Per un decalogo della segnaletica dei sentieri

“Il filo d’Arianna: per un decalogo della segnaletica dei sentieri” è il titolo originale di questo scritto in cui Luciano Ratto, esperto alpinista torinese, tra i fondatori del Club 4000, affronta il tema dell’inadeguatezza degli strumenti di cui dispone l’escursionista, a cominciare da una segnaletica non sempre accurata. L’argomento è di grande attualità dal momento che il ministro dei Beni culturali Franceschini ha annunciato la realizzazione dell’atteso catasto dei sentieri, in via di realizzazione con il Club Alpino Italiano.

Premessa

Il boom dell’escursionismo, che fortunatamente compensa, almeno in parte, il calo d’interesse per l’alpinismo classico (specie in alta quota), pone in evidenza un problema di non poco conto: l’inadeguatezza degli strumenti di cui dispone l’escursionista per svolgere la sua attività, e in particolare carte aggiornate e complete, bollettini meteo affidabili, segnaletica accurata.

1 – Cartografia nazionale: è giusto riconoscere che, in questi ultimi anni, la cartografia italiana ha fatto grandi progressi, ma, qualitativamente è ancora inferiore a quella degli altri Paesi alpini. Purtroppo disponiamo ancora di troppe carte incomplete, poco precise, non aggiornate; inoltre nelle nostre escursioni constatiamo sovente la non corrispondenza tra il numero indicativo dei sentieri segnati sulle carte con i numeri posti lungo i sentieri stessi. Mette conto osservare che l’Italia purtroppo non dispone ancora, come invece hanno altri Paesi, di un Istituto Cartografico Nazionale, ma la cartografia è prodotta da troppe iniziative locali, pubbliche e private, non sempre di qualità ineccepibile sul piano della precisione e dell’aggiornamento.

Degna di segnalazione al riguardo è la realizzazione del Progetto Interregionale IIIA Italia-Svizzera “Charta itinerum” sviluppato dalla Regione Lombardia in collaborazione col CAI con la produzione di un cofanetto di nove carte escursionistiche in scala 1/50.000, accompagnato da tre volumi che descrivono parte degli itinerari rilevati e un CdRom interattivo (Lo Scarpone n. 11 novembre 2006).

2 – Bollettini meteo: vale quanto sopra scritto per la cartografia. A fronte di un numero crescente di enti e società che elaborano previsioni meteo (peraltro elaborate in base alle stesse fonti informative), raramente concordanti tra loro, anche per questo essenziale servizio, l’Italia non può fare riferimento ad un “Centro Meteo Nazionale”. E’ incredibile che un Paese come il nostro che presenta 6.000 km di coste e la più estesa catena di montagne d’Europa, non sia riuscita a dotarsi finora di tale Centro, e, quel che è peggio – come per il su citato “Istituto Cartografico Nazionale” – , nessuno (almeno a nostra conoscenza) ne parli e non vi siano ancora progetti in tal senso. Anche per questo prezioso servizio informativo il confronto con altri Paesi è deludente: ogni Regione produce, e non sempre in modo continuativo, bollettini locali che non reggono, né nell’impostazione, né nelle frequenze d’emissione giornaliera, né nel contenuto e nell’attendibilità, il confronto con quelli francesi e svizzeri: basta provare ad ascoltare i bollettini di due Regioni alpine come il Piemonte e la Valle d’Aosta e confrontarli con quelli di Chamonix e di Lugano per rendersene conto. Il risultato è che sovente per avere, ad esempio, previsioni affidabili sul massiccio del Bianco, ci si deve rivolgere tramite telefono o e-mail alle fonti francesi o svizzere; significativo è che alcuni uffici-guide italiani pongano nelle loro bacheche i bollettini tradotti dal francese!

3 – Segnaletica dei sentieri: in Italia i sentieri segnalati coprono una distanza complessiva di 70-75.000 km; di questi la rete dei sentieri del CAI ammonta a 60.000 km (numero per difetto perché non comprende i sentieri valdostani); i restanti vengono curati da altre associazioni, enti parchi, comunità montane e/o altre istituzioni: un lavoro titanico, da far tremare i polsi, quello di mantenere, segnalare, segnare tutti questi sentieri. Per inciso notiamo (Lo Scarpone, n. 7, luglio 2005), che tra Austria e Germania i sentieri ammontano a 40.000 km, mentre la Svizzera ne conta per 50.000 km.

