Fra prati e cascate sulle orme di San Bernardo

Una statua lignea di San Bernardo, patrono degli alpinisti e dei viaggiatori. Nella foto sopra il titolo la celebre cascata del Toce. (ph. Serafin/MountCity)

Situata tra i prati (“in der mattu” in lingua walser), non poteva che essere la più antica parrocchia delle Alpi con San Bernardo come patrono a ospitare il 7 settembre 2017 il preludio delle celebrazioni dedicate al santo delle Alpi un millennio dopo la sua morte. Sotto le navate della chiesa nel cuore della Val Formazza è così toccato ad Annibale Salsa, antropologo, già presidente generale del Cai, dare il via ai lavori. Per due giorni si sono poi susseguite le relazioni di studiosi arrivati da tutta Italia, ospitati più su, ai duemila metri di quota dello storico Albergo della Cascata del Toce aperta per l’occasione con il suo salto di 143 m, il più alto d’Europa. Di San Bernardo ha raccontato con sapienti immagini nelle sale liberty dell’albergo costruito nel 1863 e ristrutturato dall’architetto milanese Piero Portaluppi, anche la mostra “Sulle orme di San Bernardo delle Alpi: i cammini dello spirito” curata da Enrico Rizzi e Paolo Zanzi. A soffermarsi davanti ai pannelli corredati dai testi dello stesso Rizzi, che di questa incantevole vallata e dell’Ossola nel suo insieme ha ricostruito la storia in volumi documentatissimi e appassionanti, c’erano alcune personalità che tanto hanno a cuore la cultura delle Alpi: da Ester Cason Engelini dell’attivissima Fondazione di Belluno nata da una donazione di Giovanni Angelini, a Sandro Grossi intrepido editore di Domodossola, da Beba Schranz che a Macugnaga tiene vive le tradizioni walser della vallata a Dario Monti che con la moglie Rosalba cura sul web il sito “Vie storiche”, a Graziano Biancossi che con discrezione nella vicina valle Antigorio si fa interprete di usi e costumi della sua gente. D’obbligo in questa due giorni ricca d’incontri è stata una sosta alla Casa Forte di Ponte che ospita testimonianze della civiltà walser, a cominciare dalla sorprendente produzione letteraria, e che annovera un’incantevole collezione di statue religiose lignee risalenti all’epoca della Controriforma. Qui nella penombra di questo antico magazzino sulla via del Gries, San Bernardo si mostra con un’aria ferma e battagliera mentre al suo abito talare si avvinghia l’immancabile demonio.

Ester Cason Angelini  in visita alla mostra sui “cammini dello spirito”

E’ stato dato il dovuto spazio, a Formazza, anche a un ricordo di Luigi Zanzi che coltivò in importanti saggi gli aspetti salienti della civiltà walser. Ma uno dei meriti di questo convegno curato dal Comitato per il Millennium di San Bernardo delle Alpi, è stato di aver cercato di squarciare almeno in minima parte il mistero che avvolge la vita del beato. Qualcosa di più si saprà in ogni modo con la pubblicazione ormai certa del Panegirico di Novara, scritto probabilmente in occasione della sua canonizzazione: un documento in cui si legge anche del miracolo con il quale Bernardo avrebbe liberato le popolazioni delle montagne dalle locuste che falcidiavano i raccolti. Fu quello, nella notte dei tempi, un catastrofico flagello, ma al suo ricordo non sfigurano le attuali catastrofi imputate al riscaldamento globale che rischia di prosciugare anche la preziosa e spettacolare cascata del Toce. Bernardo di lassù potrebbe compiere uno dei suoi miracoli, anche se non è detto che oggi ce li meritiamo. (Ser)

La parrocchia di San Bernardo e Carlo “in der mattu” sotto le cui navate si sono aperte le celebrazioni nel millennio della morte del santo.

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