Quando le vette si tingono di nero

Dopo che la bandiera della Repubblica di Salò è sventolata, l’estate scorsa, su una vetta delle Apuane per iniziativa di un nostalgico dei tempi andati, un’altra cima, questa volta in Kenya, è stata usata da un gruppo di italiani per celebrare un’impresa del 1943 ascrivendola nell’epopea nazionalfascista. Ecco come l’episodio viene riportato alle sue reali dimensioni da Carlo Alberto Pinelli, accademico del Cai e fondatore di Mountain Wilderness, in una lettera a La Repubblica che, come altri organi di stampa, ha riportato la notizia.

Un maldestro tentativo di appropriazione politica

La notizia riportata da Repubblica dell’ascensione alla Punta Lenana nel gruppo del Monte Kenya da parte di una banda di para-fascisti e razzisti appartenenti a una non meglio definita associazione “I Lupi delle Vette” desta una profonda indignazione. L’impresa – oggi tutt’altro che eccezionale – è stata realizzata per celebrare indebitamente la “fuga sul Kenya” compiuta nel ’43 da tre civili italiani evasi da un campo di prigionia inglese, per puro amore della montagna e desiderio di una parentesi di libertà. Indignazione: non perché ai fascisti sia vietato praticare l’alpinismo. Ma perché quel maldestro tentativo di appropriazione politica di una delle più limpide avventure della storia dell’alpinismo equivale a una autentica profanazione. Chiunque abbia letto il libro “Fuga sul Kenya” di Felice Benuzzi, l’uomo che ideò e portò al successo quella breve ma memorabile avventura, sa che l’impresa non aveva il minimo intendimento politico e tanto meno nascondeva un inno al fascismo. Benuzzi, funzionario del Ministero per l’Africa Orientale, dopo l’8 settembre 43 aderì al governo di Badoglio e, rientrato in Italia, intraprese una brillante carriera diplomatica, senza mai dimenticare la sua passione per la montagna. E’ stato con me, nel 1984, uno dei fondatori dell’associazione Mountain Wilderness e alla sua morte la moglie Stefania Marx divenne per molti anni la “madre spirituale” di questa coraggiosa associazione di alpinisti/ambientalisti. Malissimo ha fatto l’attuale ambasciatore italiano a Nairobi a farsi fotografare a fianco di gente simile.

Carlo Alberto Pinelli

Nella foto il Monte Kenya in un’immagine di Håkon Dahlmo.

 

4 thoughts on “Quando le vette si tingono di nero

  • 19/12/2017 at 10:39
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    Vorrei solo far presente che — se è vero che la fuga sul Kenya fu un anelito di libertà senza connotazioni ideologiche — è del tutto arbitrario dare delle patenti di antifascismo a Benuzzi sostenendo che ‘aderì al governo Badoglio’, cosa che non poteva materialmente fare essendo detenuto in un campo di prigionia inglese fino alla fine della guerra.

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  • 15/12/2017 at 10:30
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    Grazie Betto. Le tue precisazioni sono state più che opportune e rendono onore ai valori più alti dell’alpinismo e di persone come Felice e Stefania. Io ho conosciuto bene solo Stefania, posso sottolineare che sarebbe rimasta scioccata nel sapere che quella impresa veniva strumentalizzata politicamente, da fascisti poi. Certi personaggi che querelino pure. Hanno perfino paura della verità e di una riflessione come la tua, ricca di rispetto e nobile.

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  • 14/12/2017 at 16:33
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    Pare che non siano nemmeno saliti sulla vetta più alta del Mt Kenia, solo sulla punta Lenana che un montarozzo facile facile. Leggete Fuga sul Mt Kenia di Benuzzi, magari la versione da lui stesso scritta in inglese che è diversa da quella in italiano e Point Lenana di Wu Ming 1. I giornali non dovrebbero nemmeno dare spazio a queste notizie.
    Roberto

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  • 13/12/2017 at 16:51
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    Precisazione più che necessaria. Bravo Carlo Albero Pinelli. Ci manca solo che l’ideologia pseudo-politica nelle sue forme più deviate e becere (e di qualsiasi “colore” essa sia) si metta a salire sulle vette!

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