Rifugi “riminizzati” nelle Dolomiti?

La stragrande maggioranza dei rifugisti è contraria alla “riminizzazione” Qui un avviso rivolto ai clienti del Coldai, nelle Dolomiti (ph. Serafin/MountCity)

“Video e musica disco, i rifugi alpini assomigliano sempre più a locali per happy hour: spuntano ombrelloni da spiaggia, sdraio multicolori, bandiere, striscioni e palloncini”. Questo il quadro desolante fornito da Isabella Bossi Fedrigotti in un servizio sul Corriere della Sera del 17 agosto 2017. Qualcosa in proposito era trapelato pochi giorni prima in un post di mountcity.it: innegabilmente, la clientela dei rifugi alpini (nelle Dolomiti, perlomeno) è sempre più viziata dalla gola e dalla tecnologia “scansa-fatica” (taxi e ricariche per bici a pedalata assistita, compresi). Ma dove andremo a finire, si chiede la Bossi Fedrigotti che nel bel mondo di Cortina d’Ampezzo è di casa? E’ in corso una profanazione o meglio di una “riminizzazione” della montagna come sostiene lei incazzatissima senza pensare che con questo termine ci si sarebbe, pochi giorni dopo l’uscita del suo scritto, riferiti a uno stupro commesso in spiaggia?

Emilio Comici (1901-1940) a torso nudo con pettorali e bicipiti in bella mostra al sole del Monte Piana (inverno 1937). Da “L’arte di arrampicare di Emilio Comici” di Severino Casara, Hoepli 2014. Nella foto sopra il titolo, tratta dal Corriere della Sera, il suo rifugio “riminizzato”.

Da che pulpito proviene però la predica della combattiva Isabella. Su questa da lei presunta “riminizzazione” della montagna che avanza anno dopo anno, nell’estate del 2016 il Corriere della Sera si espresse con ben altri toni. Fu un panegirico quella paginata dedicata proprio a questa evoluzione ludica dei rifugi alpini in cui oggi spuntano, per dirla ancora con la Bossi Fedrigotti, “ombrelloni da spiaggia, sdraio multicolori, bandiere, striscioni, palloncini, immensi e sgargianti manufatti di plastica, video che sparano immagini senza posa e, forse quel che è peggio, altoparlanti dai quali rimbombano violente musiche da discoteca”. Forse alla signora grandi firme di via Solferino è sfuggito quel paginone con cui nell’agosto del 2016 il Corrierone si compiaceva dei rifugi “firmati” da grandi architetti “con servizi a cinque stelle, dove si mangia di tutto (anche il pesce crudo) e spesso c’è la musica”. Di questo “nuovo modo di stare in montagna” si fornivano in quella circostanza concrete prove e, con particolare trasporto, si citava il rifugio Comici, 2153 m in val Gardena. Si, lo stesso deprecato (dalla Bossi Fedrigotti) rifugio dedicato al grande scalatore fascista Emilio Comici che all’epoca amava farsi fotografare a torso nudo “con i bicipiti duri come il legno di noce”. A meno che l’Emilio non indossasse la camicia nera in qualità di podestà di Ortisei. Lo stesso rifugio ai piedi del Sassolungo l’anno scorso incensato in via Solferino come la meraviglia delle meraviglie, ora appare sul Corriere a corredo del servizio citato: dove si nota (orrore) la sfilza delle sdraio in stile Rimini messe a disposizione, in queste estati di fuoco, della diffusa categoria dei torsonudisti. Forse però non c’è da aspettarsi un’eccessiva coerenza dall’odierno Corrierone. E nemmeno vale la la pena di ricordare a certe signore grandi firme che predicano il bon ton in montagna, che nelle Dolomiti sono la maggioranza i rifugi alpini immuni da “riminizzazione”. Provate a presentarvi al Coldai (ai piedi della Civetta, nei pressi di un laghetto per alcuni balneabile) in costume da bagno e vedrete quali accoglienze vi riserverà quel cerbero del rifugista. (Ser)

6 thoughts on “Rifugi “riminizzati” nelle Dolomiti?

  • 14/09/2017 at 19:59
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    nel rifugio che gestisco, insieme ad altri volontari, abbiamo messo a disposizione delle sdraio che ci sono state regalate…le persone hanno apprezzato e, vedere la gente rilassata che prende il sole a 2.000 metr, i mi sembra bellissimo!!! Nessun disprezzo per la montagna, nessuno sporca o rovina solo perchè si rilassa sulla sdraio!!! Le montagne vedono ben altri disastri!!!

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  • 14/09/2017 at 19:01
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    “La clientela dei rifugi alpini (nelle Dolomiti, perlomeno) è sempre più viziata dalla gola”
    Benissimo! Finalmente la cultura della buona tavola raffinata. Il mangiar bene non è un vizio, è una norma.

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  • 14/09/2017 at 09:46
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    Ombrelloni, sdraio, bandiere…. ebbè tutto qui? E dove sarebbe la profanazione?
    Gli ombrelloni servono per ripararsi dal sole, le sdraio per sedersi comodi e per quando concerne le bandiere se andiamo a vedere in Tibet c’è l’invasione.
    Ci passerei volentieri anche io qualche giornata seduta su una comoda sdraio sotto un’ombrellone a rilassarmi in montagna e a mangiare qualcosa di buono….. purtroppo mi mancano i soldi per andarci!

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  • 13/09/2017 at 18:15
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    Lo slogan potrebbe essere:
    “E’ bello condividere tutto senza nessun tipo di barriere, o discriminazioni: le differenze non esistono!”

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