Così Messner ringiovanisce sullo schermo

Reinhold Messner durante le riprese di “La montagna sacra – Ama Dablam” (ph. Lars Jacobsen, per gentile concessione) e, nella foto sopra il titolo, con il figlio Simon che lo interpreta sullo schermo.

L’alpinismo può anche essere un male inguaribile che si trasmette di padre in figlio, un morbo ereditario seppure benefico. Dal padre Reinhold, maestro assai più che eccellente, il giovane Simon Messner ha notoriamente ereditato la passione per le scalate. Non pago di ciò, Simon ha accettato di assumere le vesti del padre nel film “Der heillige Berg – Ama Dablam” (La montagna sacra – Ama Dablam) presentato con grande successo con quasi 700 persone (e molte altre rimaste fuori) e la presenza del sindaco Peter Brunner, al Forum di Bressanone, per l’International Mountain Summit® (IMS), giunto alla nona edizione. E’ questo il secondo impegno registico di Reinhold per la trasmissione televisiva austriaca Bergwelten di ServusTV. Le riprese lo hanno portato in Nepal verso l’Ama Dablam, la montagna sacra dei sherpa, che più di 500 anni fa migrarono qui nella regione Khumbu nel Nepal nordorientale dal Tibet. Particolare curioso. Quando nel 1979 l’Ama Dablam venne concesso agli alpinisti, fu un altro figlio illustre a cercare di salire sulla montagna sacra con altri tre neozelandesi. Si trattò di Peter Hillary erede alpinistico del padre sir Edmund, il conquistatore del Monte Everest. Ma il 25 ottobre una valanga di ghiaccio travolse i quattro alpinisti uccidendone uno e ferendo gravemente gli altri tre. Fu Reinhold Messner, insieme con Oswald Oelz, Wolfgang Nairz, Horst Bergmann e Horst Fankhauser, a organizzare immediatamente una rischiosa operazione di salvataggio.

Talvolta comunque il morbo si trasmette, oltre che di padre in figlio, anche da nonno a nipote. Il caso più recente e clamoroso fu quello del compianto lecchese Marco Anghileri che sulla Civetta ha messo la sua firma con la prima ripetizione solitaria invernale della “Solleder”. Marco era erede di una straordinaria tradizione familiare. “Un uomo delle pareti era suo nonno”, puntualizza Giorgio Spreafico, impeccabile cronista e storico dell’alpinismo, “addirittura una star degli appigli è stato suo padre Aldino, un drago inarrestabile e sorridente era l’indimenticabile fratello Giorgio portato via da un crudele incidente stradale”. (Ser)

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