Da Biella al Cervino sulle orme di Quintino

Giovedì 18 gennaio 2018, alle ore 18, presso l’Auditorium dell’Università Aziendale di Banca Sella, si tiene l’incontro “Da Biella al Cervino sulle orme di Quintino Sella: gli italiani e la nascita dell’alpinismo”. Partecipano Sergio Chiamparino presidente della Regione Piemonte, Maurizio Sella presidente di Banca Sella,  Pietro Crivellaro autore del libro “La battaglia del Cervino”, don Paolo Papone parroco di Valtournenche e guida alpina. L’incontro è condotto da Enrico Martinet de La Stampa. Durante la serata vengono proiettate fotografie di Vittorio Sella e spezzoni tratti dal film “La grande conquista” di Luis Trenker. Fra tanti exploit letterari legati al Cervino nel centocinquantennale della conquista il più ammirevole è stato sicuramente questo di Crivellaro, accademico del Cai, scrittore e storico di valore. Crivellaro affronta una nuova scalata cartacea alla Gran Becca nel suo libro appassionante e documentatissimo: “La battaglia del Cervino” (Laterza, 212 pagine, 18 euro). Le sue sono pagine di storia viva e palpitante, un racconto a più voci minuto per minuto in cui Crivellaro non arrischia giudizi, proponendosi in veste di storico il massimo dell’equilibrio pur prestandosi la storia a varie interpretazioni, pur essendo intessute di polemiche senza fine. Del resto, di rischi in parete se n’è presi parecchi in vita sua Crivellaro affrontando l’americana al Dru nel gruppo del Bianco e la Via dei Fachiri sulle Dolomiti. E qui è meglio procedere con cautela. Raccontare le storia del Cervino è come scoperchiare un vaso pieno di serpi. “La storia della conquista del Cervino è più complessa dell’epico romanzo di avventure solitamente tramandato”, ama ripetere Crivellaro. “C’è anche un lato oscuro della conquista e riguarda l’ardua ascensione italiana compiuta tre giorni dopo la vittoriosa scalata di Edward Wyhimper costata quattro morti, il 14 luglio 1865, dalla parte svizzera. Fu la clamorosa catastrofe a concentrare gli occhi di tutti sul versante di Zermatt, con le infuocate polemiche sulle follie dell’alpinismo nascente divulgate dal Times, dalle gazzette di mezza Europa e dalle stampe di Gustave Doré”. Oggi, sostiene Crivellaro, è arrivato il momento di illuminare anche il lato oscuro del Cervino, cioè quello italiano.

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In realtà lo scrittore torinese decise nel 2015 di ritessere sapientemente questa storia insieme con Lodovico Sella, pronipote di Quintino, anche in un saggio intitolato “Quintino Sella e la battaglia del Cervino” pubblicato nel volume “Gli archivi e la montagna” a cura di Francesco M. Cardarelli e Maurizio Gentilini (Consiglio Nazionale delle Ricerche, Roma, 740 pagine, 37 euro). Per farlo, Crivellaro ha rimesso le mani con l’aiuto dell’amico Lodovico nell’archivio dello statista Quintino Sella ricostruendo un appassionante carteggio di una cinquantina di lettere, per metà inedite. “I documenti dimostrano”, spiega Crivellaro, “che il progetto del Cervino appartiene a un unico piano patriottico per replicare all’invadenza degli inglesi dell’Alpine Club, inaugurato dalla ‘riconquista’ italiana del Monviso capitanata da Sella nell’estate 1863 e consolidato il 23 ottobre di quell’anno dalla fondazione del Club Alpino Italiano al Castello del Valentino”. “Rimane il fatto”, spiega ancora Crivellaro, “che il 150° dello scorso anno, a dispetto di una nuova ondata di libri incluso quello del sommo Messner, non ha affatto chiarito i molti problemi rimasti aperti della romanzesca vicenda. Così mi sono accinto a raccontarne l’intera storia con una narrazione che utilizza disparati documenti poco noti o recentemente riscoperti nell’archivio di Quintino Sella. Credo di avere fornito molti chiarimenti sul vero ruolo del Bersagliere Carrel e di avere rivalutato molti altri personaggi di contorno come il canonico Carrel, l’abbé Gorret, Jean Joseph Maquignaz e riscoperto tutto il retroscena che collega la vicenda del Cervino alla storia delle origini del Club alpino e alla storia dell’Italia unita”.

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