Le norme del CAI prescrivono che sulla segnaletica verticale siano segnati i tempi di percorrenza sia in salita che in discesa. Qui un esempio di segnaletica corretta nei Nebrodi, in Sicilia, lungo il Sentiero Italia (SI).

Al riguardo mette conto osservare che sovente i Comuni, Le Province, le Regioni sembra che si dimentichino che anche i sentieri, le mulattiere, le carrarecce, le strade di campagna, le poderali, fanno parte del sistema viario, esattamente come le strade lastricate ed asfaltate all’interno dei centri abitati ed intercomunali, e perciò abbisognino parimenti di manutenzione, pulizia, riparazione: non possono certo essere abbandonati a sé stessi. Eppure, come ha ricordato l’avvocato Matteo Fiori, rappresentante del soccorso Alpino veneto, in un convegno sulla sicurezza, nel settembre 2003, “…il problema della viabilità locale è d’esclusiva competenza delle regioni, mentreè palese l’esigenza di aggiornare il catasto dei sentieri, la cui segnalazione e progettazione resta pur sempre una prerogativa del CAI senza il cui benestare ogni nuova iniziativa nel campo della sentieristica sarebbe illegittima”. Notevole, a questo riguardo, è l’opera iniziata dal CAI con il “Progetto Nazionale per il catasto dei sentieri”, che, in epoca informatica come l’attuale, è auspicabile che consenta a tutti i fruitori di disporre di informazioni precise ed aggiornate sullo stato dei sentieri. Al riguardo (Lo Scarpone, n. 6, giugno 2003), la Commissione Centrale per l’Escursionismo ha pubblicato i volumi n. 10 “Catasto dei sentieri” e n. 11 “Luoghi” con i rispettivi applicativi “Luoghi” e “Sentieridoc”. Il manuale “Catasto dei sentieri” descrive quali sono i presupposti tecnici per la creazione dei catasti dei sentieri; il manuale “Luoghi” descrive i criteri per la realizzazione della segnaletica verticale; il software “Sentieridoc” riguarda l’archiviazione su computer dei dati dei sentieri e la loro successiva gestione. Nonostante il costante e lodevolissimo sforzo compiuto dal CAI che ha pubblicato e ripubblicato in questi ultimi anni manuali che forniscono utili indicazioni sulla segnaletica dei sentieri, questi sono ancora poco conosciuti. Il che significa che lo strumento è stato progettato e prodotto in modo ottimo ma il suo utilizzo lascia molto a desiderare: specie nel periodo estivo accade sovente di leggere sulle riviste di montagna ed addirittura sui quotidiani, lettere di turisti che segnalano gravi carenze al riguardo.

Furio Chiaretta, grande esperto in materia, in un bellissimo articolo intitolato “Justum iter: bianco e rosso il segnavia” (Rivista della Montagna, novembre 2002), osservava che: “…Non c’è dubbio: l’escursionista d’oggi considera i segnavia come un elemento essenziale, e tende a camminare esclusivamente sui sentieri segnalati. Si può obiettare che un escursionista dovrebbe comunque essere in grado di muoversi senza i segnavia, riconoscendo i percorsi sul terreno e sulle mappe. Ma le mappe sono sovente imprecise, e, in caso di nebbia, solo chi è abilissimo nell’uso di bussola e altimetro riesce a cavarsela senza segnavia. E per gli stranieri e i “forestieri” non vale la classica battuta “in quel bivio si va diritti, lo sanno tutti” (sottinteso: lo sanno tutti i valligiani). I sentieri principali, dunque, devono essere sempre ben segnalati con segnavia e cartelli indicatori. E la segnalazione deve essere precisa e ben fatta, soprattutto sugli itinerari di traversata intervalliva, sulle Alte Vie dolomitiche, sulla Gta, sul Sentiero Italia. Mentre per chi cerca un pizzico d’avventura, avrà in ogni caso a disposizione un gran numero di itinerari secondari non segnalati…” Parole condivisibili che non necessitano di commenti.

