Quando i milanesi scoprivano le “nature urbane”

Le città italiane ed europee cambiano e la sfida è quella di una profonda trasformazione del rapporto tra urbanizzazione e natura, tra consumo e ambiente, tra comodità e qualità della vita. Una sfida che Varese ha nel suo DNA da secoli per la storia che le ha fatto conquistare negli anni il titolo di Città giardino. Sfogliando il programma di “Nature Urbane” il festival del paesaggio che Varese  – “la città in un giardino” come recita il sottotitolo dell’evento – propone quest’anno dal 29 all’8 ottobre salta subito all’occhio, come è stato notato in mountcity.it, l’icona con lo scarponcino che individua una decina di percorsi tra arte e natura. E poiché il futuro ha un cuore antico, vale la pena di ricordare che all’inizio dell’altro secolo cittadini non solo varesini ebbero come meta nelle loro escursioni molti di quei percorsi oggi riscoperti da “Nature Urbane” quale integrazione virtuosa tra natura e città.

Una veduta di Varese con il suo lago. Nell’immagine sopra il titolo cittadini in fuga dalla città all’inizio dell’altro secolo con la Società Escursionisti Milanesi (foto di Silvio Saglio, archivio SEM per gentile concessione).

Non va dimenticato che con le loro molteplici attività i soci del Club Alpino Italiano hanno la prerogativa di avere diffuso per primi la conoscenza non solo turistica del territorio varesino con le sue riconosciute bellezze. Non è forse un caso che “le stelle brillassero ancor fulgide nel cielo e lontano un bagliore roseo preannunciasse una giornata splendida” la mattina del 21 gennaio 1906, quando il primo presidente sezionale Silvio Macchi convocò alla stazione delle Ferrovie dello Stato il consiglio direttivo e i consoci per la prima gita sociale. “E gli ospiti attesi e graditissimi arrivarono”, si legge nelle pagine della Cronaca Prealpina, “in gruppo numeroso e compatto i soci della sezione milanese del CAI col barbuto ed energico portatore del glorioso stendardino. Poi pure in buon numero i soci del Club Alpino Popolare, poi la squadra simpatica ed elegante della Mediolanum femminile. Poi ancora la Società Escursionisti Milanesi con un plotone di consociati arditi e robusti e di consociate, esempio eloquente di quanto possa l’alpinismo sulla bellezza e la grazia femminile”.

Nel ricostruire la storia dei “giorni fondativi” del Cai a Varese il compianto studioso Luigi Zanzi non mancò di annotare in questa particolare circostanza “le bardature delle persone con vestimenti montani (così ad esempio cappelli e mantelli alla tirolese), l’invio di cartoline illustrate in commemorazione di quella giornata vissuta tra le montagne, la digressione improvvisata a godersi lo spettacolo dei pattinatori di Ghirla, la convivialità dell’abbondante colazione all’albergo Paradiso”. Dalla ricostruzione di Zanzi si apprende anche della “collaborazione attiva” della sezione del CAI di Milano che assunse in più modi il ruolo di “matrice” e promotrice culturale della nascente Sezione di Varese, in collaborazione anche con la Sezione di Como. Né poteva sfuggire a Zanzi, acuto indagatore del costume, un aspetto tecnologico di quegli esordi, il “modernissimo macchinario elettrico” adottato in occasione della prima conferenza con proiezioni, aperta alla frequentazione di chiunque fosse interessato a patto che fosse personalmente conosciuto e presentato da qualcuno dei promotori. Varese si apriva allora con generosità agli ospiti di altre città permettendo a tutti di godere dei doni preziosi che cui madre natura le ha elargito. Oltre che con il cavallo di San Francesco ci si spostava con tranvie, treni a vapore, funicolari all’insegna di una sostenibilità oggi tanto evocata e poco praticata. Ma anche su questo aspetto la rassegna “Nature urbane” sembra partire con il piede giusto valorizzando tante grandi bellezze a chilometro zero. (Ser)

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