La croce sradicata sulla vetta degli orrori

La notizia che la croce in vetta alla Grignetta sabato 7 ottobre 2017 è stata sradicata dalla sua base e la madonnina che si trova ai suoi piedi decapitata (forse) da una raffica di vento aggiunge un tassello alla storia tormentata di questa montagna tanto cara agli alpinisti lombardi e a quelli milanesi in particolare. Perché quella cima raggiungibile in molti modi, ma principalmente lungo la cresta Cermenati in un dedalo di roccette, è stata teatro di ogni genere di violazioni e sconcezze fin dai tempi del fascismo che impose bene in vista sulle Grigne un monumentale fascio da combattimento. Ma più che la croce in ferraglia ora sradicata, la visione della Grignetta si associa da tempo al Bivacco Ferrario con la sua forma simile al modulo LEM dell’Apollo 11. Un capolavoro di cattivo gusto, e il fatto che qualche incauto alpinista chiudendosi là dentro per sfuggire a una tempesta si sia salvato le penne, non lo rende più gradevole.

Walter Bonatti negli anni Ottanta in vetta alla Grignetta accanto ai medaglioni bronzei con le effigie degli alpinisti del passato, poi rimossi (ph. Serafin/MountCity). Nella foto in alto sopra il titolo il bivacco Ferrario e la croce sradicata dal vento.

Il problema è, come sottolinea Mountain Wilderness in un documento del 2011 sulle croci di vetta, “che su creste, pendici e vette sorgono ovunque ingombranti strutture di diverso tipo, da quelle tecnologiche a quelle più dichiaratamente simboliche, portatrici di messaggi storici, religiosi, artistici o fantastici”. Insomma, lassù sulla Grignetta, conosciuta anche come Grigna merdionale, più che mai la montagna è stata usata come palcoscenico di ambizioni personali o di gruppo, per imporre convinzioni religiose e marcare il territorio con un proprio segno inconfondibile. Tant’è vero che negli anni Ottanta chi giungeva in vetta si trovava a tu per tu con una serie di medaglioni bronzei in grande formato in cui comparivano i volti di alpinisti illustri del passato, tutti accuratamente murati nel calcare. Successivamente, per fortuna, qualcuno ha deciso che quello non era il posto più opportuno per rendere un simile omaggio agli eroi delle scalate e ha saggiamente fatto rimuovere i medaglioni. Come se ciò non bastasse, per diverso tempo e senza che nessuno o quasi trovasse da ridire, un simpatico “sherpa della Grignetta” ora salito nel regno dei più ha trasformato la vetta nel suo privato spaccio di bibite, fiaschi di vino e panini, con tanto di ripostigli appositamente scavati nella roccia e dotati di sportelli a tenuta stagna e con panche in cemento dove sostare e brindare alla vetta conquistata. Nei giorni di festa il citato “sherpa” saliva lassù con una gerla colma di mercanzie e innalzava un tricolore per far sapere alla clientela ancora in fase di avvicinamento che il suo “esercizio” era in funzione. Il sospetto è adesso che se il colpo di vento del 7 ottobre si fosse portato via, oltre alla croce, anche quell’obbrobrio del bivacco, sarebbero in molti a compiacersi per questa nostra amata Grignetta tornata pulita e libera da ideologie. (Ser)

5 thoughts on “La croce sradicata sulla vetta degli orrori

  • 30/10/2017 at 15:30
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    Grazie al lettore per averci informato sulla croce della Grignetta che, a quanto precisa il sito valsassinanews.com, era stata (provvisoriamente?) risistemata da alcuni volontari ballabiesi dopo essere stata abbattuta da un probabile atto vandalico. A prendersi di nuovo cura del manufatto è stato domenica 29 ottobre 2017 il gruppo escursionistico “Lupi delle vette” che, come si apprende in rete, risulta vicino alla formazione di ultradestra “Libertà e azione”. Resegoneonline.it precisa a sua volta che il CAI Ballabio sta lavorando al progetto di una nuova croce.

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  • 29/10/2017 at 22:09
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    Per la cronaca: oggi, domenica 29.10, la croce è stata ripristinata ad opera di un gruppo dichiaratamente filo-nazista. Prosit.

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  • 17/10/2017 at 11:08
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    Mi pare giusto che la soluzione – croci sì, croci no – vada cercata nel solco della tradizione con l’aiuto del senso della misura, perché il rapporto con il sacro ha un suo peso tutto speciale ed esige un particolare rispetto, come ebbi a scrivere su LO SCARPONE dell’agosto ’98. Mi sembra emblematica e ricca di significati la celebre foto (presa dall’elicottero) di Bonatti appoggiato alla croce di vetta del Cervino dopo la memorabile impresa del 1965 sulla Nord; croce che fu eretta nel 1902 dalle guide e che porta i nomi antichi di Zermatt e Valtournenche. I due paesi si quotarono per sostenere le spese. Alpinismo, storia, fede, tradizione, identità locali; tutto ciò è presente in quella croce.

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  • 09/10/2017 at 11:10
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    Mah… premettendo che anch’io considero un vero obbrobrio quel bivacco, e che, pace all’anima sua, quando salivo in vetta anni fa con il venditore di panini con stereo a manetta mi giravano i cosidetti non poco, dubito anch’io come la stampa lecchese che si sia trattato solo del vento. Come leggo nel commento precedente, anch’io andrei cauto con le accuse (sui social già si punta il dito contro chi come MW non vuole le croce sulle vette). L’oltraggio religioso poi lo escluderei: la madonnina è stata decapitata non certo dalla presenza dell’Isis ad alta quota ma semplicemente perchè forse le è caduta addosso la croce (così difficile da capire??). Propongo un’altra tesi più verosimile: più che atto vandalico, non è che è colpa dei soliti quattro imbecilli che hanno preso la moda di farsi i selfie arrampicandosi sulle croci di vetta? E che questa, un po’ vetusta, non abbia retto al peso?

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  • 08/10/2017 at 21:27
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    Sono lecchese, e sulla nostra stampa locale si da per certo l’atto vandalico “iconoclasta”, con commenti di “autorevoli” esponenti di associazioni locali che scagionano il vento dall’ “atroce delitto”, imputandolo a non ben precisati personaggi che avrebbero dato segnali delle loro intenzioni con altrettante non meglio precisate “avvisaglie sul web”. Tralasciando le fantasiose ipotesi di terroristi islamici in alta quota, e invitando a presentare denunce precise e non a insinuazioni poco chiare, temo che si voglia invece puntare il dito contro chi, più che legittimamente, da tempo contesta il proliferare di mega croci e altre strutture di dubbio gusto sulle vette delle montagne. Premetto che, se fosse stato veramente un atto vandalico, sarò il primo a denunciare l’azione come deplorevole. Ma questo non deve essere un pretesto per screditare chi, avendo una diversa visione delle vette e dell’ambiente montano, digerisce a fatica tonnellate di cemento e acciaio sui cocuzzoli montani, siano simboli religiosi o altro.

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