panegirico 
di Novara e della Lettera Apostolica di Pio XI), Elisabetta Filippini, Università Cattolica (Collette e questue della Congregazione dei Canonici del Gran San Bernardo), Paolo Cherubini, paleografo,
 Archivio Segreto Vaticano
(Un incunabolo per l’ospizio del Gran San Bernardo: il primo documento a stampa?), Nadia Togni, codicologa, Università di Ginevra (Il “Festale” d’Intra e la sua datazione), Joseph Rivolin, Archivi Storici Regionali di Aosta (In Valle d’Aosta nel secolo XI), Battista Beccaria, storico medievalista (Alla ricerca del falsario che stila la leggenda quattrocentesca sotto mentite spoglie
di Riccardo di Valdisère), Jean-Pierre Voutaz, canonico del Gran San Bernardo, archivista
 e storico della Congregazione 
(Un documento inedito del XII secolo), Giancarlo Andenna, storico medievalista, Università Cattolica 
Bernardo d’Aosta o delle Alpi. (I contesti ecclesiastici e politico-sociali in cui operò).

Dopo questo appuntamento settembrino in Val Formazza, le celebrazioni proseguono con convegni di studio che coinvolgeranno più centri di montagna. A Macugnaga saranno attribuite le insegne di San Bernardo a Reinhold Messner. Il millennium coprirà un arco di tre anni, fino al 2020. Il comitato promotore ha voluto dare particolare solennità agli eventi riunendoli sotto il titolo “Millennium – Bernardo delle valli” per fare luce sulla vita di un santo passato alla storia come San Bernardo da Mentone. In realtà quella definizione è frutto di un falso storico, oggi si direbbe una “fake news”: sembra che una nobile famiglia francese di Menton, volendo attribuirsi la paternità di un santo nato in casa, si sia rivolta a tale Riccardo di Valdisère commissionandogli un manoscritto su la “Vita di San Bernardo da Mentone”. A smentire questa fantasiosa ricostruzione provvide Papa Ratti (Pio IX), il Pontefice alpinista che proclamò San Bernardo patrono degli alpinisti, dei viaggiatori e degli abitanti delle Alpi. Reale è invece l’incessante attività di predicatore di San Bernardo sulle montagne, non solo valdostane, ma anche piemontesi e in particolare novaresi e valsesiane. L’iconografia tradizionale lo rappresenta con il talare nero e il diavolo incatenato ai piedi. La fonte autentica sulla sua vita è contenuta nel Panegirico di Novara, scritto probabilmente in occasione della canonizzazione, che presto a quanto risulta sarà tradotto per la prima volta in italiano. Vi si legge anche del miracolo con il quale Bernardo avrebbe liberato le popolazioni delle montagne dal flagello delle locuste che falcidiavano i raccolti.

Di Bernardo rimangono tracce evidenti in Valle d’Aosta: prima fra tutte l’Ospizio della comunità religiosa del Gran San Bernardo, a 2473 metri, il più alto monastero delle Alpi. Un segno evidente della predicazione itinerante di Bernardo, che guardava oltre le montagne e i confini, per aprire al viaggio, ai pellegrini e all’incontro fra i popoli europei. Il santo fu di sicuro un anticipatore di un nuovo corso che secoli dopo avrebbe considerato le Alpi non una barriera, ma una straordinaria opportunità di comunione tra genti diverse. Della sua protezione c’è più che mai bisogno.

Scarica il Programma delle giornate in Val Formazza

2 thoughts on “Bernardo il santo delle Alpi mille anni dopo

  • 04/09/2017 at 11:36
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    Però bisogna sempre considerare la punizione divina…..

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  • 04/09/2017 at 11:32
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    Della sua protezione c’è più che mai bisogno. Sono completamente d’accordo.
    Solo i miracoli ci possono salvare dai crolli delle montagne e dalla siccità.
    Solo un miracolo potrebbe fermare il cambiamento climatico.

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