“La segnaletica”, è scritto all’inizio del capitolo dedicato a questo tema dal manuale del CAI, “è quel discreto “filo d’Arianna” che consente di “entrare” e conoscere un territorio, di frequentarlo in sicurezza a schiere anche numerose d’escursionisti. La segnaletica dei sentieri occupa un posto di primo piano nelle attività del CAI”.

Negli anni Novanta un gruppo di lavoro costituito tra il CAI e l’Associazione Sentiero Italia ha definito una segnalazione omogenea su tutto il tracciato del Sentiero Italia, ispirandosi a quanto già si faceva in Italia ed all’estero. Il segno bianco-rosso di vernice era già utilizzato in molte regioni alpine in Italia, Francia, Austria e Svizzera; unica eccezione la regione Val d’Aosta dove questo segno indicava già da molti anni i limiti dei lotti forestali, e così si è adottato il segno giallo, anche se – con un po’ di fantasia e di spirito d’iniziativa – si sarebbe potuto adottare lo stesso segno per gli escursionisti parallelamente a quello forestale con qualche piccola variante ed accorgimento utili a distinguerli, considerato peraltro che il segno forestale è rosso-bianco e usualmente più lungo di quello bianco-rosso e di dimensioni ridotte del CAI.

Questo fondamentale segnavia orizzontale bianco-rosso, che sovente capita di vedere capovolto o posto in senso verticale o diagonale (persino in pubblicazioni ufficiali), è stato poi proposto dalla Commissione Centrale per l’Escursionismo del CAI a tutti i sentieri della Penisola. Molto opportunamente questa commissione ha pubblicato nel 1996 e 1998 il prezioso manuale “Sentieri-segnaletica e manutenzione” ed il pieghevole “Sentieri e segnaletica” che indicano le caratteristiche e le dimensioni della segnaletica orizzontale e verticale, e le modalità pratiche di impiego di tale segnaletica su cui torneremo in seguito. Non mancano poi (basta consultare la bibliografia del primo manuale citato) altre pubblicazioni, articoli, atti di convegni dedicati alla segnaletica.

Segnaletica lungo la via Francigena.

Il CAI insomma ha fatto lodevolmente la sua parte, allineandosi all’esempio di altri Paesi, e, sul modello CAI, si sono mosse Regioni, Province, Comunità Montane ed editori vari con pubblicazioni dedicate all’escursionismo che sovente riportano le indicazioni segnalate. Come al solito la norma è una cosa e la sua applicazione è un’altra cosa. L’impressione che si ha è che queste pubblicazioni, e le conseguenti norme standard stabilite dal CAI e contenute in questo manuale, siano poco conosciute da chi opera nel settore. Le osservazioni più frequenti che si possono fare, sulla base non solo dell’esperienza personale di chi scrive queste note ma anche di critiche e lamentele lette sui giornali sono le seguenti:

– le norme del CAI sono ignorate o poco rispettate,

– i segnali sono posti sovente con criteri incomprensibili,

– si tende, per eccesso di zelo, ad esagerare con segni ripetuti con sperpero di vernice, tempo, energia, denaro e – soprattutto – in spregio all’ambiente naturale,

– vengono usati colori diversi dal bianco-rosso stabilito dalle norme in una fantasmagoria cromatica prodotta da “pennelli in libera uscita” indici della ricca fantasia italica,

– insopportabili poi sono i segnali che si possono definire “apocrifi”, purtroppo molto diffusi: freccione, strisce enormi, altri colori sovrapposti a quelli canonici, impiegati per manifestazioni varie (gare di marcia o corsa alpina, raduni, gite sociali, ecc).

– i tempi di percorrenza sono imprecisi e di solito sottostimati.

Insomma, pare evidente che la materia necessiti di una seria considerazione, vista l’importanza assunta dalla segnaletica nello svolgimento dell’attività escursionistica. In linea di massima coloro che si dedicano all’impegnativo lavoro di segnare i sentieri, volontari del CAI o d’altre associazioni o incaricati delle varie cooperative alle quali Regioni, Province, Comunità Montane affidano questo compito, dovrebbero sapersi porre nei panni di un escursionista magari inesperto, a volte addirittura sprovveduto perché alle prime armi, che non dispone o non sa usare carta e bussola, e che ha difficoltà ad orientarsi. Questo virtuale frequentatore dei sentieri deve “essere preso per mano” e condotto passo-passo fino alla meta, senza mai abbandonarlo e dandogli tutte le informazioni e gli orientamenti di cui necessita. Insomma gli si deve fornire quel “filo d’Arianna” di cui scrive il citato manuale del CAI.

