Avvicinare le montagne, nell’Ossola ci provano

Si parla, anzi si vocifera da tempo del progetto di collegamento tra l’Alpe Devero e San Domenico – Ciamporino, tra le valli ossolane Divedro e Antigorio, attualmente in fase di verifica. Cercando di saperne di più dai presunti interessati si sono potuti finora ricevere inviti a occuparsi d’altro. Adesso però la musica è cambiata. Si avverte un giustificato desiderio di trasparenza dopo che sulla questione si sono espressi negativamente in parecchi, a cominciare da tre albergatori del Devero con una lettera al presidente della Regione Piemonte e a Mountain Wilderness prontamente rilanciata in questo blog. Un segnale positivo arriva ora dall’Unione Montana Alta Ossola di cui fanno parte i comuni di Baceno, Crodo, Formazza, Montecrestese, Trasquera e Varzo (www.unioneantigoriodivedroformazza.it) che “sull’importante argomento” organizza un evento informativo aperto al pubblico lunedì 16 ottobre alle ore 21 nella sala convegni del Foro Boario di Crodo (VB). Il tema dell’incontro, “Avvicinare le montagne”, è indubbiamente suggestivo. Dopo un’introduzione di Bruno Stefanetti, presidente dell’Unione Montana Alta Ossola, viene illustrata la proposta di un accordo territoriale “per l’integrazione del sistema delle valli Divedro e Antigorio”. Intervengono Andrea Malagoni, responsabile sviluppo strategico San Domenico Ski e Paolo Cavagli, Andrea Rolando del gruppo progettazione. Progettazione di che cosa? L’annuncio non lo dice, il progetto dev’essere ancora blindato. Ma occorre più che mai in questo momento lanciare messaggi rassicuranti a chi ritiene, amandolo svisceratamente, che il meraviglioso Devero sia sotto assedio.

Ricapitolando per chi si fosse perso qualche passaggio, sull’argomento è intervenuta di recente l’associazione Mountain Wilderness spiegando le ragioni per cui è necessario opporsi al nascituro “accordo territoriale” (vedere mountcity: http://www.mountcity.it/index.php/2017/09/26/no-a-nuovi-impianti-albergatori-schierati-in-difesa-del-devero/). Gli impianti, per ora solo sulla carta, comportano infatti non solo skilift, funivie e seggiovie, ma strade di servizio e di accesso, posteggi e garage, alberghi, centri benessere, self-service, bacini idrici atti all’innevamento artificiale mentre gli incantevoli laghetti del Devero minacciano di prosciugarsi sotto l’incalzare del global warming e in seguito alla rarefazione delle nevicate. Va precisato che un progetto di collegamento risale addirittura agli anni Settanta dello scorso secolo, come ci ricorda Il Fatto Quotidiano e come era stato pubblicato in questo sito (http://www.mountcity.it/index.php/2016/01/03/una-storia-dimenticata-in-meridiani-montagne-cosi-naufrago-il-ve-de-for-e-lincanto-del-devero-fu-salvo/). Ma era un’epoca di vacche grasse per lo sci, e si era convinti che la “valorizzazione” della montagna passasse dai comprensori sciistici, che più grandi erano e meglio era. Fu allora che nacque in Piemonte il Ve.De.For. cioè il citato progetto di un comprensorio sciistico che prevedeva il collegamento tra Alpe Veglia, Alpe Devero, Val Formazza, nel Nord della regione, in Val d’Ossola: 113 chilometri di piste e persino impianti per lo sci estivo, dove vi erano solo e tuttora vi sono pascoli e natura incontaminata, a parte alcuni impianti idroelettrici.

