Che lingue parlano i grandi camminatori

La GTA attira irresistibilmente tedeschi e olandesi.

Una babele di lingue è quella che di frequente sembra di avvertire camminando sui sentieri delle Alpi. Che, come noto, fanno da cerniera con l’Europa ed è logico che sia così. Tuttavia la babele è in alcune zone più evidente. In Piemonte, all’albergo Montagnard di Balme si stupiscono quando un italiano è in cerca di alloggio. La clientela qui è perlopiù tedesca e il motivo lo si comprende facilmente. L’albergo è anche posto tappa della Grande Traversata delle Alpi e su questo itinerario escursionistico che unisce tutto l’arco alpino occidentale nella Regione Piemonte la lingua ufficiale è il tedesco (e, in sottordine, il francese e l’olandese).

Ispirato negli anni Ottanta dall’esperienza francese della Grande Traversée des Alpes, il percorso cerca di privilegiare i luoghi meno conosciuti dal turismo di montagna in 55 tappe della durata da cinque a otto ore di marcia. “Quella che era stata un’idea pilota per tutte le Alpi”, osservò tempo fa Enrico Camanni, “e un atto di fiducia nella capacità pubblica e privata di organizzare intorno all’idea forte dell’escursionismo il futuro del turismo dolce della montagna, si è rivelata una proposta apprezzata quasi esclusivamente dai tedeschi e dagli olandesi, paradossalmente pubblicizzata da editori d’oltralpe e personaggi di larghe vedute come il geografo Werner Bätzing, straniero anche lui”.

Al rifugio Boz nelle Dolomiti Bellunesi cresce il passaggio di stranieri per merito della Fondazione Dolomiti Unesco come asseriscono i gestori Daniele e Ginetta che domenica 10 settembre 2017 hanno festeggiato i loro 35 anni di gestione. Ph. Serafin/MountCity

Più di recente una positiva azione di marketing sembra averla compiuta nelle Dolomiti l’Unesco da quando nel 2009 ha riconosciuto le Dolomiti Patrimonio dell’Umanità. La conferma viene dal sito Altitudini dove i gestori del rifugio Boz nelle Dolomiti bellunesi confermano a Teddy Soppelsa di avere visto crescere il passaggio di turisti un po’ da tutto il mondo, e tutto per merito della Fondazione Dolomiti Unesco. “Israeliani non mancano mai, ma spesso sono coreani, neozelandesi, canadesi, americani e anche brasiliani”, confermano Daniele e sua moglie Ginetta. “Arrivano dopo giorni di cammino lungo l’Alta Via n.2 o l’Alta Via Europa 2 che parte da Innsbruck. Invece sono calati gli italiani e i tedeschi che avevano hanno fatto la fortuna delle alte vie”. Già, chissà perché il seme gettato da iniziative come la GTA presso i camminatori italiani non ha attecchito che in parte. Si può sperare che la moda del turismo lento lungo le alte vie e i tradizionali percorsi di pellegrinaggio possa invertire la tendenza? E potrà compiere il miracolo la Fondazione Dolomiti Unesco a cui molti guardano speranzosi? (Ser)

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