Ma in pratica quale addestramento ricevono coloro che svolgono questa attività? Conoscono le norme codificate del CAI e dettagliate nelle pubblicazioni sopraccitate? Lasciamo la risposta a chi legge le presenti considerazioni, dopo di che scendiamo nei particolari facendo riferimento alle indicazioni dell’allegato qui di seguito riportato nel quale sono presentati i segnali più importanti e ricorrenti; per gli altri e per le modalità tecniche e costruttive si rinvia al manuale CAI.

Simboli dei sentieri del CAI

Le parti in corsivo sono tratte dal manuale CAI.

a) tabellone o pannello di insieme: “rappresenta la rete escursionistica locale” e devono comprendere:

la cartografia schematica della rete escursionistica e riferimenti geografici della zona,

-l’elenco degli itinerari escursionistici,

-note di inquadramento ambientale e storico.

Lodevoli sono le Amministrazioni locali, le Pro-loco, le Agenzie Turistiche, le Sezioni CAI, le Direzioni dei Parchi che adottano questi tabelloni, ponendo in evidenza i vari sentieri numerati con relativi tempi di percorrenza in salita e discesa, assieme – quando serve – a indicazione dei posti di ristoro, importanti riferimenti (piloni, cappelle, fontane, sorgenti, ecc), ed eventuali avvertenze sulle difficoltà di percorrenza. Ma, francamente, quanti sono i tabelloni così completi che troviamo nelle varie località turistiche?

b) tabella segnavia: “indica la direzione delle località di destinazione del sentiero ed il tempo indicativo per raggiungerle da parte di un medio camminatore; va collocata alle estremità del sentiero e agli incroci più importanti”. Il posizionamento di questa tabella ai bivi va fatto in un punto ben visibile da qualsiasi direzione si provenga. Si tenga presente che la tabella deve essere posizionata almeno 50 cm a lato del sentiero per non sporgere con la punta verso la sede del sentiero. Queste tabelle, come tutte le altre, non devono assolutamente essere fissate sugli alberi.

c) tabella località: recita la norma CAI: “la tabella località indica dove ci si trova e la relativa quota altimetrica”. Nei luoghi più significativi di un percorso (passi, forcelle,ecc) evidenziati sulla cartografia, è utile indicare con un’apposita tabella posta sullo stesso palo di sostegno delle tabelle segnavia il nome della località in cui ci si trova e la relativa quota: E’ dello stesso materiale usato per le tabelle segnavia, di colore bianco o tinta legno con scritte in nero. Questa può sembrare una indicazione non essenziale, eppure, quando si parte per un’escursione può essere utile per tarare l’altimetro, così come lungo il percorso per riconoscere i luoghi e le quote a cui si è pervenuti. Sarebbe opportuno che queste tabelle venissero poste in corrispondenza dei vari nuclei abitati ed alpeggi, come in molte valli si è cominciato a fare.

d) segnavia bianco-rosso: “indica la continuità del sentiero; va posto nelle immediate vicinanze dei bivi ed ogni 5-10 minuti di cammino se il sentiero è evidente, altrimenti a distanza più ravvicinata, tenendo in considerazione le caratteristiche ambientali e l’inserimento rispettoso dei luoghi e dei manufatti (piloni votivi, cappelle, lapidi, targhe, ecc). Laddove il sentiero è ben tracciato e privo di bivi è sufficiente porre un segnavia di richiamo bianco-rosso ogni 300-400 metri.

e) segnavia rosso-bianco-rosso: con inserito (in nero sul bianco) il numero del sentiero, è da usare nei bivi ed in altri punti dove è utile confermare la continuità dell’itinerario numerato.

