Dolomiti, estate record: chi ride e chi piange

Estate record per il turismo in Italia quella che ci lasciamo alle spalle, e le Dolomiti non fanno eccezione. Il quadro si presenta più che positivo. La località montana italiana più gettonata su Internet risulta la trentina Val di Fassa (+20% rispetto all’anno precedente) che è anche la seconda meta alpina più frequentata dopo l’altoatesina Val Gardena e subito prima di Courmayeur e Madonna di Campiglio (ne dà notizia La Stampa di domenica 17 settembre). Altra buona notizia. Una soluzione è stata trovata per limitare il traffico sui passi con il blocco del Sella, anche se soltanto un giorno alla settimana. Sorridono i Monti Pallidi, e dispiace che Mountain Wilderness sia ai ferri corti con la Fondazione Dolomiti Unesco pur avendola sostenuta fin dall’inizio, nel 1993, “con la speranza che fosse la strada giusta per la tutela delle Dolomiti”. E’ vero però che la bellezza incomparabile delle Dolomiti cela non poche magagne: traffico sempre più caotico, paesi trasformati in rutilanti luna park, rifugi alpini gourmet che offrono sotto le insegne del Cai servizio di taxi a tutte le ore, artigianato locale inesistente sostituito da orridi ninnoli di fabbricazione cinese, parcheggi a pagamento inadeguati e mal gestiti, segnaletica dei sentieri migliorabile, sporcizia nei siti alpini più frequentati dai turisti, andirivieni sui percorsi pedonali di pacchiani trenini a gasolio, scarso appeal delle iniziative culturali con qualche lodevole eccezione, in primis gli affascinanti musei di Reinhold Messner.

I Monti pallidi sono in vetta alle classifiche delle località alpine più gettonate. In alto sopra il titolo una veduta della Val di Fassa, la seconda meta alpina più apprezzata dai turisti dopo la Val Gardena e subito prima di Courmayeur e Madonna di Campiglio (ph. Serafin/MountCity)

Occorre continuare? E’ sconsigliabile per un qualsiasi turista farsi male su un sentiero di Cortina, un tempo sede del prestigioso istituto ortopedico Codivilla. Tutto documentato, nero su bianco. Con la mano rotta si viene mandati a Pieve di Cadore (un’ora di macchina da Cortina ad andar bene). Accertata la frattura scomposta, nella struttura manca cronicamente il medico specialista che possa provvedere d’urgenza alla riduzione: operazione delicata e indispensabile, che finalmente viene eseguita da un bravo ortopedico in quel di Bressanone (BZ) dove si viene cortesemente spediti dagli inadeguati sanitari veneti di San Vito. E’ questo il modo di trattare i turisti? Di prendersi cura della loro salute? Monti pallidi? Si, di vergogna in questo caso. Non erano queste le premesse di chi ha fortemente voluto mettersi sotto l’egida dell’Unesco. “Riteniamo che la montagna non possa essere impoverita né dei servizi sanitari, né di quelli inerenti la formazione scolastica e men che meno di quelli relativi alla mobilità”, era scritto in un documento della Cipra datato 17 dicembre 2015 e rivolto alla Fondazione Dolomiti Unesco. Quanto ai servizi sanitari, sono trascorsi più di due anni e il garbato invito della Commissione per la protezione delle Alpi non sembra avere sortito particolari risultati.

Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso questa estate è stato il silenzio della Fondazione Dolomiti sulla scandalosa manifestazione dei quad a Falcade contro cui in giugno Mountain Wilderness si è battuta. A che cosa può servire, si domandano ora quelli di MW, una fondazione che non solo tace in situazioni tanto deplorevoli per l’immagine delle Dolomiti, inconcepibili in qualsiasi altro paese alpino, ma non impone vincoli e non decide sui territori limitandosi a svolgere un’azione di marketing di dubbia utilità per come viene concepita e attuata?  “Questa situazione carica di ambiguità mina alle basi il rapporto di collaborazione e di fiducia”, spiega in una lettera alla Fondazione Franco Tessadri, presidente di Mountain Wilderness di cui si celebra quest’anno il trentennale. Da tempo è nell’aria uno strappo tra gli ambientalisti di MW e la Fondazione. “Dolomiti occasione perduta?”, è il titolo di un’altra lettera inviata il 4 agosto al Corriere Trentino dal presidente onorario di Mountain Wilderness Luigi Casanova. “Non posso che esprimere la mia più profonda amarezza: siamo in presenza di una nuova sconfitta che riguarda il paesaggio, il modo di vivere, l’innovazione. Lo si legge chiaramente”, spiega Casanova, “in quanto sta avvenendo attorno ai prossimi Mondiali di Cortina: una colata di cemento si riverserà nel fondovalle e in quota, grazie a nuovi e sempre più potenti collegamenti le montagne cambieranno aspetto. Lo si legge nelle dichiarazioni dei sindaci di Fassa e della Regione Veneto ostili a qualunque sperimentazione più coraggiosa rivolta alla limitazione del traffico sui passi”.

“I prossimi mesi diranno se l’adesione di Mountain Wilderness al Collegio dei sostenitori della Fondazione sia di qualche utilità e porti a dei risultati”, è l’amara conclusione di Tessadri. “Sappiamo che altre associazioni hanno intrapreso riflessioni simili, non ci spaventa prevedere decisioni drastiche”. Una cosa è certa. Sempre più urgente è rilanciare le Dolomiti come reale patrimonio dell’umanità, magari ripartendo da zone ancora selvagge come le Marmarole, futuro parco, o dalle Pale ora al centro di un interessante e discusso progetto di rinaturalizzazione mirata a un turismo finalmente sostenibile.

Qualche lato buono alla Fondazione occorre pur sempre riconoscerlo. Prendersi cura del percorso formativo dei gestori dei rifugi è un progetto interessante anche se poco o nulla originale visto che fu il Cai ha lanciare un progetto analogo nell’altro secolo. E comunque la Fondazione Dolomiti Unesco non può evidentemente rimanere, come oggi purtroppo viene letta, unicamente un marchio turistico “visibile in quota”, ma deve offrire ai cittadini e ai residenti risposte chiare sui temi più critici come la mobilità sostenibile e la riqualificazione paesaggistica delle aree di transito a partire dai passi dolomitici. E’ un momento magico questo per il turismo in montagna, conseguenza delle temperature in aumento, del timore di attentati nel mondo visto che tra i monti ci si sente protetti. Un motivo di più per stabilire o ristabilire positive intese nel rispetto dell’ambiente e della sua autenticità.  (Ser)

Scarica la lettera di Mountain Wilderness diretta alla Fondazione Dolomiti Unesco

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