L’addio di Carrara al “suo” rifugista

Amabilmente burbero, appassionato del suo lavoro, innamorato delle Apuane. Questo è stato Gianni Scaffardi, gestore del rifugio Carrara a Campo Cecina. La sua scomparsa a 66 anni per un male incurabile è stata annunciata sui giornali locali con il rilievo dovuto a un personaggio pubblico. A unirsi al cordoglio della “città del marmo” è stato tra i primi l’ex sindaco Angelo Zubbani. “La notizia lascia tutti noi sconcertati e addolorati”, si legge in una nota sui social, “la forza e la vitalità di Gianni sembravano uniche e indistruttibili e, per questo, siamo ancora più colpiti per la sua scomparsa”. Scaffardi dal 2005 gestiva il rifugio dopo 30 anni passati a lavorare nel settore dell’autotrasporto.

Scaffardi accanto a sua moglie in posa con un gruppo di studenti saliti a Campo Cecina per un convegno.

Chiunque ama le Apuane lo conosceva e il passaparola per la morte di Scaffardi è corso veloce. La sua è stata una vita all’insegna delle montagne fin da quando, giovanissimo, saliva a Campo Cecina per aiutare l’allora gestore. Sempre a Campo Cecina si era sposato nella chiesetta nei pressi del rifugio. Scaffardi aveva aperto le porte a gruppi di studenti e studiosi, ospitando tra l’altro affollati convegni sulla montagnaterapia, una specialità da tempo coltivata dal Cai. Nel “suo” rifugio l’ospitalità era sempre di prim’ordine e di prim’ordine anche la cucina. Una lezione per quanti intraprendono la difficile attività di gestore senza volere cercare di lusingare la clientela con rituali all’insegna della pseudo cultura e/o con certe “riminizzazioni” manifestate con musiche tecno e con balneari sedie a sdraio. Come avviene in alcuni rinomati rifugi dolomitici. (Ser)

One thought on “L’addio di Carrara al “suo” rifugista

  • 17/09/2017 at 19:08
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    Un carissimo amico, l’ho conosciuto ed ho apprezzato tutto quello che hai scritto.

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