Mountain Wilderness si chiede nel suo sito come sia possibile ipotizzare all’Ape Devero ampliamenti di domini sciistici a simili quote alla luce dei cambiamenti climatici in atto, che già ora stanno creando notevoli problemi anche a stazioni a quote più elevate, costrette per sopravvivere a far leva sulla “generosità” degli enti pubblici (quali la Regione Piemonte), e quindi di noi cittadini contribuenti. Il Devero, per le sue peculiarità storiche, paesaggistiche e naturalistiche, è stato inserito nel primo gruppo di aree naturali protette istituite dalla Regione Piemonte del 1978. E oggi, dopo decenni di attività da parte dell’ente di gestione, costituisce un mirabile esempio di integrazione fra natura, attività agropastorali e turismo. Scelte che hanno pagato, come dimostra il notevole apprezzamento da parte dei molti frequentatori che giungono in ogni stagione, inverno compreso. Tra l’altro, l’ipotizzato collegamento impiantistico sarebbe in palese contrasto con provvedimenti che la Regione Piemonte ha da poco approvato, nel rispetto delle regole dell’Unione Europea e della Direttiva Habitat e Uccelli, quali le misure di conservazione dei siti della rete Natura 2000 comunitaria. Sull’area interessata insiste una ZPS (Zona di Protezione Speciale della Direttiva Uccelli), all’interno della quale le norme non prevedono ampliamenti d’impianti ma solo il loro adeguamento tecnico, anche con la riduzione numerica degli stessi. Sul progetto prende posizione anche il presidente delle Aree Potette dell’Ossola Paolo Crosa Lenz. “In merito alla deliberazione del Comune di Baceno ‘Condivisione documento dell’Ente Gestione Aree Protette dell’Ossola a favore della realizzazione di un collegamento impiantistico di risalita fruibile tutto l’anno tra la Valle Divedro e la Valle Antigorio’ (Delibera n. 24 del 26/09/2017)”, scrive più che mai Crosa Lenz deciso fare chiarezza (Fonte:http://www.ossolanews.it/ossola-parchi/crosa-lenz-sul-collegamento-san-domenico-devero-progetto-da-noi-mai-condiviso-10573.html#.Wd3pMpejrHE.facebook), “preciso che l’Ente di gestione delle aree protette dell’Ossola non ha mai deliberato in tal senso”. E aggiunge Crosa Lenz: “La deliberazione a cui si fa riferimento è stata assunta dalla ‘Comunità delle aree protette’ che è costituita dai Sindaci dei Comuni del Parco (gli stessi Sindaci che hanno sottoscritto il protocollo d’intesa con la società proponente per la realizzazione dell’iniziativa), dal Presidente della Provincia del VCO e dai presidenti delle due Unioni montane ‘Valli dell’Ossola’ e ‘Alta Ossola’, ma non dal Parco. L’Ente di gestione delle aree protette dell’Ossola si trova nella posizione di Ente gestore del SIC/ZPS ‘IT1140016 – Alpi Veglia e Devero, Monte Giove all’interno del quale si dovrebbero sviluppare in parte gli interventi proposti ed in questa veste avrà il compito di esprimersi, secondo le procedure di legge, nel merito tecnico e sotto il profilo normativo a cui è sottoposto l’intervento, esercitando il proprio ruolo a presidio della conservazione degli habitat e delle specie che come patrimonio di biodiversità hanno portato al su citato riconoscimento nell’ambito della Rete Natura 2000 dell’Unione Europea, nonché a garanzia del rispetto delle finalità delle aree naturali protette come stabilite dalla legislazione regionale e nazionale in materia”.

“Nel rispetto del proprio ruolo istituzionale”, conclude Crosa Lenz, “l’Ente di gestione delle aree protette dell’Ossola ha garantito, sin dal suo primo coinvolgimento, la propria disponibilità a concertare con le istituzioni strategie di gestione sostenibile accogliendo in tal modo la sfida di coniugare la tutela del territorio, della biodiversità e del paesaggio (primo compito istituzionale di un Parco naturale) e le esigenze di sviluppo economico del territorio. Un Parco non potrà mai dichiararsi proponente e favorevole ad un progetto che porta ad un collegamento via fune tra la vetta del Monte Teggiolo e Baceno, passando per San Domenico, Bondolero e la vetta del Monte Cazzola, pur riconoscendo il valore e l’utilità dell’opera di compensazione della funivia proposta tra Goglio e Devero. Qualsiasi forzatura in merito sarebbe una ‘manipolazione genetica’ rispetto al DNA istitutivo del Parco. Nel futuro di Devero si prospettano due modelli di turismo: il turismo dei grandi Caroselli basato su chi va in montagna in seggiovia inverno ed estate e il turismo naturalistico basato su chi cammina lentamente e liberamente inverno ed estate. Il luna park e la natura. Dovere di un Parco è controllare il primo per tutelare e proteggere la seconda. Tanto dovevo per corretta informazione e tutela della dignità istituzionale dell’Ente di Gestione delle Aree Protette dell’Ossola e mia personale”.

