Lusso e design ad alta quota. Summit di esperti a Milano

L’evoluzione​ ​dell’accoglienza​ ​nei​ ​rifugi alpini al tempo di internet. Anche di questo si parla a Milano lunedì 11 dicembre 2017, Giornata internazionale della montagna, al convegno “I rifugi alpini del Cai: protagonisti a confronto” organizzato dal Cai in occasione della rassegna “Cime a Milano” presso l’Aula Magna dell’Università Statale (via Festa del Perdono, 7, inizio lavori ore 14.30). “I rifugi sono un prezioso presidio delle terre alte, in particolare di quelle alle quote più alte, dove la gestione presenta non poche difficoltà”, spiega il Vicepresidente generale del Cai Erminio Quartiani. Secondo Quartiani è però pur sempre necessario “rafforzare le relazioni umane e culturali che sono affidate ai rifugi, ai loro gestori e ai frequentatori stessi. I rifugi del Cai non saranno mai assimilabili ad alberghi ad alta quota, ma rappresenteranno un presidio di qualità a disposizione di tutti coloro che amano le montagne”. Ma davvero, Cai a parte, i rifugi non sono oggi assimilabili ad alberghi di alta quota? Sempre più, soprattutto lungo le piste di sci, sorgono rifugi con Spa, menu stellati e architettura di design e questo trend non esclude, soprattutto nelle Dolomiti, i rifugi del Club Alpino Italiano comodamente raggiungibili con taxi e bici elettriche.

“Bisognerebbe rendere preziosa e per certi versi un po’ esclusiva l’esperienza spartana della vita nei rifugi alpini”, sostiene Giuseppe “Popi” Miotti, gloria dell’alpinismo valtellinese.

• L’intervista a Giuseppe “Popi” Miotti

E’ un bene e fino a che punto che il rifugio cambi pelle? Mountcity lo ha chiesto a Giuseppe “Popi” Miotti, gestore del sito www.rifugi-bivacchi.com, che all’Università degli studi su questo argomento relaziona lunedì 11 dicembre. 
”Di certo un adeguamento strutturale e dei servizi basilari si è reso necessario”, spiega Miotti, alpinista, scrittore, che è stato a lungo guida alpina e di rifugi ne ha bazzicati tanti, “tuttavia ritengo che sia un peccato cercare di stravolgere la peculiarità di queste strutture che non a caso si chiamano rifugio e non albergo”. E’ un peccato, Miotti, che la vita lassù sia oggi meno spartana? “Io credo che si dovrebbe sottolineare la differenza con le strutture di valle anche come motivo di attrazione. Bisognerebbe forse valorizzare anche la grande storia che molti rifugi hanno avuto, non solo ed esclusivamente legata alle vicende dell’alpinismo. Bisognerebbe rendere preziosa e per certi versi un po’ esclusiva l’esperienza spartana della vita lassù. No all’omologazione e no ad eccessive concessioni a lussi da albergo. Con la misura che spero mi si riconosca. Portare i bambini a vivere l’esperienza in rifugio facendo loro trascorrere qualche notte, facendo loro conoscere la suggestione del silenzio e della grandiosità della natura sarebbe una mission che potrebbe anche incrementare il lavoro dei gestori. Purtroppo viviamo in una nazione dove vige una burocrazia nata più da rapporti di clientela che da una Scuola di Stato che la renda più al servizio della gente e quindi meno becera e ottusa. Tutto ciò detto senza fare di ogni erba un fascio. In funzione di quanto sopra è sempre difficile realizzare e gestire esperienze giovanili. Però il CAI può fare e fa già moltissimo. Mi rivolgerei più a una platea di giovanissimi perché gli adolescenti sono già più formati e forse un po’ meno ricettivi non foss’altro per lo spirito ribelle che monta in quell’età. Le esperienze che hanno formato la mia passione per la montagna derivano tutte dal periodo infantile”.

Fino a che punto è giusto che i rifugi offrano menu stellati? 

“Anche il menù stellato inteso in senso letterale mi pare un po’ troppo”, prosegue Miotti. “Sta di fatto che molti rifugi sono oggi più famosi per le doti culinarie del gestore (o dei gestori) che per il loro ‘lineage’ alpinistico. Ciò è comprensibilissimo per le strutture più facilmente accessibili: la passeggiata crea l’alibi per l’abbuffata. Comunque una buona qualità della cucina è sempre gradita anche alle quote più elevate, magari meglio se ‘inumidita’ da un buon vino (del resto tale bevanda era sempre fra le scorte dei pionieri ottocenteschi). Sulla cucina sarei propenso a una sua eccellenza nella spartanità, limitando magari il numero delle possibilità offerte. Certo oggi ci sono in giro ‘n sacco di vegani e vegetariani e, poveretti, anche di celiaci. Tutta roba che forse c’era anche ‘na volta ma che passava per escludente stranezza. Boh!”

