La montagna che fece indignare Castiglioni

Per circa quarant’anni i diari di Ettore Castiglioni sono rimasti ignoti al pubblico. Vennero editati nel 1993.

“Si innamorò della montagna senza sapere che quell’amore gli avrebbe spaccato la vita in due”, scrive Polo Cognetti nella prefazione de “Il giorno delle Mésules” di Ettore Castiglioni (1908-1944) (Hoepli, 248 pagine, 24,90 euro). Rileggendo questo classico della letteratura alpina riproposto nella collana “Stelle alpine” curata da Marco Albino Ferrari ci si rende conto che se l’amore in genere viene definito cieco, quello riservato alla montagna di Castiglioni oltre che cieco è totale, inestinguibile, assoluto. Gli studi lo portano alla laurea in legge e poi a Londra per imparare l’inglese e approfondire le materie forensi. Ma non intraprende la professione: si dedica a tempo pieno alla montagna. Il suo nome entra così nel pantheon dei grandi scalatori degli anni Trenta, grazie a centinaia di vie nuove e a un tentativo al Fitz Roy, in Patagonia. È autore di alcune delle celebri guide ‘grigie’ pubblicate dal Cai-Touring (tra queste “Pale di San Martino” del 1935, “Odle Sella Marmolada” del 1937, le due uscite postume “Dolomiti di Brenta” e “Alpi Carniche”). Dai diari di Castiglioni emerge non soltanto la sua smisurata passione per l’alpinismo, non solo lo spirito di amicizia che lo ha legato a compagni di cordata come Celso Gilberti, Gian Battista Vinatzer, Bruno Detassis, Gabriele Boccalatte, Vitale Bramani, ma anche una visione piuttosto prevenuta dell’evolversi del turismo alpino, già prossimo a diventare fenomeno di massa con il lancio di località subito diventate alla moda. Ecco l’impressione che ha fatto a Castiglioni, duro e puro, trovarsi una domenica del 1936 nell’affollato comprensorio di Sestriere creato dalla famiglia Agnelli, in questa città della neve presto replicata a Cervinia con il beneplacito del fascismo imperante.

Lassù una follia collettiva e allucinante

Raramente ho provato in montagna un così profondo disgusto. Montagna? Macché, due o tre cocuzzoli insignificanti con le teleferiche in continuo movimento: sul piano un piccolo gruppo di edifici orribili, in forma di serbatoi d’acqua variopinti. Tutt’intorno uno sciame di gentaglia con gli sci ai piedi, che si esibisce in esibizioni virtuosistiche, che ha imparato a memoria, ripetendo centinaia di volte la medesima pista. Formano un vero carosello di gente affannata e tumultuosa, che sale in teleferica, si precipita in basso a tutta velocità per prendere la teleferica successiva, che ha già prenotato per tutto il giorno… Tutti costoro sono qui per divertirsi? O per godersi la pace di queste sconfinate ondulazioni? Sembrano presi piuttosto da una follia collettiva e allucinante degna di un racconto di Poe…

Ettore Castiglioni

da “Il giorno delle Mésules. Diario di un alpinista antifascista”

4 thoughts on “La montagna che fece indignare Castiglioni

  • 04/10/2017 at 05:01
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    Il senso di disagio, negatività e disgusto anche,spesso, di fronte a questi spettacoli da circo degni più di un luna park che di un ambiente grandioso,mistico, puro nella sua bellezza indescrivibile,come quello alpino,massima espressione della grandezza e del mistero della natura….Condivido pienamente!
    Se fosse qui adesso Castiglioni ne uscirebbe sconvolto. Purtroppo la piovra dello sfruttamento selvaggio ormai si espande in ogni direzione,verticale e orizzontale in montagna, e gli spazi di libertà dagli schiamazzi vuoti, insulsi e fastidiosi di quel genere di turismo tamarro e di superficie son sempre piu ridotti …C’è da fare (volentieri ) ore di percorsi su tracce di sentieri lontani da funivie,ponderali, rifugi, in zone selvagge e impervie che,per fortuna, a conoscerle,ancora esistono!

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    • 04/10/2017 at 10:51
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      Condivido con quanto espresso da Antonella!!!!!

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