Una “nobile” ascensione al Rocciamelone

Nel Medioevo era considerata la più alta cima delle Alpi. Il Rocciamelone (3538 m) che domina la valle di Susa con un balzo che supera i tremila metri, era ben visibile per la sua caratteristica forma conica dalla frequentatissima Via Francigena che portava oltralpe attraverso il Moncenisio. Era quindi ben presente nell’immaginario dei viandanti che sceglievano questo valico fra Italia e Francia. Questa vetta viene ricordata in particolare da un viaggiatore, il cavaliere dell’ordine di Gerusalemme e signore di Villamont, che nell’agosto del 1588 si trovò a passare il colle del Moncenisio diretto a Roma. Arrivato a Novalesa scortato da una guida, dietro consiglio degli abitanti, decise di salire alla piccola cappella posta sulla sommità del Rocciamelone affrontando così la sua prima ascensione alpina su una montagna che allora si considerava alta più di quattro grosse leghe (12000 metri?).

Nella foto in alto il Rocciamelone dalla valle di Susa e, qui sopra, la cappella e la statua della Madonna sulla vetta.

A metà salita, dopo essere passato da baite e praterie in cui il bestiame pascolava liberamente, lo scalatore decise di fermarsi stremato dalla fatica in una capanna dove facevano il formaggio, mangiò, bevve e si addormentò sul duro pavimento nella stanza illuminata dal fuoco di legna di pino. Il giorno successivo iniziò male perché la salita si fece più dura. Solo la curiosità di vedere le cose raccontate la notte precedente dal pastore, che si era reso disponibile ad accompagnarlo, lo convinsero a continuare. Fu così che vide le pernici, fagiani e camosci. Giunto alla quota di tre leghe si trovò nella necessità di attaccare alle mani ed ai piedi delle “graffes” di ferro per salire e superare la paura di cadere in pericolosi precipizi. Anche il freddo si faceva pungente ed insopportabile e le forze cominciarono a mancare. Il nobile cavaliere racconta di aver vissuto un’esperienza spaventosa e pericolosa, di precipizi profondi, della necessità di scalare con mani e piedi facendo affidamento solo alle graffe di ferro. Ma ormai la cappella era vicina e, dopo una preghiera, trovò il tempo di soffermarsi a guardare più in basso il lago ghiacciato, il paese dei Grigioni (probabilmente chiama così la catena alpina a nord verso la Svizzera), la Savoia e il Delfinato con le montagne ancora imbiancate sebbene sembrassero molto più basse del Rocciamelone. Infine guardò il Piemonte e la Lombardia e, preso dalla gioia e dal desiderio di riprendere il viaggio per vederle finalmente da vicino, iniziò la discesa a valle.

Interessante è questo documento da cui risulta che la cappella era già esistente e meta di qualche forma di pellegrinaggio locale alla fine del 1500 pur presentando, la salita, qualche difficoltà alpinistica. Qualche pillola di storia tratta dal sito Wikipedia: fino dall’antichità vi furono diversi tentativi di salita alla vetta, compreso uno da parte dei monaci dell’abbazia di Novalesa che però vennero respinti da vento e grandine. La prima salita documentata risale al 1º settembre 1358, probabilmente un primato nell’arco alpino. Il crociato astese Bonifacio Rotario, di ritorno dalla Terrasanta, assistito da alcuni portatori raggiunse la vetta portando con sé come ex voto un pregevole trittico in bronzo inciso con il bulino fatto realizzare a Bruges e dedicato alla Madonna. Collocò l’opera in una grotta scavata nella roccia sulla cima della montagna. Questo storico evento alimentò per secoli una importante devozione popolare verso questo luogo dove, in seguito, venne costruita una piccola cappella. Oggi la vetta è molto frequentata da escursionisti soprattutto durante il periodo estivo e da pellegrini che si radunano numerosi il 5 agosto in occasione delle festa della Madonna della Neve.

Dario Monti

www.viestoriche.net

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