No a nuovi impianti! Albergatori schierati in difesa del Devero

La seggiovia che sale al monte Cazzola.

Si fa incandescente la battaglia contro il progetto di nuovi impianti sciistici che comprometterebbero definitivamente lo splendore naturale dell’Alpe Devero, in Piemonte, un’area tra le più belle e frequentate delle Alpi. A schierarsi contro questo progetto di collegamento con l’attigua area di Ciamporino di cui da tempo si parla sono tre albergatori del Devero. In una lettera del 25 settembre 2017 alla presidenza della Regione Piemonte che ha tra i destinatari anche Mountain Wilderness, Alessandro Francioli (Antica Loanda Alpina), Luca Vanini (Bar pensione Fattorini) e Michele Galmarini (Rifugio E. Castiglioni del Cai Gallarate) chiedono che questo collegamento non venga fatto. È una richiesta forte, dirompente, questa degli albergatori, che dimostra che si può vivere di turismo anche e meglio con il “modello Devero”, e che ora sono gli stessi operatori turistici a opporsi a un modello vecchio e perdente. Sarà possibile fermare le ruspe che già hanno mobilitato nel 2016 la Forestale per gli illeciti compiuti? L’episodio era stato segnalato in questo sito suscitando le sgarbate reazioni di operatori locali interessati al nuovo e incongruo modello di sviluppo in nome del quale il sindaco di Baceno aveva autorizzato lavori di sbancamento che fino a prova contraria non si potevano e dovevano fare.

“Il Devero è un’area capace di distinguersi e di risaltare in tutto l’arco alpino per la sua unicità e stato di conservazione”, scrivono tre albergatori al presidente della Regione Piemonte, “peculiarità che in questi anni hanno attratto turisti sempre più numerosi e attenti a queste caratteristiche”. (ph. Serafin/MountCity)

“Siamo operatori turistici che gestiscono da oltre vent’anni tre locande all’Alpe Devero, in comune di Baceno”, scrivono ora i tre titolari di altrettante locande e rifugi del Devero in evidente conflitto con una minoranza che da anni sa urlare e offendere con slogan banali, “e con la presente, vogliamo comunicare la nostra contrarietà al progetto di collegamento degli impianti sciistici fra la stazione di San Domenico (Comune di Varzo) e la stazione in Alpe Devero (Comune di Baceno) via Monte Cazzola. Dall’istituzione del Parco Naturale siamo coinvolti, insieme all’Ente Parco stesso e alla Regione Piemonte, nella creazione e nello sviluppo di un’area capace di distinguersi e di risaltare in tutto l’arco alpino per la sua unicità e stato di conservazione, peculiarità che in questi anni hanno attratto turisti sempre più numerosi e attenti a queste caratteristiche. Vogliamo fortemente proseguire questo percorso di sviluppo e tutela ambientale. Siamo infatti convinti che la bellezza e la salvaguardia di questo luogo avranno nell’immediato futuro un valore sempre maggiore a beneficio dell’Alpe Devero, del Comune di Baceno, della Provincia del Verbano Cusio Ossola e della stessa Regione Piemonte”. “Crediamo”, concludono gli albergatori, “che la realizzazione di questo collegamento comprometterà inesorabilmente la bellezza di queste montagne e il modello di sviluppo perseguito in questi anni, rendendo l’Alpe Devero una località turistica alpina uguale a tante altre”.

15 thoughts on “No a nuovi impianti! Albergatori schierati in difesa del Devero

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  • 29/09/2017 at 17:19
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    Gli Albergatori di Devero stanno sensibilizzando la gente a un dovere fondamentale, quello della tutela naturale e paesaggistica del proprio territorio di valore inestimabile.
    Lo fanno anche contro il proprio interesse esponendosi personalmente mentre altri che ne avrebbero il dovere preferiscono tacere.
    Viene detto che i nuovi impianti saranno costruiti solamente per sostituire quelli obsoleti senza occupare ulteriori spazi, ma qualcuno ha potuto visionare il progetto definitivo? Dove sono le valutazioni d’impatto ambientale e paesaggistico? E’ possibile parlare di argomenti conoscendo la vera documentazione? Se l’impatto sul versante di Devero, dopo i danni che sono già stati fatti con l’ampliamento delle piste, vorremmo fosse nullo, cioè la pura sostituzione degli impianti esistenti senza sottrarre un metro aggiuntivo, ci siamo chiesti cosa avverrà nella splendida Val Bondolero già parecchio sfruttata? Se invece, come temono in molti, si volesse estendere la copertura meccanica, il danno sul versante di Devero nella Valle Buscagna sarà incalcolabile e ingiustificabile.
    Difficile dire che San Domenico rappresenti un esempio virtuoso di rispetto dell’ambiente alpino e del suo paesaggio. Forse qualche garanzia in più la si dovrebbe avere dalle nostre Amministrazioni.