f) ometto di pietre: “dove è realizzabile , costituisce un sistema di segnaletica efficace, naturale, discreta, duratura, economica ed ideale. A differenza del segnale a vernice, l’ometto è visibile anche in condizioni difficili, specie durante improvvise nevicate sui sentieri d’alta montagna. Bastano poche pietre accatastate, talvolta un solo sasso ben scelto e posizionato, per dare la giusta indicazione. Dove i sassi sono disponibili, gli ometti in pietra sono da preferire alla segnaletica a vernice”.  Ha scritto al riguardo Franco Michieli in un denso scritto (Rivista della Montagna, n.212, maggio 1998), con il significativo titolo “Italia: sentieri di Babele”: …il fascino degli ometti sta proprio nell’essere contemporaneamente espressione della materia del paesaggio e segni del transito umano…mentre sono stati protagonisti della conquista delle montagne, venendo eretti come testimoni sulle cime raggiunte per la prima volta”. Questi suggerimenti, se attuati, migliorerebbero notevolmente gli aspetti estetici sgradevoli e gli eccessi di molta segnaletica attuale, e che ci regalano –secondo Michieli – “la speranza di vedere a poco a poco scomparire la vernice al disopra di una certa quota, per lasciar vivere solo le pietre; non sarebbe meraviglioso?”.

g) picchetto segnavia: “va posto lungo sentieri che attraversano pascoli privi di sassi o dove l’erba li nasconderebbe o su terreni aperti e nudi, privi di elementi naturali di riferimento, dove possa risultare più difficile l’orientamento o semplicemente tenere una direzione lungo una proprietà”.

Tempi di percorrenza: sui tempi di percorrenza indicati sui cartelli all’inizio dei sentieri c’è molto da osservare. Le norme CAI prescrivono che sulla segnaletica verticale siano segnati i tempi di percorrenza sia in salita che in discesa. A tal fine vengono indicati i criteri per il calcolo dei tempi; li riportiamo qui perché riteniamo che siano poco noti. I tempi medi di percorrenza si possono calcolare in due modi.

1) il primo criterio è fornito dall’esperienza: “Un escursionista mediamente allenato, in un’ora di cammino, su facile sentiero, in salita guadagna in quota circa 350 metri, mentre in discesa si abbassa di circa 500 metri. Se l’itinerario si svolge a quote superiori ai 2800-3000 metri,   percorre rispettivamente 250-300 metri in salita e 400-450 metri in discesa. Se il percorso è ondulato o piano e non presenta difficoltà che richiedano particolari attenzioni,il tempo di percorrenza deve fare riferimento ai chilometri percorsi: 3,5-4km/ora. I tempi indicati sono tempi effettivi che non tengono conto delle soste.

2) il secondo è più scientifico anche se di facile utilizzo, e consente un calcolo più preciso dei tempi di marcia facendo riferimento al diagramma dell’allegato in uso da tempo dall’Ente Svizzero Pro Sentieri. Il suo utilizzo è combinato con la carta topografica sulla quale va calcolata la distanza dei vari tratti di sentiero, la quota dei luoghi di posa delle tabelle o di eventuali punti intermedi; per ogni tratto va annotata la differenza di dislivello e la distanza i cui dati, riportati sul diagramma, permettono di leggere il tempo di marcia in corrispondenza delle linee dei minutiIl tempo sarà arrotondato ai 5 minuti per ogni singolo tratto e infine sommato. Il tempo totale sarà arrotondato ai 10 minuti.

Precise, chiare, esaurienti sono insomma le indicazioni fornite dal manuale del CAI, peccato però che chi percorra la ricca rete di sentieri montani e collinari del nostro Paese, e sia dotato di un minimo di spirito critico, non possa che essere sconcertato nell’osservare come sono tracciati, indicati, segnati questi sentieri. Anche in questo campo la fantasia italica si esprime in tutta libertà, senza alcun criterio codificato, e ciò è strano perché viviamo in un’epoca in cui tutto (a volte troppo) viene precisato, standardizzato, omologato, stabilito a livello nazionale od internazionale.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti: sentieri mal tracciati, mal mantenuti, e, soprattutto (di ciò ci stiamo occupando) malamente indicati e segnati. E ciò purtroppo – occorre dirlo – persino nei parchi nazionali. Per lo più i sentieri sono mal segnati, in spregio o ignoranza di quanto stabilito dal CAI, o anche suggerito dal semplice buon senso, ma soprattutto sono troppo segnati. Si ha l’impressione (che sovente diventa certezza) che alcuni di coloro che sono incaricati professionalmente (e perciò retribuiti) o che si offrono come volontari di apporre questi segni siano poco preparati e non conoscano le norme del CAI e siano preoccupati di spargere il maggior quantitativo di vernice (a volte di svariati colori) senza alcun rispetto per la natura, e con simboli variegati (bolli rotondi, quadrati, rombi, rettangoli, triangoli, croci).

