Gli ottomila “ufficiali” e quelli in attesa di promozione

Ma, insomma, quanti sono gli 8000? L’alpinista torinese Luciano Ratto, presidente onorario del Club 4000, ritiene di avere elementi sufficienti per stabilire che i giganti dell’Himalaya sono ben più dei quattordici “ufficiali”. L’argomento da tempo divide cartografi e alpinisti. Nel 2011 con Roberto Aruga e Roberto Mantovani, Ratto lanciò il Progetto 8000 mirato a definire in modo obiettivo una lista di vette di 8000 metri valutate secondo obiettivi criteri. Le conclusioni di tale progetto si concretizzarono in una lista di 22 ottomila, in sostituzione della “tradizionale” di 14 tuttora in vigore, lista che fu proposta all’UIAA (Unione Internazionale delle Associazioni Alpinistiche”. Ora, a distanza di sei anni, non avendo ricevuto alcuna risposta da parte di questa prestigiosa istituzione, Ratto ha deciso di ripresentare all’attenzione del mondo alpinistico il dossier che riassume le conclusioni motivate del Progetto 8000: un documento che qui è possibile scaricare. Chi intende saperne di più oppure offrire la propria testimonianza può rivolgersi direttamente all’autore al seguente indirizzo: lucianoratto@alice.it 

Luciano Ratto

Himalaya, l’avventura continua

  • 1950: viene salito il primo 8000 della storia dell’alpinismo, l’Annapurna (8075 m); 1964: viene salito il quattordicesimo, il Shisha Pangma (8046 m); nell’arco temporale di 14 anni, altri 12 ottomila, che tutti più o meno conosciamo a memoria, vengono “saliti” (di proposito non uso l’espressione “conquistati”, così diffusa nel lessico alpinistico, perché ritengo che in montagna si salga e si scenda, semplicemente e disinteressatamente, senza mai “conquistare” nulla).
  • Dal 1964 si scatena la corsa alla collezione di tutti questi 14 ottomila, corsa vinta come sappiamo da Reinhold Messner nel 1986 ma che continua tuttora perché non vi è big dell’alpinismo mondiale che non ambisca ad arricchire il proprio palmarès con questa straordinaria serie di vette.
  • A questo punto, sorge spontanea seppur tardiva una serie di interrogativi, forse non solo da parte mia: chi, quando, dove, come e perché (vale a dire, secondo quali criteri) ha deciso di prendere in considerazione e ha stabilito che gli ottomila degni di entrare nell’Olimpo delle vette più alte del mondo sono questi 14 e non – che so io – 10 o 20 o 30?
  • Che questa rosa di 14 ottomila (9 nell’Himàlaya, e 5 nel Karakorùm) sia troppo riduttivo, considerate le centinaia di chilometri di estensione di queste due catene, altri prima di me l’avevano sospettato da tempo, e difatti, seppur senza grande insistenza, ogni tanto vengono segnalate (ricordo le comunicazioni di cinesi, spagnole ecc.) altre vette da aggiungere all’elenco. Tutto ciò è però avvenuto sempre senza nessuna veste ufficiale e un po’ in sordina. Già il grande Marcel Kurz, in passato, aveva menzionato il Broad Peak Centrale, sul nodo orografico del Baltoro, che raggiunge 8016 m e che, in effetti, è una cima nettamente staccata dal Broad Peak (8047 m). Ma se ne potrebbero citare altre.
  • Ho interpellato al riguardo amici esperti in materia e ho consultato le storie dell’alpinismo extraeuropeo di cui sono a conoscenza, ma i miei interrogativi sono rimasti tali, e anzi sono aumentati: è mai possibile che nessuno li abbia mai censiti gli ottomila dell’Himàlaya e del Karakorùm? Per non parlare poi dei 7000 e dei 6000?
  • E’ veramente strano che di questa questione si parli e si scriva così poco. Eppure non mi pare che sia un problema di poco conto. Io sarò particolarmente distratto e/o disinformato ma non ricordo di aver mai letto nulla al riguardo.
  • Fino al 1993 gli alpinisti che frequentavano le alte quote alpine non sapevano quali e quanti fossero i 4000 “ufficiali”delle Alpi, finché tre commissioni istituite sotto l’egida dell’UIAA (Unione Internazionale delle Associazioni Alpinistiche) nei tre Paesi interessati, Francia, Svizzera e Italia (quella italiana era guidata dal compianto Gino Buscaini), dopo aver lavorato separatamente per censire tutte le vette superiori ai 4000 metri, si ritrovarono il 14 maggio 1993 a Martigny, e – in base a criteri di valutazione stabiliti – concordarono un elenco ufficiale di 82 vette tra le 128 censite, elenco certificato dall’UIAA (vedasi al riguardo il “Bollettino UIAA” n°145 del marzo 1994, la “Rivista del CAI”, novembre-dicembre 1993 , il sito internet www.club4000.it).
  • Finalmente perciò sappiamo tutto sui 4000, ma sappiamo invece poco sugli 8000, per non parlare dei 7000 e dei 6000: quanti sono questi ultimi? Frison-Roche nella sua “Storia dell’Alpinismo”(1986) stima che i 7000 siano “alcune centinaia” in gran parte ancora inesplorati. Quando mai qualche ente internazionale, o qualche studioso qualificato, farà un censimento completo di queste vette, e proporrà – come si è fatto per i 4000 delle Alpi – dei criteri obiettivi per stabilire un elenco di riferimento definitivo?
  • E poi qualche bello spirito ogni tanto scrive della “fine dell’alpinismo”: forse si è chiuso qualche capitolo, ma la storia degli ottomila, dei settemila, dei seimila è solo agli inizi.

