Natura e tecnologia, un circolo virtuoso?

Oggi le Alpi sono una delle zone montuose più popolate al mondo. Ma per fortuna, come precisa Der Spiegel in un’inchiesta di cui ha riferito mountcity.it, la ricerca e la tecnologia creano nuove idee, che possono continuare a cambiare l’immagine di queste montagne, facendola passare da una “rigida eternità a un vivace dinamismo”. Ma quanto la wilderness ha da spartire con la ricerca e la tecnologia? Parecchio a giudicare da un’inchiesta sull’Espresso del 20 agosto 2017 secondo cui “il blu del digitale è un grande alleato del verde ambientale”. “I due aspetti”, viene spiegato sul giornale, “lavorano al meglio in tandem. E se il mondo godrà di uno sviluppo sostenibile per la terra e preferibile per l’umanità, sarà perché il verde e il blu avranno creato un circolo virtuoso tra natura e tecnologia”.

Il DJI Phantom 3, un drone testato dalla NASA per ridurre l’isolamento nelle aree remote.

Ci sarebbero buone ragioni per essere ottimisti. Nel 2016 Google riferisce di avere utilizzato un sistema d’intelligenza artificiale di DeepMind per ridurre il consumo energetico dei suoi centri dati, ottenendo un risparmio del 15%. Sempre nel 2016 in Italia la condivisione degli alloggi gestita attraverso piattaforme e applicazioni digitali ha portato a ospitare 3,6 milioni di turisti, per un volume di affari di 3,6 miliardi di euro, pari allo 0,22% del Pil. Nel settore della green economy risulta, sempre secondo L’Espresso, che l’Italia sia all’avanguardia in Europa. Investire su queste carte già vincenti è il minimo che si possa fare perché nel settore della green economy (economia ecologica) l’Italia continui a essere all’avanguardia.

Quanto la wilderness ha dunque da spartire con la ricerca e la tecnologia? Le tech possono indubbiamente avvicinare le aree remote. Se ne era occupato con un ampio servizio domenica 16 aprile 2017 Il Sole 24 Ore. Partendo dalla realtà del condominio forestale: la riserva bosco viene gestita in Carnia in maniera aggregata con tecnologia laser Lidar che non solo rileva le coordinate raccolte nei boschi, ma grazie a un algoritmo trasforma i punti georeferenziati sulla mappa in piante, dando informazioni per gestire il bosco.

Naturale e artificiale convivono (fino a quando?) sui campi da sci.

Cambiando scenario, molto utile nello stabilire un circolo virtuoso tra natura e tecnologia si sta rivelando il car poooling. Premesso che molte aree montane il forte limite è la lontananza fisica con i centri maggiori, nelle Valli Grana e Maira i cui centri distano fino a 40 chilometri da Cuneo, i Comuni danno una sorta di indennità reperibilità a persone che si rendono disponibili ad accompagnare concittadini con la propria auto o con auto del Comune. I passeggeri che utilizzano questa specie di car pooling aziendale pagano un rimborso spese per il viaggio, esattamente come fanno i passeggeri che utilizzano il sito BlaBlaCar.

Un discreto ottimismo nasce anche dall’utilizzo di droni nelle terre alte per il soccorso e per altri servizi alla comunità. Le aree remote sono infine il terreno dove si sperimentano nuovi modelli pedagogici. Nell’intento di vincere l’isolamento, notevole è l’esperienza delle scuole di Sassello sostenuta dalla Regione Liguria. Nel paese ligure alcuni studenti di istituti tecnici si collegano dalla classe remota, attrezzata con web cam installata su Lim e sistema di video conferenza, con la classe reale di Savona che dista una trentina di chilometri. I ragazzi, aiutati da un tutor, sono sostenuti, a quanto si apprende, dal Centro di ricerca per l’Educazione ai Media, all’Informazione e alla Tecnologia dell’Università Cattolica di Milano. (Ser)

One thought on “Natura e tecnologia, un circolo virtuoso?

  • 18/10/2017 at 18:01
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    La wilderness non ha da nulla spartire con la ricerca e la tecnologia.

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