Ha scritto Franco Michieli: “Si cerchi di evitare il proliferare di una segnaletica locale disordinata, spesso slegata dalla rete circostante e realizzata con i più disparati materiali e colori, in grado solo di generare confusione nell’escursionista e di ‘inquinare’ il paesaggiocon notevole danno estetico: verniciature gigantesche, segnacci fatti con lo spray, massi e alberi imbrattati e sgocciolati vecchie architetture dipinte, segnavia così fitti da sembrare una striscia continua e altri disposti in ordine sparso (magari sulla roccia di facili vie alpinistiche), non fanno un effetto migliore dei rifiuti abbandonati, anch’essi fin troppo efficaci nel testimoniare il passaggio dell’uomo”.

Un discorso a parte meritano le frecce (usatissime nella Regione Valdostana) che si trovano a volte poste non sui bivi ed agli incroci di sentieri, ma sul sentiero stesso magari in abbinamento con la prescritta segnaletica verticale; curioso poi l’affiancamento di due frecce che indicano sia il senso di salita che di discesa (!) Purtroppo sovente chi segna i sentieri pare che operi con tanta indiscutibile buona volontà e spirito di iniziativa ma senza alcun criterio e senza alcuna formazione preventiva, con sperpero esagerato di tempo, energia, risorse, vernice e… buon senso. “La segnaletica”, è precisato sul manuale CAI più volte citato, “è quel discreto filo d’Arianna…” Si osservi l’aggettivo “discreto”: è proprio sulla discrezione di chi appone i segni che va attirata l’attenzione degli addetti a questa importante attività.

Una traccia

E’ per tutti questi motivi che penso sia utile proporre una prima traccia per la stesura di un vero e proprio “Decalogo dei sentieri” che possa servire come sintetica istruzione per chi viene incaricato di segnare i sentieri, ma anche per chi li percorre perché sappia interpretare in modo corretto tale segnaletica.

  1. i segni, di qualunque tipo, materiale, forma, dimensione, posti lungo un sentiero, sono uno sfregio della natura, e perciò devono essere apposti (specie quelli in vernice) con grande moderazione e solo se veramente indispensabili;
  2. i segni devono essere posti solo se il percorso non è più che evidente, anche in condizioni difficili (nebbia, improvvise nevicate, penombra, buio). Recita al riguardo il manuale CAI: “laddove il sentiero è ben tracciato e privo di bivi è sufficiente mettere un segnavia di richiamo bianco-rosso ogni 300-400 metri”;
  3. quando è possibile, è bene usare come segni ometti di pietre, alti al massimo 40-50 cm. Come ameremmo, anche sulle vette delle nostre montagne, trovare, invece di tanti orpelli, dei semplici ometti come quelli eretti dai primi salitori!
  4. per i segni verniciati i colori adottati dal CAI e da altri club alpini stranieri sono il bianco ed il rosso da usare sempre in abbinamento (bianco in alto e rosso in basso). Il colore giallo è usato, in Italia, solo nella Regione Val d’Aosta;
  5. i segni verniciati devono essere possibilmente posti non sul sentiero, vale a dire sul piano di calpestio perché possono essere facilmente nascosti da foglie, terra, sabbia, neve ma –secondo il manuale CAI- “a lato dei sentieri, usualmente sui sassi, non sui tronchi degli alberi ma semmai sui ceppi di alberi morti, per indicare la continuità, in entrambe le direzioni, di un itinerario segnalato”;
  6. i segnavia bianchi-rossi devono essere posti ad un’altezza di 50-100 cm e devono essere possibilmente visibili sia da chi sale che da chi scende. Regola aurea, a nostro giudizio, è quella di porre, su tracciati dove è possibile perdere l’orientamento, segnavia in modo tale che da ognuno si possa scorgere quello precedente e quello successivo;
  7. il manuale CAI prescrive “di apporre un segno nelle immediate vicinanze dei bivi ed ogni 5-10 minuti di cammino se il sentiero è evidente, altrimenti a distanza più ravvicinata, tenendo in considerazione le caratteristiche ambientali e l’inserimento rispettoso nel luogo” ;
  8. lungo sentieri che attraversano pascoli privi di sassi o dove l’erba nasconderebbe gli usuali segnavia, o su terreni aperti e nudi, privi di elementi naturali di riferimento, è opportuno porre un picchetto segnavia”;
  9. evitare l’impiego di frecce direzionali (frequenti ma non sempre utili) e di altri simboli e colori al di fuori di quelli indicati dal CAI;

