Robi entra nella leggenda

Roberto detto Robi Chiappa, socio emerito del Cnsas (ph. Serafin/MountCity). In alto sopra il titolo un’esercitazione (Cnsas Pagina Facebook, ph. Yuri Baruffaldi)

Una colonna portante del Soccorso alpino è stato per 51 anni Roberto Chiappa, accademico del Cai, che in questo dicembre 2017 ha ricevuto l’attestato di socio emerito del Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico ed è stato festeggiato dai colleghi volontari della XIX Delegazione Lariana. La vita di Robi è legata a doppio filo a quella del Cnsas nelle cui file è entrato nel 1970 assieme al fratello Daniele, altro benemerito del Soccorso alpino scomparso per una malattia nel 2008 a soli 56 anni. Nello sfogliare il libro dei ricordi, Roberto ha ricordato a Lecco un intervento sulla cresta Segantini in Grigna. “Andammo a prendere un ragazzo ferito, era inverno, quando tornammo rischiammo per ben due volte di essere travolti da una valanga”, ha raccontato. Quell’intervento viene mirabilmente descritto da Daniele nel libro “Nell’ombra della luna” pubblicato nel 2007 dall’editore Stefanoni. Tutto avvenne tumultuosamente in piena notte notte nell’imperversare della bufera. Miracolo. La barella trascinata dalla slavina si appoggiò su un blocco e rimase in equilibrio “come il cesto di Mosé bambino sulle acque del Nilo”. Il ferito sembrò che non si fosse nemmeno accorto del dramma scoppiato da quelle parti e dormiva imperterrito “nel suo caldo bozzolo”. O forse fingeva soltanto di dormire mentre i soccorritori, per tenere su il morale, gli lanciavano in dialetto scherzosi improperi…

Robi al centro con Sergio Longoni e, a destra, Marco Anghileri che fu vittima di un mortale incidente sul Monte Bianco.

In mezzo secolo di attività, quante ne ha viste Robi alle prese con barelle portantine, ganci baricentrici di elicotteri, complicate manovre in parete anche in piena notte e sotto l’imperversare di burrasche estreme! “Al momento del bisogno si faceva la conta dei presenti e si andava”, ha ricordato. “Chi c’è alla calata?”, ci si chiedeva. “I Chiappa!”. “Alura l’è tot a post” (allora è tutto a posto). Per fortuna la cordata dei Chiappa è ancora attiva su altri fronti. “Da quando è scomparso mio fratello Daniele ho preso il suo posto”, ha raccontato Roberto, “come vice presidente di un’associazione che aiuta i bambini tibetani orfani”. Insomma i fratelli Chiappa sono sempre in prima fila quando c’è da portare aiuto e ora si può tranquillamente affermare che anche Robi sia entrato con Daniele nella leggenda del soccorso alpino. (Ser)

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