Sosteniamo i “grilli parlanti” della montagna

Alpinismo spettacolarizzato, aree montane antropizzate, scarsa pianificazione sostenibile. E’ a questa montagna che occorrerebbe pensare e/o ripensare più spesso in modo critico e senza fare concessioni. Più o meno come è stato fatto a Biella l’11 novembre 2017 per iniziativa della locale sezione del CAI e della Fondazione Sella. “Ripensare alla montagna” era il titolo, molto azzeccato, del simposio che coincideva con il trentennale di Mountain Wilderness, l’associazione ambientalista che proprio in questa città venne tenuta a battesimo. In effetti i trent’anni in difesa della montagna trascorsi alla nascita di Mountain Wilderness non solo hanno trascinato l’alpinismo verso approdi diversi, ma hanno anche in parte indirizzato le attività concrete dell’associazione verso strategie di più ampio respiro. Ma con quali risorse e con quali sostegni questa piccola associazione può oggi guardare al futuro?

Un aspetto del convegno di Biella per i trent’anni di Mountain Wilderness. Sopra il titolo una manifestazione al Colle della Maddalena.

Correva l’anno 1987. Biella, città ai piedi delle Alpi al confine tra Piemonte e Valle d’Aosta, nota per le sue industrie laniere e che con la montagna da sempre nutre un rapporto privilegiato, ospitò il convegno che portò alla nascita di Mountain Wilderness. Le premesse concettuali alla base di MW, associazione alla quale aderirono i maggiori alpinisti dell’epoca – preservare l’autenticità dell’ambiente montano da una antropizzazione che lo metteva e lo mette a serio rischio – sono note come “Tesi di Biella”. Tra i promotori di quel convegno vi fu Ludovico Sella, discendente di Quintino e di Vittorio, fondatore il primo del Club Alpino Italiano, pioniere della fotografia di montagna il secondo. L’atto che ufficialmente sancisce la nascita del Convegno di Biella porta la data del 4 aprile 1987 e ha per oggetto le deliberazioni del Consiglio generale dell’Accademico riunitosi quel giorno. In particolare viene fissata la composizione del Comitato CAAI per l’organizzazione di cui fanno parte Lodovico Sella e il presidente generale Roberto Osio, quindi via via Guidobono, Rabbi, Rossi, Pinelli, Sicola, Furlani, Angelino, Ramella, Ghigo e Piazzo in veste di segretario.

Quei “padri” hanno seminato bene. Mountain Wilderness è oggi presente in forme organizzate anche in Francia, Svizzera, Catalogna, Castiglia, Germania, Slovenia, Belgio, Olanda e Pakistan. Tutte le associazioni nazionali fanno capo a Mountain Wilderness International. Si diventa soci iscrivendosi senza pretendere alcun privilegio ma solo “per fare un regalo alla montagna” (Socio Ordinario: € 25,00, Socio Sostenitore: € 50,00, Socio Familiare: € 15,00, Socio Vitalizio: € 300,00. Versamenti: c.c.p 61289203 o bonifico bancario IBAN IT39H0760111200000061289203 intestati a Mountain Wilderness Italia).

Tutti attivissimi esponenti di MW, è toccato l’11 novembre a Biella a Mirta Da Pra, Alessandro Gogna e Carlo Alberto Pinelli Pinelli moderare le tre sessioni del convegno. In apertura hanno detto poche parole Jordi Quera, presidente internazionale, e Kurt Diemberger presidente onorario internazionale. Il presidente generale del CAI Vincenzo Torti ha espresso apprezzamenti su MW, ringraziando gli iscritti per il ruolo di “grilli parlanti” capaci di stimolare il Sodalizio in direzione di una più efficace tutela della montagna e dei suoi valori. I rappresentanti dei gruppi nazionali di MW (Catalogna, Francia, Germania, Svizzera, Italia) hanno brevemente illustrato le loro attività, spesso utilizzando filmati. Unico rincrescimento: non era prevista una traduzione simultanea.

Stop all’eliski, una battaglia persa?

Ma per ripercorrere come in un’ideale moviola i momenti salienti di questi trent’anni ben spesi niente di meglio che sfogliare le 36 pagine di Mountain Wilderness Notizie distribuito per l’occasione. “E’ stupefacente”, scrive il direttore Luigi Casanova nell’editoriale, “quanto un’associazione tanto piccola, che ha offerto impegno alla società e alle istituzioni attingendo unicamente dal volontariato più puro, abbia seminato”. Inviata in versione cartacea a soci e simpatizzanti con cadenza quadrimestrale, la pubblicazione, di cui è caporedattore chi scrive queste note, denota quanto MW abbia preso a cuore negli ultimi tempi la sua presenza sui media trovando riscontro sul web nel sito ora costantemente aggiornato sui grandi temi dell’ambientalismo in montagna. A documentare una delle prime azioni dimostrative contro la colonizzazione e lo sfruttamento della montagna non poteva che essere, in questo fascicolo speciale, il grande alpinista, scrittore e ambientalista Alessandro Gogna salito nel 1988 con Reinhold Messner e altri alpinisti su un pilone volante della funivia dei ghiacciai al Monte Bianco per appendervi un enorme striscione giallo con la scritta in francese “Mountain Wilderness, NON a la télécabine de la Vallée Blanche”. Fu una manifestazione pacifica che però qualcuno ha recepito come una bravata o poco più, e che non è piaciuta nemmeno a Walter Bonatti anche se in un primo tempo aveva aderito al convegno di Biella salvo poi tirarsene fuori. Gogna racconta anche della bonifica compiuta lo stesso anno in una Marmolada ridotta a discarica e letamaio, con soci e simpatizzanti. Peccato che ancora oggi, come osserva nella pubblicazione il presidente di MW Franco Tessadri, occorra battersi per il rilancio qualitativo della “regina delle Dolomiti”, degradata, o meglio mortificata dall’inerzia degli operatori locali.

