Il Tirolo dice no alle Olimpiadi invernali

Accanto al voto per il rinnovo del parlamento nazionale, il 15 ottobre 2017 i cittadini del Tirolo sono stati chiamati a esprimersi tramite referendum sulle Olimpiadi invernali 2026. Il 53,35 % dei votanti (affluenza alle urne 58,43% degli aventi diritto) ha detto no. Clamoroso il risultato del capoluogo Innsbruck 67,41% di voti contrari, ma anche paesi come Kitzbuehel, che ospita gare di Coppa del Mondo, non hanno voluto le Olimpiadi, 52,4%. Si conferma così la tendenza che ogni qualvolta i cittadini siano chiamati a esprimersi con la democrazia diretta, la maggioranza di questi rimanga contraria ai grandi eventi sportivi. Valgardena con i mondiali di sci alpino, 1997, Budapest 2024 Olimpiadi estive, Monaco di Baviera, St. Moritz, Stoccolma, Olso per quelle invernali, tutte città che hanno espresso determinata contrarietà ai grandi eventi.

Già nel 1993 e 1997 i cittadini tirolesi avevano rifiutato questo appuntamento. Queste ultime olimpiadi tirolesi erano state presentate come evento teso alla sobrietà: spese al minimo, utilizzo degli impianti esistenti, valutazione di esportare nel Tirolo del Sud, Bolzano e Trentino, alcune gare, proprio per incidere il meno possibile nell’occupazione di spazi liberi. Nonostante queste promesse, nonostante l’importanza strategica dello sci alpino nel turismo austriaco, la maggioranza dei tirolesi non vuole più saperne di questi appuntamenti.

Non si vogliono più sperperare soldi pubblici: quanto è rimasto di intatto nella natura va preservato, non si vogliono caos e traffico. Queste le motivazioni che hanno spinto i votanti a bocciare la proposta dei loro governanti. Visto il risultato, la Svizzera che voleva candidare Sion, ha rinviato la decisione al settembre del 2019. Mentre in Italia non si offre alcun ripensamento ai mondiali di sci alpino 2021 imposti, senza alcun giudizio popolare, su Cortina d’Ampezzo.

Luigi Casanova

Mountain Wilderness

Nella foto sopra il titolo antichi inverni in Tirolo (archivio MountCity)

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