Montagna e cultura, binomio vincente al Premio Meroni

Le impressionanti foto di Stefano Torrione sulla Guerra Bianca sull’Adamello o l’impegno di Teresio Valsesia per far scoprire le meraviglie della Penisola con i suoi libri e lungo i sentieri del Camminaitalia? Il progetto pacifista “Ta Pum” di Marco Ferrazzoli o il “Blogger Contest” inventato da Teddy Soppelsa per dare la sveglia ai numerosi blogger di montagna, un universo ancora in parte da esplorare? O infine il sito “Vie normali” di Roberto Ciri, osservatorio obbligato sul web di un alpinismo che vorrebbe essere alla portata di tutti? Non è stato facile il compito per la giuria del Premio Meroni organizzato per il decimo anno consecutivo dalla Società Escursionisti Milanesi (venerdì 20 novembre alle ore 18.30 a Palazzo Marino l’annuncio dei vincitori: l’ingresso è libero, non mancate!). No, non deve essere stato facile scegliere chi meglio di altri ha rappresentato quest’anno la cultura alpina in un ambiente, quello alpinistico, non certo insensibile al fascino dell’avventura intellettuale.

Laura e Giorgio Aliprandi premiati nel 2014 per le loro ricerche sulla cartografia storica delle Alpi. Nell’immagine sopra il titolo il Cervino in un dipinto di Renato Chabod.

Che cosa dice l’art. 2 dello Statuto originale del Club Alpino Italiano? “Il Club Alpino ha per iscopo di far conoscere le montagne, più specialmente le italiane, e di agevolarvi le salite e le esplorazioni scientifiche”. Si possono far conoscere le montagne in tanti modi. E non a caso dalla fine dell’Ottocento la Società Escursionisti Milanesi, sezione del Club Alpino Italiano, non fa che prodigarsi diffondendo il verbo tra le nebbie e le polveri sottili della città. La cultura è oggi il filo che collega le quattro aree tematiche del Premio Meroni (ambiente, alpinismo e solidarietà sono le altre tre). In passato, in modo specifico per la cultura, sono stati premiati i milanesi Laura e Giorgio Aliprandi per le loro ricerche nel campo della cartografia storica delle Alpi. Premiatissimo anche il milanese Franco Michieli, scrittore, esploratore e promotore di un approccio compatibile con ciò che rimane della natura selvaggia. Più di recente per la cultura sono stati insigniti il pavese Elio Guastalli, apostolo della cultura della sicurezza, e i bergamaschi Sass Baloss al cui sito attingono obbligatoriamente gli appassionati di escursioni per trovare ispirazione. In questi dieci anni, insomma, le giurie che si sono succedute hanno avuto modo di mettere in luce diversi aspetti della cultura alpina, un mondo o meglio un ambiente vitale e mutevole come lo sono i cieli delle Alpi e degli Appennini. Ma sempre scegliendo personalità che si sono distinte per il loro silenzioso operare, senza con ciò nulla togliere a soggetti più votati a mettersi sotto la luce dei riflettori per un innato impulso al protagonismo. Se ci si riferisce alla cultura letteraria, andrebbe precisato come spiega Giovanni Rossi in “Alpinismo e cultura” (Caai, 1996) che ogni alpinista, non appena aggiunge qualcosa di “suo” alla relazione tecnica di un’ascensione sente di “fare” letteratura. “L’alpinismo”, osserva a sua volta Massimo Mila, alpinista e musicologo illustre, in “Scritti di montagna” (Einaudi, 1992), “è una delle forme di conoscenza dove più inestricabilmente si uniscono il conoscere e il fare…Dove le montagne che abbiamo fatto diventano parte di noi stessi, condividono la nostra natura umana, non sono più materia ma spirito”. Ecco, il conoscere e il fare si intrecciano indissolubilmente nell’operato di tutti gli amici della montagna che in questi dieci anni hanno avuto il privilegio di superare l’esame del Premio Meroni. (Ser)

In mountcity altre notizie sul Premio Meroni che si consegna venerdì 10 novembre 2017 a Palazzo Marino.

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