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  • 27/09/2017 at 19:49
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    Premesso che rispetto le opinioni di questi albergatori che hanno tutto il diritto di esprimere il loro punto di vista, credo che l’articolo presenti alcune affermazioni che non siano esattamente corrette.
    La prima riguarda il passaggio in cui il ” il sindaco di Baceno aveva autorizzato lavori di sbancamento che fino a prova contraria non si potevano e dovevano fare”: affermazione che credo sia totalmente sbagliata. L’autorizzazione a effettuare qualsiasi lavoro pubblico, come sicuramente saprete, viene data dall’ufficio tecnico comunale secondo le norme vigenti, il sindaco è la parte amministrativa che non ha né il compito né la possibilità di far fare lavori a privati e dare autorizzazioni a suo giudizio. Oltre all’ufficio tecnico possono/devono essere richiesti pareri ad altri enti competenti a seconda dell’opera che si va a realizzare (Arpa, Provincia, Regione ecc). Chiederei più correttezza nell’utilizzo dei termini.
    La zona interessata non è Parco naturale ma è pre parco (così come la piana di Devero).

    Detto questo posso dire che seguo da anni il Devero, vado molto spesso e amo molte sue caratteristiche. Ma non credo si possa parlare di tutela ambientale per il mantenimento di due skilift (mi pare uno sicuramente a Gasolio) e una seggiovia. Lo stesso non può dirsi per il mantenimento dell’albergo Cervandone, mezzo distrutto e lasciato lì a cadere. Ben venga se qualcuno investe per riportarlo ad essere usato e produttivo.

    Ovviamente tutte le opere devono essere fatte con la massima condivisione possibile e nel giusto compromesso tra attività imprenditoriali e salvaguardia del paesaggio. Senza esagerare né da una parte né dall’altra.

    A mio parere il fatto che si permetta a molte più persone di godere di queste bellezze naturali è un valore aggiunto.
    Con questo non voglio dire che bisogna far arrivare gli inquinanti suv cittadini dappertutto. Ci sono però altre strade, come funivie, seggiovie, pullman. E su questo la svizzera talvolta insegna.

    Pensate a come sarebbe cambiata la zona Goglio Devero se al posto del mega parcheggio fosse stata realizzata una buona funivia a sostituzione della precedente. Goglio sarebbe rinato, alberghi e attività avrebbero funzionato lì in basso e il Devero sarebbe stato raggiungibile solo tramite impianti. (Basta andare nel Vallese per vedere realtà simili). Sarebbe stato garantito l’accesso a tutte le persone nel rispetto della sostenibilità.

    Invece purtroppo qui si passa da un estremo all’altro: persone che vogliono mantenere tutto così com’è in difesa di una falsa (a mio modesto parere) idea di turismo sostenibile (ripeto, andate al Devero la settimana di ferragosto ma in generale tutto luglio e agosto) e altre persone che pretendono di arrivare col SUV fino a Codelago.

    Ecco, a mio parere la soluzione migliore è nel mezzo, si può e si deve creare un turismo migliore, sia a livello di numeri che di qualità garantendo lavoro e rispetto della natura. Quindi ben venga un investimento che va a sostituire gli impianti esistenti e la creazione di un collegamento Cazzola-Val Bondolero. E ben venga un possibile rilancio di Goglio e magari, se di interesse, dell’albergo Cervandone.

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  • 27/09/2017 at 19:09
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    Perfetto…ho capito da chi non andare a mangiare la prossima volta che salgo al Devero

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  • 27/09/2017 at 10:58
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    No a nuovi impianti.
    Ma è semplice il motivo: con il surriscaldamento del pianeta e con i cambiamenti climatici irreversibili in atto e la tendenza delle temperature a salire (basterebbero solo 2° centigradi in più dell’attuale) la neve e lo sci rimarrà solo un bel ricordo da ammirare nelle cartoline e nelle foto di famiglia.
    Poi se si vorranno utilizzare le seggiovie per ammirare dall’alto pascolare i dromedari e i caravanserragli ,è tutta un’altra cosa.

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  • 26/09/2017 at 22:48
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    l’incompatibilità risiede nel fatto che il nuovo impianto interesserà nuove zone attualmente non disturbate dalla presenza di sciatori e, sopratutto, dal fatto che per far questo si metterà mano all’attuale perimetrazione del Parco ridefinendola in difetto…Questa volta si tratta forse di poca cosa è vero ma il mondo deve imparare a darsi dei limiti invalicabili e accettare questo piccola modifica oggi significa creare il precedente che ne giustificherà decine di altre in futuro e questo non può essere assolutamente consentito!

