Un algoritmo per il circo bianco

Negli anni 70 una guardia forestale fu protagonista di un’interessante esperienza: con un animale selvatico abbattuto sulle spalle, rimase in superficie dopo essere stato travolto da alcuni lastroni di neve. Questo ampliamento del volume corporeo venne quindi testato utilizzando grosse taniche e palloni: nacque l’airbag da valanga sempre più diffuso tra chi scia fuoripista. E’ passato quasi mezzo secolo da quella casuale scoperta e oggi l’airbag viene adottato anche dagli uomini jet della discesa libera e del super G grazie alla tecnologia italiana. Merito di un’azienda veneta che ha introdotto il dispositivo nel motociclismo adattandolo poi per lo sci competitivo. Nel 2016 questo airbag salvò l’austriaco Hannes Reichelt vittima di una terribile caduta sulla Streif di Kitzbuhel. Non è ancora obbligatorio, informa Il Sole 24 Ore di domenica 17 dicembre 2017 nella rubrica “Sport&Business”, ma sono già una trentina i velocisti che lo indossano. A quanto si apprende, il dispositivo integrato nel paraschiena utilizza tre giroscopi, tre accelerometri e un gps, strumenti che raccolgono i dati poi elaborati da un algoritmo di attivazione. Il software riconosce i movimenti standard dello sciatore e li monitora lungo la discesa. Se si registra un impatto con la neve, viene azionata l’apertura dei cuscinetti. Atterraggio morbido assicurato? Più o meno. Il sospetto è che grazie all’algoritmo, gli uomini jet siano disposti a rischiare di più  facendo impennare con i loro funambolismi le visualizzazioni sul web e in Tv e, di conseguenza, i proventi di diritti Tv e sponsor peraltro in crescita secondo “Sport&Business”. E che il circo bianco si nutra avidamente di adrenalina per aumentare il proprio giro d’affari è una verità difficilmente contestabile alla luce delle statistiche: nel 2015 la caduta di un drone durante la discesa di Marcel Hirscher a Madonna di Campiglio fruttò la bellezza di 444 milioni di visualizzazioni! (Ser)

Nella foto Aksel Lund Svindal in una fase della discesa libera a Vancouver 2010.

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