L’alpinismo irripetibile di Cassin al Mimoff

Ottant’anni fa la scalata di Riccardo Cassin (1909-2009) alla parete nord est del Pizzo Badile, nelle Alpi Retiche, segnò una svolta nella storia dell’alpinismo. Quale migliore occasione del Milano Mountain Film Festival in programma da mercoledì 27 a sabato 30 settembre al cinema Arca in corso XXII Marzo per rendere omaggio all’indimenticabile scalatore? Del grande alpinista viene proiettato nella serata di apertura, fuori concorso, un film raro e prezioso, “Jirishanca, il Cervino delle Ande”. L’Jirishanca (6126 m) è una vetta della Cordillera di Huayhuash, in Perù, che, per le caratteristiche morfologiche, può essere paragonata al Cervino. Il film, messo a disposizione dal Centro di Cinematografia e Cineteca del Cai e dalla Fondazione Cassin, ne documenta l’ascensione da parte della spedizione lecchese per una parete vergine. Scarica il programma di Mimoff. Sito web: http://www.montagnaitalia.com/milano%20mountain%202017.html

Da eroe del regime a partigiano

Intrepido, leggendario, Cassin seppe vincere – sempre al primo colpo e nei pochi giorni lasciati liberi dal lavoro – pareti considerate negli anni Trenta impossibili, come la nord della Cima Ovest di Lavaredo (’35), la Nord-est del Badile (’37) e la nord dello Sperone Walker alle Grandes Jorasses (’38). Ma fu anche, a differenza di grandi alpinisti che fecero dell’alpinismo la loro unica ragione di vita, un gran lavoratore, un operaio impegnato a mandare avanti la famiglia accanto alla moglie Irma, forte e delicata. Divenuto capofficina alla Cariboni, la fabbrica dove si producevano gli impianti di elettrificazione che facevano muovere l’Italia del Ventennio, Cassin si attardava alla sera sul posto di lavoro per forgiare i chiodi che gli avrebbero permesso di vincere nuovi strapiombi il sabato e la domenica. La storia non strettamente alpinistica della vita di Cassin è stata raccontata dal giornalista Daniele Redaelli e dal figlio Guido nel libro “Cassin. Vita di un alpinista attraverso il Novecento” (Vivalda 2002). Fra gli altri capitoli interessanti, vi troviamo un’accurata ricostruzione delle vicende di Cassin e compagni durante la guerra di Resistenza. Eroe sportivo osannato e premiato da Mussolini per le sue imprese in montagna, quando venne l’ora di scegliere non ebbe dubbi. Fu così che, dopo l’8 settembre, gli irresistibili ragazzi del manipolo rocciatori “Nuova Italia”, tutti operai impiegati in fabbriche belliche, si organizzarono segretamente per portare avanti una lotta clandestina. “Non scappando su in Grigna come facevano i ricchi, ma rimanendo in città, ai nostri posti di lavoro, accanto alle nostre famiglie”, precisò Cassin. A Lecco erano semplicemente “gli uomini di Cassin”: Mario Dell’Oro, Gino Esposito, Ugo Tizzoni, Piero Zanga, Felice Butti… Nascosero soldati sbandati, li aiutarono a disertare dalla Repubblica sociale, misero da parte le armi per cacciare una buona volta i tedeschi e i loro fiancheggiatori italiani. Il manipolo diventò quindi brigata, sempre rimanendo apolitico, inquadrata nel Comitato di liberazione nazionale. Compagni di cordata in tante ascensioni, si ritrovarono a combattere fianco a fianco nei giorni decisivi della battaglia di Lecco. Molti, come Vittorio Ratti, caddero. Fu il comandante Cassin, sanguinante per lo scoppio di una granata, a trattare la resa dei tedeschi e delle camicie nere dopo una battaglia impari.

Il ricordo di quei giorni riemerge oggi grazie alle parole del figlio Guido. “Papà Riccardo non ne ha mai parlato volentieri. Giusto durante qualche tavolata in rifugio, su ai Resinelli, qualche racconto magari saltava fuori”, dice Guido. A chi gli chiedeva un bilancio della sua lunga vita, il vecchio patriarca rispondeva con invidiabile serenità: “Sono stato un uomo fortunato: ho conosciuto fame, povertà e guerra abbastanza per apprezzare cibo, agiatezza e pace. Ho lavorato sodo nella vita ma ho potuto inseguire e coronare tutti i miei sogni. Sono stato un uomo libero”. (Ser)

Cassin con Carlo Alberto Pinelli che al Mimoff presenta sabato 30 settembre il film della spedizione “Free K2” nel trentennale dell’associazione Mountain Wilderness di cui fu tra i fondatori. In alto sopra il titolo, Cassin durante la scalata alla nord est del Badile che nell’87 volle replicare mezzo secolo dopo averla espugnata con Ratti, Esposito, Molteni e Valsecchi (ph. Serafin/MountCity)

 

 

 

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