Il Nobel Kosterlitz e l’ignoto in montagna

Mike Kosterlitz mentre illustra le sue formule e sopra il titolo fotografato da Ken Wilson lungo la sua leggendaria fessura in Valle dell’Orco. Nel ’68 tracciò una via nuova con Dick Iserwood sulla nord del Badile, la famosa “via degli inglesi” rimasta a lungo senza ripetizioni.

“I miei anni da arrampicatore sono stati molto importanti per me ed è davvero una cosa speciale essere premiati per quelle mie prime scalate”. Era emozionato Michael Kosterlitz, 74 anni, Premo Nobel per la fisica nel 2016, quando ha ricevuto il Climbing Ambassador by Dryarn® di Aquafil degli Arco Rock Legends nell’ambito dell’edizione 2017 del Rock Master Festival. Tutta la città di Arco e il Garda Trentino si sono uniti nel celebrare questa leggenda nel mondo dell’arrampicata, famoso per aver scalato per la prima volta la fessura che porta il suo nome alla base del Sergent, in Valle dell’Orco, culla del Nuovo Mattino torinese. In questa circostanza Kosterlitz è stato intervistato per “Il manifesto” da Eleonora Martini. Come concilia, gli è stato chiesto, la sua passione per l’alpinismo con l’impegno nelle ricerche? “Quando arrampichi”, ha replicato, “la mente si svuota di tutto, tranne di ciò che vedi attorno a te…quando sei in parete pensi solo a non morire”. Concetto sicuramente condiviso dalla stragrande maggioranza di chi va in roccia, ma detto da un padre dell’alpinismo, per giunta premio Nobel, acquista un significato particolare. Forse perché l’alpinismo come l’amore ha talvolta problemi di comunicabilità. Ciò che si prova arrampicando come quando si fa l’amore viene spesso espresso confusamente o taciuto per una sorta di pudore. Questo spiegherebbe perché un grande scalatore come Kosterlitz viene accolto dalle minoranze arrampicanti come una figura paterna e non si fa pregare nel rilasciare illuminanti dichiarazioni su questa grande passione della sua e di tante altre vite, facendo circolare idee e riflessioni. Questa, per esempio: in montagna come nella fisica, spiega il vecchio Mike, ci si muove nell’ignoto e si fa quello che si vuole: qualche volta funziona, qualche volta no. Kosterlitz è nato ad Aberdeen in Scozia nel 1943, figlio di ebrei scappati nel 1934 dalla Germania nazista. Quando arrivò in Italia nel ‘69 era già un arrampicatore di rilievo.(Ser)

One thought on “Il Nobel Kosterlitz e l’ignoto in montagna

  • 11/10/2017 at 10:18
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    Non sono un arrampicatore per cui ho sempre pensato che la preoccupazione di non morire che mi ha accompagnato durante le poche esperienze di roccia potesse derivare solo dall’inesperienza.
    L’affermazione in cui Michael sostiene che in parete si pensi solo a non morire, anche se si è esperti, apre ad una domanda legittima: che necessità nascosta ha l’uomo di mettere in pericolo gratuitamente la propria vita? Forse crediamo ancora alla superiorità del giorno da leoni rispetto ai 100 da pecora? Per fortuna c’è chi arriva anche a ricevere il premio Nobel a 74 vivendo da leone della fisica piuttosto che dell’alpinismo.

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