Luciano Ratto

Nel gruppo del Kanghenjunga sono state individuate tre cime da considerare come montagne singole. Nella foto sopra il titolo Silvio Mondinelli, gran collezionista degli “attuali” ottomila: tutti da lui scalati senza bombole di ossigeno.

Anche il Cisdae provò a rifare i conti

Mettere a punto dei criteri oggettivi per la scelta degli eventuali nuovi Ottomila: questo si propone il progetto di Luciano Ratto, Roberto Aruga e Roberto Mantovani. Ci si è avvalsi, secondo i curatori, del concetto di Prominenza (Prominence), ormai ampiamente accettato sui siti specializzati, e sul criterio della frequentazione e dell’interesse alpinistico. Secondo questo studio, ai tradizionali 14 si dovrebbero aggiungere 8 nuovi ottomila per un totale di 22 al posto dei 14 tradizionali. Che le montagne superiori agli 8000 metri siano 14 venne stabilito intorno agli anni trenta del Novecento, soprattutto per opera del celebre alpinista ed esploratore tedesco Günther Dyhrenfurth, che proprio in quel decennio guidò due spedizioni sulle montagne dell’Himalaya. Da allora molte cose sono avvenute, sia nello studio ed esplorazione delle montagne, sia per quanto riguarda la disponibilità di nuovi mezzi tecnologici che hanno prodotto una mole enorme di dati e immagini. In particolare, per quanto riguarda le conquiste dell’alpinismo, la salita di alcuni satelliti del Kangchenjunga superiori agli 8000 metri per vie anche di notevole impegno negli ultimi decenni del Novecento, la difficile salita dei russi nel 1997 a una vetta individuata presso il Lhotse (il Central Peak I), la presenza di una vetta indipendente vicina al Broad Peak, hanno fatto sì che tra i salitori di ottomila iniziasse a insinuarsi qualche dubbio sulla affidabilità e validità di quel numero, il 14. L’argomento continua ad apparire controverso, ma oggi sono in molti a ritenere che sarebbe opportuno rivedere tutta la questione ed eventualmente proporre una nuova valutazione. Una ricerca in proposito è stata effettuata negli anni Novanta dal Cisdae (Centro Studio e Documentazione Aree Extraeuropee). Ne proponiamo qui di seguito i risultati.

  • Gruppo del Kangchenjunga

Yalung Kang (8505m) da considerare come montagna singola.

Kangchenjunga Centrale (8482m) da considerare come montagna singola.

Kangchenjunga Sud (8476m) da considerare come montagna singola.

  • Gruppo del Lhotse

Lhotse Middle (8430m) da considerare come montagna singola.

Lhotse Shar (8400m) da considerare come montagna singola.

  • Gruppo dell’Annapurna

Annapurna Centrale (8051m) da considerare come montagna singola.

Annapurna Est (8010m) da considerare come montagna singola.

  • Gruppo del Broad Peak

Broad Peak Centrale (8011m) da considerare come montagna singola.

  • Gruppo dello Shisha Pangma

Shisha Pangma Centrale (8008m) da non considerare come montagna singola.

  • Gruppo del Makalu

Makalu Sud Est (8010m) da non considerare come montagna singola.

  • Gruppo del Nanga Parbat

Nanga Parbat Sud (8042m) da non considerare come montagna

singola.

 

 

Commenta la notizia.