Monte Bianco, un massacro evitabile

Quest’estate ci sono stati 11 morti e due dispersi sulle due vie più frequentate per salire al Monte Bianco: bilancio paragonabile a quelli del 1998 e del 2008, quando i morti furono 15. D’altra parte i tentativi per limitare i danni alle persone ci sono stati (ha fatto discutere il decreto che imponeva un equipaggiamento minimo agli alpinisti che volevano salire il Monte Bianco). Il prefetto dell’Haute-Savoie Pierre Lambert ha organizzato un vertice sull’argomento da cui è emersa un’ipotesi del presidente delle guide di Saint-Gervais Pascal Chapelland e del direttore del dipartimento dell’Ensa François Marsigny. L’ipotesi riguarda la possibilità di alleggerire la via del Goûter al Monte Bianco e restituirle la difficoltà originaria. Occorre capire se varrà la pena o meno di togliere un po’ di cavi fissi che aiutano la salita al Goûter dopo essere arrivati con il trenino al Nido dell’Aquila e poi alleggerire anche i cavi sulla cresta del Goûter al Monte Bianco. Tratto che viene considerato come una via ferrata.

Per chi non è informato su quanto si è verificato finora su questa via “normale” francese al Monte Bianco, ricordo queste cifre impressionanti tratte dal mio dossier “Lo scandalo de canalone del Gouter” dell’agosto 2015: tra 1l 1990 e il 2011 sono stati registrati 291 alpinisti soccorsi in 254 incidenti che hanno causato 74 morti e 180 feriti: 12 all’anno in media, di cui 4 morti e 9 feriti. Non ho trovato statistiche aggiornate precedenti il 1990 e, soprattutto, successive al 2011, ma comunque è facile pensare che, in 27 anni, dal 1990 ad oggi, si siano verificati almeno un centinaio di morti e oltre 200 feriti. Non esiste alcun’altra montagna al mondo che raggiunga questo drammatico record. Non riesco proprio a capire come Prefetti, Sindaci, Presidenti, Direttori, ecc davanti a queste cifre possano essere così incoscienti e inconsistenti nelle loro “riflessioni”. Si blatera tanto, in questi tempi, sul “principio di precauzione” : sono queste le interpretazioni che le autorità francesi danno di questo sacrosanto principio?

Nel canalone del Gouter tra 1l 1990 e il 2011 sono stati registrati 291 alpinisti soccorsi in 254 incidenti che hanno causato 74 morti e 180 feriti: 12 all’anno in media, di cui 4 morti e 9 feriti. Nella foto sopra il titolo il titolo il Dome de Gouter.

Ancora una volta l’ineffabile sindaco di Saint- Gervais, Jean Peillex, si è distinto dichiarandosi “indignato” e ha affermato – come fa ogni anno – che “qualcuno deve dire basta a queste assurdità” e ha preso una formidabile iniziativa, strombazzata da tutti i media: una ordinanza in cui fissa le regole per salire lungo la “Voie royale”, la via normale al Bianco nel territorio di Saint-Gervais, disponendo che, sia i burocrati comunali, sia la gendarmeria e la polizia municipale, oltre al comandante del Centro di soccorso, siano tenuti a rispettare tale ordinanza, ricordando che – testuale – “le Mont Blanc ne se gravi pas comme une montagne à vache”. Bellissimo! E che cosa prevede questa “risolutiva” (secondo lui) ordinanza? Udite, udite: “Che ogni aspirante alla vetta del Bianco debba avere con sé berretto, occhiali da sole, maschera da sci (sic!) e crema solare, vestiti caldi più goretex, pantaloni da montagna e sovrapantaloni, scarpe da alpinismo, ramponi, imbragatura con il kit per uscire dai crepacci, corda, piccozza, Gps o bussola più altimetro”.

A seguito di questa incredibile “ordinanza” non era possibile bandire l’ironia e difatti, pochi giorni dopo, Kilian Jornet Burgada, campione spagnolo di ultratrail e di scialpinismo, si è fatto fotografare nudo sulla cima del Bianco per protestare contro queste folli imposizioni e sul suo tweet ha posto questa domanda: “Se si sale dal versante italiano quindi è legale?”. Lo sfottò da parte di Burgada è stato forse troppo teatrale, ma molti alpinisti, e io tra questi, non accettano di essere considerati dal sindaco Peillex una mandria (les vaches appunto) di incoscienti sprovveduti.

Conosco, per averle percorse, 9 vie di salita e/o discesa per il Monte Bianco, e due volte sono sceso dal Goûter che è la via più veloce in caso di maltempo o per altri impedimenti, ed entrambe le volte ho assistito a incidenti uno dei quali mortale. Per questo da anni continuo a denunciare questo scandalo, e per questo ho scritto il dossier che ho diffuso in Italia ed in Francia inviandolo a Club Alpini, Associazioni, Riviste, Siti e soprattutto alle autorità francesi. Il riscontro è stato nullo da parte francese e incoraggiante da parte italiana.

Non riesco proprio a capire come prefetti, sindaci, presidenti, direttori, guide, ecc possano essere così incoscienti e inconsistenti nelle loro “riflessioni”. Giunti a questo punto, dopo le inconcludenti “riflessioni” e la sgangherata “ordinanza” di cui sopra, mi permetto di riprendere seriamente in esame le conclusioni di questo mio dossier. A distanza di due anni, nulla è stato fatto: non sono state minimamente prese in considerazione le diverse ipotesi di soluzioni prospettate, che non erano esaustive ma volevano essere solo un incentivo a cercarne e proporne altre, eventualmente lanciando un bando a livello internazionale. Qui non si tratta di soldi ma di volontà politica e di idee.

“Obiettivo primario”, scrivevo nel 2015, “nella decisione di risolvere, una volta per tutte, questo annoso problema, non è il costo della soluzione che sarà adottata ma la salvaguardia della vita umana: è questo l’imperativo categorico cui tutto deve essere subordinato: salvare una sola vita giustifica qualunque spesa”. Inoltre non è stato fatto nulla di quanto nel “piano operativo” avevo proposto per cominciare ad attuare qualche intervento. Il presidente delle guide e il direttore dell’ENSA, intanto, “cercheranno di capire se varrà la pena o meno di togliere un po’ di cavi fissi che aiutano la salita al Goûter dopo essere arrivati con il trenino al Nido dell’Aquila e poi alleggerire anche i cavi sulla cresta del Goûter al Monte Bianco”. No, non è una barzelletta.

Luciano Ratto

 

Leggi il dossier di Luciano Ratto sulla via normale al Monte Bianco

One thought on “Monte Bianco, un massacro evitabile

  • 03/10/2017 at 09:12
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    E’ difficile salvare vite umane di persone che non se ne curano e preferiscono restare ignoranti , senza impegnarsi in alcuna preparazione se non fisica, qualsiasi cifra si spenda non si ottiene niente, forse solo vietando, recintando come per le pecore…..
    Assistevo a un corso di alpinismo e la parola più frequente sia nelle domande che nelle risposte quando scalavano era: CORRETTO (è, non è, devi essere, devi muoverti in modo…) A un certo punto ho detto che avevo della grappa e sia gli istruttori che gli allievi hanno smesso di spiegare e di chiedere usando quella parola, ma non credo abbiano capito, penso si siano solo sentiti presi in giro.
    Penso che per evitare di morire si debba pensare (e quindi istruire) non alla sicurezza, ma ai pericoli.
    Questo non porta affari, richiede cultura e impone una esperienza dell’andare in montagna, non una certificazione burocratica.
    Non va bene!

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