Sempre dal sito Ossola news che pubblica l’apprezzabile precisazione di Crosa Lenz emergono particolari inquietanti. Si apprende (http://www.ossolanews.it/ossola-news/salviamo-il-paesaggio-contro-il-collegamento-sciistico-san-domenico-alpe-devero-10425.html) che “in nome delle compensazioni ambientali (che tra l’altro andrebbero impiegate in interventi pro-ambiente e non altrove), le amministrazioni locali dei Comuni interessati al collegamento sciistico stanno modificando i piani regolatori, stanno cioè svendendo ancora una volta il patrimonio storico, culturale, paesaggistico, ambientale e naturale del territorio nelle mani di fantomatici investitori forestieri, che così tanto bene ricordano i tempi andati dell’esilarante progetto Ve-De-For”. Da Ossola News emerge altresì il quadro di “un bel mega comprensorio sciistico dai costi finanziari e ambientali allucinanti, con benefici economici per le comunità locali tutti da dimostrare (anche se sbandierati come certi), mentre si sa, la montagna va incontro ad inverni sempre meno freddi e sempre meno nevosi. Non a caso, sono già pronti i contributi pubblici (18 milioni di euro regionali) per laghi, laghetti e bacini, pozzi e pozzanghere, atti all’innevamento artificiale e altre incredibili amenità, teoricamente creative, ma propagandate con un’infantilità disarmante e con un coraggio inverosimile”. Si apprende altresì dalla stessa fonte una generalizzata preoccupazione perché “quando l’imprenditoria e la politica si fanno beffe di leggi e normative, sfidando i ricorsi legali e gli esposti alla magistratura, siamo davvero messi male e ancor peggio siamo rappresentati nelle istituzioni dello Stato”. Anche il comitato “Salviamo il paesaggio Valdossola” si schiera, a quanto si apprende, contro il progetto (fonte: http://www.ossola24.it/index.php/11602-collegamento-sciistico-san-domenico-alpe-devero-mobilitazione-del-mondo-ambientalista). “In Val d’Ossola”, si spiega in un comunicato, “da parecchio tempo si parla di faraonici progetti per lo sviluppo degli sport invernali per lo sci da discesa, con realizzazione di nuovi impianti a fune e di annesse strutture di accoglienza turistica, a vantaggio di masse ipotetiche di sciatori domenicali, nella più irrazionale ed anacronistica logica di frequentazione della montagna ‘mordi e fuggi’. Progetti e studi di fattibilità sono concepiti nell’illusione di poter collegare l’area di San Domenico-Ciamporino con il Parco del Devero (nuova seggiovia del Cazzola, più lunga, più grande e più bella), probabilmente anche la cima del Cistella (nuovo rifugio-albergo-centro-benessere Leoni), attraverso il Bondolero e forse più in là fino alla Formazza, o addirittura verso il Vallese via Binn o via Trasquera-Sempione (impianti del Monte Teggiolo in arrivo). Perché no? Del mega comprensorio sciistico si parla anche per i costi finanziari e ambientali allucinanti, con benefici economici per le comunità locali tutti da dimostrare (anche se sbandierati come certi), mentre la montagna va incontro ad inverni sempre meno freddi e sempre meno nevosi”.

Lo storico albergo Cervandone misteriosamente bruciato, non certo per autocombustione, un paio d’anni fa in inverno. (ph. Serafin/MountCity)

Il malcontento inequivocabilmente sale e lo si avverte non soltanto sui social e sui media, compresi quotidiani generalisti come La Stampa e il già nominato Fatto Quotidiano. L’organizzazione Gea Vco Naturaliter, che rappresenta 48 guide escursionistiche ambientali della Regione Piemonte regolarmente iscritte nelle liste provinciali, esprime con toni vibranti la propria contrarietà (fonte: http://www.ossola24.it/index.php/11598-collegamento-tra-san-domenico-e-devero-contrarie-48-guide-escursionistiche). “Le Guide Escursionistiche Ambientali, per propria vocazione professionale”, spiega il presidente di Gea Vco Naturaliter Paolo Borra, “perseguono obiettivi di tutela e salvaguardia degli ambienti naturali nei quali accompagnare e dei quali spiegare le caratteristiche a singoli o gruppi di persone. Ne consegue che la modifica dell’ambiente e del paesaggio del Devero (Parco ed aree contigue), interessate dal progetto di costruzione di nuovi impianti di risalita, non potrà che ostacolare gli obiettivi e le attività della professione. I territori di Devero, Val Bondolero, Val Buscagna, Monte Cazzola e limitrofi rappresentano zone rare per conservazione e bellezza, uniche in tutte le Alpi e in Europa. Il loro vero valore è mantenere questa unicità, quella che attira sempre più turisti/escursionisti soprattutto stranieri, amanti degli ambienti naturali veri e integri. Proprio con l’intento di perseguire azioni volte allo sviluppo di un turismo sostenibile, già nel 2012 Gea Vco Naturaliter aveva aderito alla Cets (Carta Europea del Turismo Sostenibile) promossa dal Parco Naturale Veglia Devero – Aree Protette dell’Ossola, e ancora oggi continua il percorso di rinnovo della nuova Carta per il prossimo quinquennio”. E’ tanto pretendere, a fronte di tante prese di posizione, un briciolo di trasparenza? Dopo l’incontro informativo del 16 ottobre a Crodo si conoscerà finalmente nel dettaglio la ricetta dell’annunciato “processo di partecipazione innovativo per lo sviluppo sostenibile dei territori”? (Ser)

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