La pubblicazione ufficiale diretta da Luigi Casanova ripercorre questi trent’anni pieni di entusiasmo e furore.

Pinelli riapre in questo numero speciale il suo diario della spedizione “ecologica” Free K2 – K2 libero organizzata nel 1990 per restituire alla seconda più alta vetta del pianeta la sua originaria integrità e il suo significato alpinistico, impresa che ebbe echi in tutto il mondo. “Perché lo sguardo di Mountain Wilderness”, osserva in un suo intervento Mirta Da Pra che ha coordinato a Bella una delle tre sessioni del convegno “Ripensare la montagna”, “è rivolto alle Alpi e a tutte le altre montagne, vicine e lontane, alle popolazioni che le abitano e che spesso subiscono rapine ambientali e umane dietro la spinta della modernità e del turismo senza limiti”. “Questi trenta anni trascorsi dal primo convegno di Biella”, nota a sua volta Nicola Pech, addetto alla comunicazione di MW, “sono la dimostrazione che le battaglie contro l’eliski, i quad, le moto, la motorizzazione in montagna, sono battaglie giuste, giuste non solo per gli alpinisti, ma anche per le popolazioni di montagna”. Sulle tante manifestazioni per combattere la diffusione dell’eliski, dall’Adamello alla Valgrisenche, dalla Marmolada alla Val di Susa, dal Monte Rosa alle Dolomiti, si sofferma in Mountain Wilderness Notizie Fabio Valentini che contribuì all’organizzazione nel 1996 a Moena del convegno nazionale “Vette senza rotori” introducendo la proposta di un disegno di legge per la disciplina dei voli in montagna. L’argomento si mantiene purtroppo sempre “caldo”. Contro il proliferare di elicotteri e motoslitte vent’anni dopo è stata data vita da MW nelle Valli di Lanzo all’iniziativa BalmExperience, come racconta Toni Farina che ne è stato uno dei principali fautori.

Cambiando scenario, Mountain Wilderness scelse di battersi nel 1990 per l’integrità del Monte Bianco scrivendo con i corpi le parole “Pour le Parc” sulla neve. Dieci anni dopo per rifrescare la memoria, come racconta Enrico Camanni, venne organizzato un viaggio-staffetta da Torino alla vetta. E, ancora, un piccolo passo indietro. Il 16 aprile 1989 quattromila cittadini parteciparono alla giornata di mobilitazione organizzata da MW perché la Laga, nell’Appennino centrale, diventasse Parco nazionale. L’obiettivo venne brillantemente raggiunto, come ricorda Mario Marano Viola che fu tra i protagonisti di questa riuscita azione di protesta.

Facciamo la pace con le montagne: un invito o un ultimatum?

L’azione di Mountain Wilderness nell’ultimo decennio del secolo scorso non conobbe soste. Contro il proliferare delle ferrate venne organizzata nel 1993 un’azione dimostrativa nella valle del Sarca con un titolo significativo: “Introduzione all’alpinismo o mistificazione?”. Strenua fu e lo è tuttora la difesa della foresta del Cansiglio che la Regione Friuli intende trasformare in un unico e vasto comprensorio sciistico. Poi, nel nuovo millennio, grande rilievo mediatico assunse l’iniziativa “Facciamo la pace con le montagne” attuata dal Monviso al Terminillo il 1° luglio 2012 come riferisce Adriana Giuliobello che fa il punto anche sui “quattrocentomila passi per i parchi nazionali”, un duplice trekking organizzato nel 2016 e 2017 nell’Appennino centrale per una diversa e rivoluzionaria collocazione dei Parchi naturali nell’orizzonte italiano: argomento questo su cui si sofferma a sua volta Carlo Alberto Graziani specificando come il disegno di legge discusso di recente alla Camera sia a suo avviso disorganico, a volte sfiorando l’illegittimità costituzionale. A proposito di Parchi, per recuperare e rilanciare il ruolo cruciale delle aree protette italiane, nel 2014 Mountain Wilderness tenne a battesimo la Carta di Fontecchio, punto fermo ispiratore di ogni futura azione.

Oggi, con i cambiamenti climatici che modificano gli ecosistemi in quota e con l’evoluzione del profilo e delle necessità del turista che frequenta la montagna, si è convenuto a Biella che urga una pianificazione nuova, lungimirante, in grado di pensare progetti sostenibili anche a lungo termine, quei progetti capaci di innescare processi economici virtuosi. Ma il cammino è già da tempo tracciato. Le esperienze che le associazioni nazionali affiliate a Mountain Wilderness International hanno maturato in questi trent’anni conducono verso la necessità di ampliare il ventaglio degli interessi e degli scopi istituzionali suggeriti dalle Tesi di Biella, includendovi i temi della biodiversità montana, del riscaldamento del pianeta, e del rapporto con le popolazioni che abitano nelle valli montane. “L’obbiettivo che si pone il Cai Biella”, ha detto a conclusione del convegno il presidente della sezione Eugenio Zamperone, “è farsi promotore di un’alleanza tra tutte le associazioni e gli appassionati di montagna per raccogliere le sfide emerse”. Tutti insieme appassionatamente? Non è detto, ma è importante che il ruolo dei battaglieri “grilli parlanti” di Mountain Wilderness sia tenuto nella giusta considerazione e sostenuto in tutti i modi possibili. (Ser)

 

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