Sold-out sfiorato in estate, ma non illudiamoci

Sempre più si sta diffondendo un turismo alpino di prossimità, caratterizzato da un assalto sfrenato alla montagna nei soli fine settimana, e quindi con scarse permanenze lunghe e differenziate. Oggi infatti il turista si muove sempre più all’ultimo momento e sempre meno in gruppi organizzati rendendo difficile per chi vive di turismo programmare le proprie attività. Questo è quanto emerge in ottobre da un’inchiesta di Dislivelli, il magazine informatico diretto da Maurizio Dematteis, che ha voluto indagare con particolare concretezza sulla reale dimensione dell’incremento registrato dal turismo alpino nell’estate appena trascorsa.

“A giugno e luglio sui monti”, scrive Chiara Mazzucchi sul nuovo numero della rivista on line, “le seconde case si sono riaperte e gli alberghi delle località più gettonate hanno sfiorato il sold-out. Con una passione riscoperta per i rifugi: le prenotazioni nelle strutture in alta quota dove poter dimenticare traffico e inquinamento ambientale e acustico, sono aumentate del 20%. Anche le case alpine hanno registrato il tutto esaurito”. Un rinato interesse per la montagna? Fino a un certo punto…Ma di molto altro si parla nella rivista che è possibile scaricare gratuitamente cliccando Dislivelli.eu Interessante il resconto dell’iniziativa Whatsalp. Da Vienna a Nizza a piedi sui sentieri alpini, l’impresa è stata realizzata da un gruppo di studiosi del territorio lungo l’intero arco alpino già attraversato nel 1992. In complesso gli studiosi hanno notato che, un quarto di secolo dopo, i giovani sono sensibilmente diminuiti. Che la catena montuosa è colpita al cuore dal cambiamento climatico e dalle sue conseguenze in misura ancora maggiore rispetto a venticinque anni fa. Che emerge il rapido scioglimento dei ghiacciai, con la conseguente perdita di qualità del paesaggio alpino, visibile con chiarezza nell’area del Monte Bianco. Che molti comprensori sciistici stanno effettuando interventi di potenziamento mediante costosi impianti di innevamento, spianamento delle piste e bacini di accumulo, come è possibile vedere chiaramente in Val d’Aosta. Che negli ultimi 25 anni il trasporto di transito su gomma delle merci e le auto private hanno avuto un grossissimo incremento. Niente che già non si sapesse o si intuisse. Ma nello stesso fascicolo di Dislivelli, Enrico Camanni aggiunge un soffio di speranza per il futuro. “Questo momento storico di crisi”, osserva, “può essere visto anche come un momento positivo. Il vecchio modo di fare turismo è finito e c’è bisogno di crearne un altro, innovativo e sostenibile per ambiente ed economia”. E’ un numero particolarmente ricco questo di Dislivelli e vale la pena di sfogliarlo con calma dopo esserselo trascinato sulla scrivania del computer. Da non perdere è il reportage su Weng, frazione di Otro in Alta Valsesia, dove discendenti diretti walser, walser per scelta e neo-rurali hanno rivitalizzato questa borgata alpina. Si parla anche dei dieci parchi nazionali e trentasei regionali per un totale di 1,5 milioni di ettari di territorio protetto in Appennino, un tesoro che sembra non esistere per le rotte del turismo nazionale. Buona lettura!

One thought on “Sold-out sfiorato in estate, ma non illudiamoci

  • 06/10/2017 at 13:47
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    Una lettrice della rivista Dislivelli.eu scrive la seguente interessante riflessione che riprendiamo da Facebook e volentieri pubblichiamo:
    In riferimento alla riflessione introduttiva del numero di Dislivelli di ottobre, vi scrivo come gestore di rifugio e come presidente dell’associazione turistica “Turismo nelle Alpi Liguri” dell’alta Valle Tanaro. Abbiamo riscontrato anche noi, soprattutto in questa calda estate, fruitori dei nostri luoghi che non vanno in montagna con la cultura della montagna. Dove sono?, sidomandano. Cosa posso fare? A cosa partecipo? Quali sono le peculiarità e i luoghi da visitare? Cosa mi propone il rifugista o l’ufficio turistico di zona? La maggior parte avevano semplicemente caldo anche al mare dove non c’era un filo d’aria. Hanno pensato di andare a mangiare in montagna prendendo d’assalto i rifugi (parlo soprattutto per noi) come un ristorante qualsiasi, con richieste oltremodo assurde per i nostri luoghi e con la frenesia che si usa abitualmente in città.
    Un po’ di colpa non l’avranno i grossi centri montani che hanno voluto trasformarsi in “città” di montagna, che a parte il panorama e il fresco ti sembra di stare nelle piazze dei centri con negozi, bar e aperitivi?
    Non solo manca una promozione organica, ogni valle fa da se e chi è più bravo vince, chi ha più mezzi economici per interessare ospiti stranieri (sono quelli che amano maggiormente i nostri territori nella loro semplicità) supera gli altri di gran lunga, chi ha amministratori lungimiranti e interessati che aiutano il territorio e guardano al di là della semplice burocrazia di tutti i giorni e non lasciano la promozione in mano alle pro-loco (meno male che ci sono, nulla contro di loro, anzi) riescono a costruire un turismo come formula vitale per gli abitanti rimasti, o i pochi che arrivano con tanta buona volontà, spesso vengono scoraggiati prima ancora di ristrutturare un rustico per la trasformazione in attività ricettiva. Manca la mentalità di fare rete, di far si che quel che sai fare tu lo insegni a me, oppure ti mando l’ospite interessato a farlo, ormai mi rendo conto che scarichiamo le responsabilità sugli altri, ma non vogliamo farci sentire, non abbiamo la volontà di costruire un’offerta insieme, ci accontentiamo di fare coperti e cerchiamo anche noi nelle nostre valli dimenticate di trasformarci in rifugi-ristoranti con menù e portate da gourmet.
    Sicuramente non è facile, parlo per me, incentivare a fare piccoli trekking, ad andare in bicicletta, a organizzare giornate per i ragazzi. All’inizio è durissima, hai poco riscontro, soprattutto se i tuoi mezzi economici non ti permettono azioni di marketing mirate, ma poi si ingrana, si riesce, ma il totale disinteresse dei colleghi anche solo nel condividere un’iniziativa su facebook ti scoraggia moltissimo, anche se questi colleghi li hai coinvolti e ci ricavano anche loro una piccola fetta. Combattiamo io e pochi del direttivo nel far capire a tutti che se parliamo del luogo e facciamo vedere le nostre bellezze le persone arrivano e sono quelle giuste, non è importante parlare del rifugio o del ristorante o dell’albergo, intanto per rimanerci e visitarlo e fruirlo avranno bisogno di noi. Scusate la riflessione poco ottimistica, ma noi dobbiamo cambiare e capire che se continuiamo ad essere chiusi in noi stessi verremo presto dimenticati, i turisti i veri amanti dei monti e dei territori andranno sempre più nei luoghi blasonati e pubblicizzati, organizzarci insieme è l’unico mezzo per non sopravvivere. Passata l’estate per noi è arrivato il periodo del mugugno, non del darsi da fare per programmare e per far si che anche l’autunno e l’inverno pur senza alcun impianto porti ospiti anche per noi. Cordiali saluti e spero capiate il mio sfogo che vuole solo essere costruttivo.
    Marina Caramellino – Rifugio Pian dell’Arma di Caprauna – 3371083410
    Presidente Associazione Turismo nelle Alpi Liguri – Sede Ormea (CN)

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