Provaci ancora, Manu

Manuela di Centa sul podio, nel 1994, alle Olimpiadi di Lillehammer, e nella foto in alto durante una recente trasmissione di Fabio Fazio.

Bene ha fatto Fabio Fazio ad averci rimesso a tu per tu, in una puntata di “Che tempo che fa” su Raiuno, con Manuela Di Centa, un tempo regina delle nevi. Saremmo quasi disposti a perdonargli per questo semplice fatto la melensa intervista a un miliardario pregiudicato che pretende di governarci. Friulana di Paluzza, dove ha visto i natali il 31 gennaio 1963, Manuela detta Manu fece man bassa di medaglie nel fondo nel 1994 ai Giochi olimpici invernali di Lillehammer. Nella trasmissione di Fazio si è limitata a esibire i due ori lasciando nella bacheca le altre tre medaglie olimpiche conquistate. Non per modestia: gli è che pesavano troppo. All’epoca c’era però chi tifava per la sua rivale Stefania Belmondo, un meraviglioso scricciolo piemontese, detta “trapulin”, che nel 1992 salì, prima fondista italiana di sempre, sul gradino più alto del podio olimpico con la vittoria ad Albertville nella 30 km a tecnica libera dei Giochi.

Con Camillo Onesti, artefice dei successi della valanga rosa del fondo (ph. Serafin/MountCity)

Manuela non ebbe tuttavia eguali quattro anni dopo a Lillehammer, un po’ più a nord. Una parte del merito in entrambi i casi andò a Camillo Onesti, un milanese che seppe trasferire la grande competenza acquisita come fondista dilettante (e chi non lo era all’epoca?) diventando negli anni Novanta commissario tecnico della nazionale femminile di fondo: una “valanga rosa” in cui hanno sfolgorato Manuela, Stefania e altre ragazze del loro stampo. Nel ’94 furono in tanti a esultare al Fior di Roccia, sottosezione milanese del Cai di cui Camillo fu presidente, compreso chi scrive queste note, regolarmente iscritto. Manuela fu a lungo socia del sodalizio fondato a Milano nel 1926 sotto le cui insegne gareggiò anche suo marito Fabio Meraldi, valtellinese, fuoriclasse dello sci alpinismo. Accanto a Fabio, Manu si fece onore anche in campo alpinistico scalando nel 2003, prima italiana, l’Everest. L’abbraccio con Fabio sulla cima fu a suo dire “un caldo sgorgare di lacrime, e un dolce gustare la meraviglia di Sua Maesta’ l’Everest, il tetto del Mondo, la sacra Chomolungma, la venerata Sagarmatha”.

Nel 2003, di ritorno dalla vetta dell’Everest (ph. Serafin/MountCity)

Manu ha raccontato nella trasmissione di Fazio di quando nel Grande Nord alla Polar race, dopo tanto faticare con venti gradi sotto lo zero, arrivò prima e venne premiata con un tostapane. Che subito regalò a una collega sovietica, incantata per quell’oggetto che le risultava misterioso. Poiché però lo scambio di battute della trasmissione di Fazio non poteva che risultare lacunoso, occorre aggiungere che a Manu va anche il merito di avere condotto, con la verve e la competenza che le si riconoscono, la trasmissione “Linea bianca” di cui si sente di questi tempi la mancanza. Adesso che Fazio ha richiamato “in servizio” questa regina delle nevi, non sarebbe il caso che la Tv ne mettesse ancora una volta a frutto il suo smisurato amore per lo sci e per la montagna a tutto campo? Dai, provaci ancora Manu! (Ser)

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