Salvati i nottambuli dello sci

Si è concluso all’alba di domenica 17 dicembre 2017 l’intervento che dalla mezzanotte ha impegnato i tecnici della V Delegazione Orobica del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico. Due sci-alpinisti italiani hanno chiesto aiuto perché uno di loro era caduto nella zona del bivacco Valzellazzo – Cimon della Bagozza. Scivolato per un centinaio di metri, aveva dolore alla spalla e a una gamba. La Centrale ha attivato le squadre territoriali del CNSAS lombardo della Stazione di Schilpario, pronti a partire anche alcuni tecnici da Clusone, e la Rega – Guardia aerea svizzera di soccorso, intervenuta con due elicotteri abilitati per il volo notturno. Un mezzo ha recuperato l’infortunato e lo ha trasportato all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, l’altro, illeso, è stato portato al bivacco. Dell’intervento riferisce domenica 17 dicembre 2017 il sito online Bergamonews evidenziando la pericolosità di avventurarsi in montagna con il buio. “In montagna”, si legge, “il rischio è un fattore altamente soggettivo ma ci sono alcuni elementi che non vanno mai sottovalutati: uno di questi è il buio. Nelle ore notturne, persino nelle condizioni migliori di tempo e di terreno, i tempi d’intervento possono prolungarsi di parecchio e tutte le operazioni diventano più complesse. Se poi si aggiunge la presenza di ghiaccio in ambiente impervio, l’esposizione alle basse temperature che di notte scendono ancora di più e l’imperizia tecnica e comportamentale, basta davvero poco per rimetterci la vita. Non solo: i soccorritori stessi, per quanto preparati, equipaggiati e organizzati, vengono messi a repentaglio, perché il rischio zero non esiste”. La notizia viene cortesemente segnalata a mountcity da Luigi Zanetti con un breve commento che volentieri pubblichiamo.

Sterili esibizionismi

Quando ho iniziato a frequentare la montagna, fine anni settanta, non c’era questa, permettetemi il termine, moda/mania di salire le montagne di notte (a piedi, con le ciaspole, scialpinismo, ecc). Perché in montagna si deve fare di notte quello che già si fa di giorno? Perché disturbare un ambiente e i suoi abitanti che aspettano proprio la notte per muoversi, cacciare, cibarsi? Nel tempo di Facebook tuttavia è “normale” che uno esibisca la propria “impresa notturna”, e quindi si è forse perso un po’ il senso della sobrietà e del silenzio, contrapponendogli il “fare qualsiasi cosa ad ogni costo”. Siamo in piena era esibizionistica/edonistica. Non voglio fare del moralismo ma del sano realismo si. L’utilizzo di uomini e mezzi non potrebbe avere altri scopi? L’elicottero utilizzato per il recupero dei due alpinisti non potrebbe essere usato per salvare qualche infartuato o qualcuno che ha subito un incidente in macchina o altro? Spero vivamente che i soccorritori svizzeri rilascino almeno una bella parcella.

Luigi Zanetti

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