Nella wilderness, alla ricerca dell’esploratore dimenticato

Giacomo Bove (1852-1887). Nella foto sopra il titolo un aspetto del sentiero che gli è dedicato nella Val Grande.

Ci voleva indubbiamente un appassionato cantastorie come Marco Albino Ferrari per mettere insieme in un libro, come in un puzzle che ha la cadenza di una ballata, personaggi e storie lontani nel tempo e nello spazio: il grande esploratore Giacomo Bove (1852-1887) morto suicida e per questo ridicolmente condannato dalla chiesa a essere dimenticato dai posteri, il contemporaneo Emilio Salgari che alle sue imprese si ispirò nei romanzi che scrisse, il famoso Passaggio di Nord Est scoperto da Bove dopo tre secoli di tentativi infruttuosi, il Parco nazionale della Valgrande che gli ha dedicato un sentiero, il naturalista Mario Pavan che fu il padre di questa straordinaria area protetta, l’Africa Nera dove Bove si avventurò poco prima di togliersi la vita, il paese dell’Alto Monferrato dove è nato. Mari, deserti, ghiacci, montagne aspre e selvagge si alternano di pagina in pagina nel libro “La via incantata” (187 pagine, 13 euro), primo titolo di una collana edita da Ponte alle Grazie con il patrocinio del Club Alpino Italiano (l’altro finora uscito è “Il sogno del drago” di Enrico Brizzi). Di Bove si sapeva prima ben poco se non che, per gli appassionati di escursioni, nel citato parco della Val Grande gli è stato dedicato un sentiero piuttosto impegnativo: dove l’autore crede, ma non ne è sicuro, di essersi incamminato da bambino insieme con la madre che gli ha trasmesso l’amore per la montagna. Per ispirarsi prima di scrivere questo suo appassionante romanzo, Ferrari ripercorre il sentiero Bove in compagnia del bravo fotografo Giacomo Meneghello. E qui, immerso nella wilderness, ogni scorcio, ogni passaggio fra le rocce gli suggerisce riflessioni sul suo rapporto con la natura e con la vita e lo induce a rievocare particolari delle imprese dell’esploratore in capo al mondo: particolari desunti dagli scritti lasciati dallo stesso Bove, da un attento rovistare di Ferrari negli archivi con la collaborazione di una pronipote, dai racconti di uno studioso di Salgari che, come noto, morì suicida al pari di Bove dopo avergli carpito, non si sa se autorizzato o no, luoghi e personaggi travasati nei suoi straordinari romanzi.

Marco Albino Ferrari presenta il suo libro con il fotografo Giacomo Meneghello che lo ha accompagnato nella meravigliosa wilderness della Val Grande (foto da Facebook).

Ci sono diversi motivi per appassionarsi a questa “Via incantata”, settima esperienza di narrativa di Ferrari, inventore e direttore di “Meridiani montagne”, il periodico che ogni due mesi lui stesso confeziona con dovizia d’immagini e di contributi intorno a un aspetto particolare dei monti a noi tanto cari. Il primo può essere lo spirito di scoperta che anima ogni pagina, quella sottile voglia di stupirci che è una caratteristica dello stile dell’autore. Ma non si può ignorare, per la soddisfazione di chi ha un debole per la wilderness, l’accuratezza con cui Ferrari ci restituisce l’incanto della Val Grande. “In nessun altro posto nell’Europa occidentale”, scrive, “a una quota tanto bassa, si spalanca all’improvviso una natura così ferina e difficilmente penetrabile”. (Ser) 

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