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    • 27/09/2017 at 00:28
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      Ma non è assolutamente vero! Il nuovo impianto andrà a sostituire i tre esistenti, con la stazione di arrivo leggermente più in alto (qualche decina di metri). Non ci sarà nessun ampliamento delle piste, se non nel versante di San Domenico. Falsa anche l’affermazione che deve essere ridefinito il perimetro del Parco. Gli impianti del Devero, e la piana di Devero stessa, sono già FUORI dal Parco. Si trovano nella zona di pre-parco, che viene chiamata “Zona di salvaguardia”. Questa zona non fa parte del Parco Naturale e comprende l’Alpe Devero, tutta la zona sciistica del Devero, tutta la Val Bondolero e anche i Dossi di San Domenico, che ospitano due seggiovie.

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  • 26/09/2017 at 15:33
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    Una domanda: in che modo la sostituzione di tre impianti con un nuovo impianto, sulla stessa identica linea, comprometterebbe per sempre il Devero?
    Inoltre, qualcuno sarebbe in grado di spiegare cosa c’è di sostenibile in un concetto di turismo che prevede l’afflusso di centinaia di automobili, senza alcuna restrizione, direttamente nella piana di Devero?

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    • 27/09/2017 at 09:30
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      Salve, sono molto interessato alla discussione in quanto frequentatore del Devero. Potrebbe spiegarmi la seconda metà del suo commento, a proposito delle macchine direttamente nella piana?

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      • 27/09/2017 at 10:51
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        Anche e me può spiegare la cosa sulle auto in piana?

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      • 27/09/2017 at 12:36
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        Semplicemente mi fa abbastanza ridere il fatto che il turismo del Devero viene decantato come sostenibile e da preservare quando nella realtà le automobili possono arrivare a centinaia, direttamente alla piana di Devero, senza alcuna limitazione dovuta all’inquinamento provocato. Addirittura nella località Ai Ponti è presente un autosilo. Alla faccia della sostenibilità! E poi viene descritto come la rovina del parco un impianto moderno (e quindi più silenzioso ed efficiente) che andrebbe a sostituire tutti e tre gli esistenti in un colpo solo (tra l’altro gli skilift attuali vanno a gasolio), sullo stesso percorso. Trovo tutto ciò molto contraddittorio

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        • 27/09/2017 at 18:14
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          Buongiorno a tutti, mi permetto di esprimere la mia opinione non come esperto di montagne e impianti ma come amante della montagna e frequentatore del Devero e di San Domenico. La prospettiva di un nuovo impianto, più moderno ed ecologico di quelli attuali, mi pare positiva e potrebbe dare nuovo slancio alle attività presenti all’Alpe Devero e non solo, quindi bar, ristoranti, alberghi, negozi etc etc. Sono d’accordo con N sul fatto che le macchine che arrivano fin sotto alla piana del Devero portano inquinamento, infatti quando ero ragazzo e venni a sapere che avrebbero tolto la funivia, che partiva da Goglio a vantaggio di una strada, rimasi molto perplesso, avrei preferito il rinnovamento della funivia, la creazione di un parcheggio a Goglio che sicuramente oltre a costare di meno avrebbe animato un pò di più il paese che ora mi sembra quasi abbandonato e senza attrattive, inoltre non si sarebbero portati gli scarichi delle auto a ridosso della piana. Credo che una soluzione del genere avrebbe trovato d’accordo anche gli operatori della zona, albergatori e popolazione, piuttosto che la lingua di asfalto che sale fin lassù. Col nuovo impianto e il collegamento con San Domenico, tenendo aperti gli impianti durante la settimana e non solo nei weekend l’Alpe diventerebbe una risorsa per stimolare un nuovo turismo invernale anche di settimane bianche (mi sembra che in generale in Val d’Ossola le settimane bianche non esistono o quasi, ma sono fonte di occupazione e reddito in tutto il resto dell’arco alpino), e il giovamento che avrebbero albergatori e attività farebbe da volano per l’occupazione e la crescita dei paesi di valle che sono fermi, non crescono, anzi i giovani li abbandonano per scendere a valle e trovare occupazioni più redditizie e coinvolgenti. Non vorrei passare per cementificatore a tutti i costi, anzi sono contro la cementificazione selvaggia e credo invece in uno sviluppo sostenibile che contempla la convivenza di gente di montagna col turismo, che è poi quello che fanno in altre valli delle nostre Alpi. Non dimentichiamoci che il turismo dà da mangiare a molti Italiani e non tenerne conto sarebbe una leggerezza quasi imperdonabile. Mi scuso in anticipo con chi potrà magari arrabbiarsi oppure offendersi per le mie parole, ma non era mia intenzione farlo. Ho solo espresso la mia opinione che non prende in considerazione di sconvolgere la bellissima piana del Devero (mi pare di capire che non subirà danni sostituendo i vecchi impianti) anzi di farla conoscere ad un numero sempre maggiore di persone amanti della montagna come me. Ciao

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