   10.“nei bivi ed in altri punti dove è utile confermare la continuità dell’itinerario numerato, può essere utile porre segnavia rosso-bianco-rosso con inserito in colore nero su bianco il numero del Sentiero”.

Catasto dei sentieri

Ogni Regione italiana dovrebbe disporre di un servizio o ufficio incaricato di censire e gestire i sentieri e le relative mappe, riportando per ogni sentiero tutti i dati necessari per individuarlo, classificarlo, conoscerne lo stato, registrare gli interventi di manutenzione e segnalazione, gli enti incaricati della loro gestione, ecc. Quanti frequentano i sentieri (guide alpine, accompagnatori naturalistici, guardie parco, capi-gita, o anche semplici escursionisti ed alpinisti) potrebbero contribuire a fornire informazioni ed osservazioni sullo stato dei sentieri e sulle necessità di interventi riguardanti la manutenzione e la segnaletica, utilizzando appositi moduli distribuiti a cura delle Sezioni del CAI.

“Una segnaletica distorta conduce troppo in alto verso l’illusione oppure in basso verso la banalità”. (Mons. Reinhold Stecher, 1921-2013, vescovo di Innsbruck)

Valutazione e classifica dei sentieri

In occasione dell’annuale “Giornata dei sentieri” potrebbe essere interessante redigere una classifica dei sentieri migliori di ogni regione e premiare le Sezioni del CAI o le altre associazioni che si sono particolarmente distinte in merito. Concludo con una citazione letteraria che mi pare particolarmente calzante: “Come si gioisce quando nella nebbia si riesce ad intravedere la tabella segnaletica! Si può guastare tutta la giornata per un errore di percorso e può succedere di dover rinunciare alla cima perché non è rimasto più tempo a disposizione. Non si richiedono grandi requisiti ad una tabella segnaletica. Non occorre che sia bella; non è necessario che sia fatta con criteri artistici. Ma deve, questo sì, corrispondere alle aspettative. Deve soprattutto farsi leggere ed essere corretta. Svolge la sua funzione, non stando in mezzo al sentiero, ma di lato. Anche nella strade della vita abbiamo bisogno di uomini che siano in grado di indicare la via giusta. Uomini che ci rendano felici quando emergono dalle nebbia che ci avvolge e ci tranquillizzano illuminandoci. Ad essi ci rivolgiamo con fiduciosa attesa, analogamente a come si guarda alle tabelle segnaletiche di montagna. Questi uomini devono innanzitutto essere solidi, diritti nell’indicare la mèta. Una segnaletica distorta conduce troppo in alto verso l’illusione oppure in basso verso la banalità. Questi uomini devono corrispondere al vero, cioè irradiare tranquillamente la verità indicando la direzione giusta per mete che realmente valgono e che sono realisticamente raggiungibili. Dio ci salvi dagli utopisti, dai fantasiosi,dai manipolatori che si spacciano per guide” (Mons. Reinhold Stecher, 1921-2013, vescovo di Innsbruck: “Il messaggio delle montagne”, edizioni della Giovane Montagna)

Luciano Ratto

 

 

 

One thought on “Per un decalogo della segnaletica dei sentieri

  • 20/11/2017 at 14:39
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    Tutto vero! I parchi… vivo in Abruzzo, hanno installato una nuova segnaletica verticale, la maggior parte con i tempi non veritieri. E la manutenzione dei sentieri ?

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