Tutti insieme (o quasi) per il Devero

Un amico della montagna, il giornalista triestino Paolo Rumiz, in un’intervista sul Messaggero Veneto ha a malincuore dichiarato di recente, in novembre, di essere “allibito dalla mancanza di impegno ambientale del Cai”. Non può essere questo il caso dell’attivissima Commissione per la Tutela dell’Ambiente Montano del Piemonte e della Valle d’Aosta, anche se stupisce che abbia rinunciato a far parte del Comitato per la Tutela del Devero nato per contrastare i progetti di nuove funivie e dei relativi impianti per l’innevamento artificiale in un’area dell’Ossola di grande valore ambientale e paesaggistico. Proprio così, non figura il Cai tra chi aderisce al neonato comitato presentato ufficialmente lunedì 27 novembre a Domodossola. Eppure va riconosciuto che la commissione stessa aveva in precedenza espresso in un documento, scaricabile dal portale del Cai, “la più profonda preoccupazione e disappunto per i delineati contenuti dell’ipotesi progettuale ‘Approfondimenti tecnici per l’Accordo territoriale – fattibilità del collegamento dei comprensori di S. Domenico e Devero, nella versione 1 settembre 2017 e le collegate tavole, presentata dalla Società San Domenico Ski a seguito della firma del Protocollo d’intesa con i Comuni di Baceno, Crodo, Varzo e Trasquera sottoscritto in data 24/3/2017 e pubblicamente illustrata a Crodo il 16 ottobre 2017″.

La presentazione a Domodossola del neonato Comitato Tutela Devero (foto da Facebook)

Intanto però l’incombente collegamento impiantistico su cui da almeno un paio d’anni si formulano allarmate ipotesi sui blog “laici” (e quindi estranei alle strategie spesso imperscrutabili del Cai) viene giudicato in palese contrasto con provvedimenti che la Regione Piemonte ha adottato, nel rispetto delle regole dell’Unione Europea e della Direttiva Habitat e Uccelli, quali le misure di conservazione dei siti della rete Natura 2000 comunitaria. Risulta difficile accettare, anche per un iscritto al Cai di antico pelo, che non ci si possa battere, tutti insieme appassionatamente, contro i guasti che incombono in un’area in cui insiste una ZPS (Zona di Protezione Speciale della Direttiva Uccelli), all’interno della quale le norme non prevedono ampliamenti di impianti ma solo il loro adeguamento tecnico, anche con la riduzione numerica degli stessi. Va ricordato che il già citato Rumiz, al Convegno nazionale di Predazzo all’inizio del millennio, aveva assegnato proprio al Cai il ruolo di fondamentale sentinella del territorio alpino, e questa lusinga non solo aveva fatto bene sperare, ma aveva creato una luminosa aureola attorno alla precoce calvizie del giornalista triestino.

L’albergo Cervandone al Devero dato misteriosamente alle fiamme e, nella foto sopra il titolo, una baita della deliziosa Crampiolo con il Cervandone che svetta sullo sfondo (ph. Serafin/MountCity)

D’accordo, ripensamenti sono sempre possibili una volta superate le pastoie burocratiche in cui talvolta ci si dibatte all’interno di un organismo tendenzialmente mummificato come il Cai. La preoccupazione e l’educato disappunto di una commissione possono pur sempre trasformarsi in rabbia davanti all’ineluttabile: per esempio i piloni di una funivia a pochi metri dalla vetta del monte Cazzola, meta prediletta (a piedi) di tanti frequentatori del Devero o di coloro che sono in grado di permetterselo, con vista sulla meravigliosa area protetta, una delle più belle delle Alpi. E non fa rabbia forse l’idea che di lassù fiumane di sciatori dotati di skipass domani possano liberamente dilagare nella sottostante, meravigliosa e superprotetta Val Buscagna? Per fortuna la citata piattaforma programmatica del Comitato pro Devero presentata il 27 novembre a Domodossola (con le firme, precisiamo, di tre albergatori e di esponenti – tutt’altro che brutti, sporchi e cattivi  – di Mountain Wilderness, Italia Nostra, Salviamo il Paesaggio Valdossola, Legambiente VCO, Pro Natura Piemonte) è aperta a nuovi firmatari e a nuove proposte di integrazione. Del resto, c’è chi ricorda che fu proprio il Club Alpino Italiano in un remoto passato a prendersi a cuore la grande bellezza di questo lembo di Alpi Lepontine. Per esempio, quando negli anni Venti la cascata del Toce, il più bel salto d’acqua d’Europa, venne ridotto a un rigagnolo dall’industria idroelettrica (lo è tutt’ora, salvo i giorni di apertura per la soddisfazione dei turisti) e a difenderla si schierò Giorgio Spezia, presidente del Cai e geologo di fama internazionale, che pubblicò a sue spese un opuscolo “Pro cascata del Toce”.

Erano gli stessi anni in cui Giovanni Leoni, presidente della Sezione Ossolana del Cai e cantore impareggiabile di queste valli con lo pseudonimo di Torototela (qualcuno ha mai letto le sue mirabili “rime ossolane”?), fondava con lungimiranza, e non senza farsi dei nemici tra i più ottusi valligiani, la Pro Devero, e componeva al pianoforte una mazurka per magnificare la bellezza del Cervandone che svetta su quest’area oggi protetta. Peccato che l’impegno ambientale del Cai, ignaro di cotali padri in questi tempi smemorati, sia stato di recente disatteso nell’Ossola in un’altra circostanza. Fu quando le sezioni di Formazza e Macugnaga si rifiutarono di votare con tutte le altre dell’Est Monterosa per l’appoggio alla manifestazione del 29 marzo 2015 contro l’eliski, violando, a quanto è stato da più parti rilevato, il Punto 4 del Bidecalogo. Qualcuno se n’è forse dimenticato? (Ser)

Scarica la piattaforma programmatica del Comitato Tutela Devero

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