Qualche riserva sull’architettura di design?

“Non ho nulla da eccepire se è al servizio dell’efficienza termica e strutturale, anzi un bivacco come il Gervasutti mi piace assai. L’importante è che in primo luogo si pensi alla funzionalità e alla durata nel tempo e poi all’estetica”.

“L’importante è che in primo luogo si pensi alla funzionalità e alla durata nel tempo e poi all’estetica”, spiega Miotti. Qui il bivacco Gervasutti del Cai Torino, modulare ed ecosostenibile, al ghiacciaio del Freboudze in Valle d’Aosta.

L’Austria e le Dolomiti fanno scuola nell’accoglienza in quota. Quali insegnamenti si possono trarre?

“L’Austria possiede sicuramente i più accoglienti rifugi delle Alpi e le Dolomiti la rincorrono. C’è da dire che molti di questi rifugi sono facilmente accessibili e quindi anche facilmente gestibili e ‘aggiornabili’. A metà strada metterei la Svizzera, poi l’Italia e la Slovenia. Per ultima la Francia. Io guarderei alle eccellenze come esempi da cui prendere il meglio, ma, ripeto, senza sacrificare l’atmosfera e la storia che si respirano in certe nostre strutture alpine”.

Il web ha contribuito a divulgare un nuovo approccio alle strutture in quota?

“Sicuramente il web ha contribuito assai, lo dico come ideatore del sito rifugi-bivacchi.com che è nato nel 2000 e oggi censisce quasi 3000 strutture fra Alpi e Appennini. Il mio sogno era fornire un servizio senza confini è perciò ho costruito il progetto con una logica geo-alpinistica che supera i confini nazionali, regionali o provinciali. Quest’anno stiamo cambiando pelle rendendo il tutto responsive e quindi fruibile anche da palmari e telefonini. Da quando abbiamo messo on line la prima versione, che sarà seguita a brevissimo da quella definitiva, siamo passati da circa 700mila accessi annui ad oltre un milione e ciò nonostante i lavori ci abbiano fatto regredire nel ranking dei motori di ricerca. Sebbene io non abbia mai pagato per avere posizioni di favore nei motori di ricerca il servizio è seguitissimo: secondo me è il segno che l’impostazione che volli dare al sito già agli inizi resta inossidabile. Mi aspetto un boom con la versione definitiva. Il passo successivo, non solo per rifugi-bivacchi sarà dato dalla possibilità di prenotare on line ma, a mio parere, su questa strada siamo ancora un po’ indietro”.

Il convegno all’Università Statale

I lavori al convegno “I rifugi alpini del CAI: protagonisti a confronto” organizzato lunedì 11 dicembre 2017 dal Cai in occasione della rassegna “Cime a Milano” presso l’Aula Magna dell’Università Statale sono coordinati da Antonio Montani (Vicepresidente generale CAI con delega ai rifugi). Intervengono: Giacomo Benedetti (Presidente Commissione Centrale Rifugi e Opere Alpine del CAI), Massimo Minotti (Presidente CAI Milano), Luca Gibello (Architetto Associazione Cantieri d’alta quota), Massimo Maravella (Presidente Associazione Gestori Rifugi Alpini e posti tappa del Piemonte), Popi Miotti (ex Guida Alpina, rifugista, esperto di rifugi), Emanuela Zilio (Unimont – Università degli Studi di Milano) e Daniela Toloni (Rifugista e laureata UNIMONT). Partecipano al dibattito: Vincenzo Torti (Presidente generale del CAI), Lorella Franceschini (Vicepresidente generale CAI), Anna Giorgi (DISAA – UNIMONT-Università degli Studi di Milano), Marcello Borrone (Coordinatore Gruppo di lavoro rifugi CAI Centro-Sud-Isole), Riccardo Giacomelli (Responsabile Commissione Rifugi e Bivacchi della Società degli Alpinisti Tridentini), Fabrizio Pina (Presidente Collegio Guide Lombardia), Paolo Villa (CAI Vimercate), Mauro Varotto (Gruppo Terre Alte CAI), Martino Brambilla (Presidente Commissione CAI Alpinismo Giovanile Lombardia e Accompagnatore Nazionale di Alpinismo Giovanile Sez. Calco) e Carlo Soldera (CAI Venaria Reale).

 

2 thoughts on “Lusso e design ad alta quota. Summit di esperti a Milano

  • 10/12/2017 at 10:00
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    Giusto! Lo pensava anche Vitruvio.

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  • 09/12/2017 at 12:25
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    “L’importante è che in primo luogo si pensi alla funzionalità e alla durata nel tempo e poi all’estetica”, spiega Miotti.

    Io sono dell’opinione che bisogna pensare nello stesso tempo alla funzionalità, alla durata, all’estetica e all’impatto ambientale.
    Questo vale per ogni tipo di costruzione, in qualsiasi luogo.

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